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Bufera Briatore e la pizza (non) napoletana: è un prodotto mondiale e gli altri la fanno meglio. La pizza a 4 euro? Che ci mettono dentro?

“Questi signori che vendono una pizza a 4-5 euro, cosa mettono in queste pizze?”. La domanda di Flavio Briatore rimbalza sui social e alimenta il dibattito. Il manager – ripreso da Adnkronos – torna sul tema del costo della pizza dopo le polemiche – forse alimentate appositamente in vista dell’apertura del suo nuovo locale a Napoli – per i prezzi previsti nei locali della sua catena Crazy Pizza. “Noi siamo partiti da un ragionamento molto semplice, dobbiamo mettere i migliori ingredienti possibili”, dice Briatore in un video su Instagram.

“I miei amici pizzaioli che dicono che la nostra pizza è troppo sottile ti danno una mattonata di pizza con un laghetto di pomodoro al centro. Questi signori che vendono una pizza a 4-5 euro, cosa mettono in queste pizze? Come tutti devi pagare i fornitori, l’Iva sui fornitori, c’è lo scontrino al cliente, devi pagare gli stipendi, gli affitti, le tasse… O vendi 50mila pizze al giorno o c’è qualcosa che mi sfugge…”, aggiunge.

“Noi vogliamo la qualità”, ribadisce. “La cosa che mi dà fastidio è che in Italia, quando hai successo, trovi sempre questa rabbia. L’Italia è un paese rancoroso, pieno di invidiosi”, conclude.

«Non è vero che la pizza è napoletana, la si mangia in tutto il mondo. E anche se è stata inventata a Napoli, gli altri l’hanno migliorata con gusti diversi: uno può inventare una roba e gli altri la possono modificare e farla meglio». Flavio Briatore, ha inoltre dichiarata in un’intervista rilasciata ieri a La Zanzara su Radio 24,replicando alla folla che ieri, al grido «la pizza al popolo» si è radunata a Napoli per manifestare contro di lui.

Ma Briatore non si ferma: “Si stanno facendo pubblicità”. “La pizza napoletana non mi piace, ha troppo contorno e lievito, a Salerno la fanno diversa, più sottile. Ormai la pizza è un prodotto mondiale, con Napoli non ha nulla a che fare”. Infine, colpo di scena (preventivato più o meno da tutti) con l’annuncio da parte dell’imprenditore cuneese di aprire un nuovo Crazy Pizza anche nel capoluogo partenopeo: “Cerco di trovare una location, appena la trovo aprirò un Crazy Pizza a Napoli, città che amo”. “Nessuno può fare profitto con la pizza a 4 euro, grazie a me aumenteranno i loro prezzi”.

Associazione Verace Pizza Napoletana: Brand della pizza? Esiste già da 38 anni.

In merito alle dichiarazioni del celebre manager italiano nel corso della puntata del 23 giugno della trasmissione Porta a Porta, interviene così Antonio Pace, presidente di AVPN – Associazione Verace Pizza Napoletana: “Interessante la proposta di Briatore di creare un brand internazionale della pizza, ma facciamo notare che la nostra associazione è impegnata nella tutela e nella rappresentanza della pizza nel mondo già dal 1984, con tanto di rigoroso disciplinare. Sono centinaia le pizzerie sparse in tutti i continenti a portare orgogliosamente il marchio AVPN, a garanzia della qualità dei loro prodotti. Proprio per questo – prosegue Pace – vogliamo invitare Flavio Briatore alle Olimpiadi della Vera Pizza Napoletana, e in particolare al disvelamento dell’Opera Celebrativa della Vera Pizza Napoletana e dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano, patrimonio immateriale dell’Umanità, lunedì 4 luglio. Lo aspettiamo per un confronto pacato e amichevole, e garantiamo che troverà senz’altro delle pizze straordinarie che i nostri maestri riescono a proporre a prezzi accessibili a tutti, senza intaccare la qualità delle materie prime e la cura dei dettagli. Se poi vuole portare uno dei suoi pizzaioli per una bella sfida a base di buone pizze, noi non abbiamo alcun pregiudizio e siamo certi che ci divertiremo”.

Durante la trasmissione condotta da Bruno Vespa, il patron di Crazy Pizza si era espresso così in merito alla creazione di un’associazione in grado di rappresentare e valorizzare la pizza italiana come un vero e proprio marchio: “[In Italia] non siamo riusciti a creare una catena di pizzerie nel mondo, – sostiene Briatore – un brand internazionale della pizza italiana. Bisogna cercare di capire come creare un marchio riconoscibile in tutto il mondo, che garantisca la qualità della pizza italiana all’estero.”

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