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Cos’è il Foodporn? Serve a una pasticceria o gelateria per conquistare i social?

Per avere uno dei waffle o cupcake erotici di Mr. Dick, a Milano, c’è chi è disposto a fare due ore di fila. In Brasile, Burger King ha pubblicizzato i suoi gelati con… un gelato che ricorda l’emoji “cacca” (sì, proprio quella) per ribadire la qualità dei suoi prodotti con un ossimoro scatologico. La Gelateria Lucciano’s, appena sbarcata a Roma dal Sud America, ha dedicato un gelato al Colosseo, riproducendone la forma. Stecco instragrammabile, ormai d’obbligo, mentre ad esserlo Al Rabbit Hole Cafe a Milano, invece, sono gli ambienti.

Tutto questo è foodporn? Oppure è solo eccesso? Quanto conta per una pasticceria o gelateria conquistare i social con l’immagine “esagerata”? Lo spiega Dolcegiornale qui di seguito.

Cos’è il foodporn


Il termine foodporn è stato utilizzato per la prima volta nel 1984 dalla critica Rosalind Coward. Nel suo libro Female Desire definisce “cibo pornografico” quegli alimenti presentati in modo esteticamente impeccabile. I social network e gli smartphone hanno dato una seconda giovinezza al fenomeno. Secondo Bruno Faccini e Paolo Niccolò Giubelli, autori di Foodporn. L’arte di fotografare il cibo (ed. Tecniche Nuove), tutto parte dal fatto che «le persone hanno maggiori possibilità di cimentarsi con la fotografia in situazioni conviviali, in cui il cibo viene elaborato in un certo modo, riesce a catturare l’attenzione facendosi mangiare con gli occhi». Risultato? Solo su Instagram l’hashtag #foodporn oggi conta 234 milioni di post.

Come è fatto il perfetto scatto foodporn?
Si parte da un piatto adeguatamente preparato e impiattato: la presentazione del cibo gioca un ruolo primario. Per il set, consigliamo di usare piatti piccoli, che diano subito un’idea di pieno, ottenendo subito foto più bilanciate. Bisogna fare un uso intelligente della luce. Spesso è sufficiente una finestra dotata di una tenda bianca, che funge da diffusore, con il piatto posizionato di fianco alla finestra. Dall’altra parte si può mettere un foglio bianco per avere una luce di rimbalzo. In più, è bene usare la regola del 3: che siano tortine o pasticcini, uno di questi elementi deve essere in primo piano e gli altri due di contorno. Infine, usiamo elementi liquidi, qualcosa che rifletta la luce, come una ganache o una decorazione che inneschi subito l’acquolina in bocca.

E per l’esecuzione?


Una buona macchina fotografica è l’ideale, ma anche con uno smartphone di fascia alta si può fare un buon lavoro. Meglio girare intorno al piatto per avere rese diverse e scoprire la migliore. Si può scattare di lato, stando sul piatto a 45 gradi.

Forme inequivocabili: sono i dolci di Mr Dick a Milano (scatto tratto dal profilo instagram @mrdickmilano)


Dal semplicemente bello e gudurioso siamo passati, in qualche caso, allo scurrile e alla volgarità. Hanno fatto molto discutere le forme falliche di Mr. Dick a Milano, ma non è l’unico esempio di comunicazione del dolce operata in questo modo. Cosa sta succedendo secondo voi?
Sono trovate di marketing, che mirano a creare delle situazioni adatte a gag da social. Così le aziende mettono in evidenza anche il fatto che il cibo crea sharing, convivialità. Sono idee che rompono gli schemi e realizzano una strategia social vincente, ma ricordiamo che il foodporn, quello vero, strizza sempre l’occhio al gusto.

Quando conta creare un locale instagrammabile? Può diventare una “scusa” sufficiente a sacrificare la qualità del cibo, pur assicurando longevità all’attività?
Il costo di acquisizione di un cliente non è basso: non ci si rifà con un cappuccino e un cornetto. Dato che i social sono strumenti che ragionano a livello globale e la concorrenza su queste piattaforme si sta allargando, devo fare attenzione all’ambiente, ma non posso rischiare sulla qualità del cibo. Lo sfondo va a creare una cifra stilistica unica, che si può leggere anche in foto. Inoltre, se il cibo è piacere, anche l’esperienza deve esserlo. L’uno è al servizio dell’altra e viceversa.

Come deve usare l’effetto foodporn un professionista della pasticceria?


Le piattaforme adottano algoritmi che cambiano molto di frequente, quindi ci sono solo consigli di massima. Meglio non saturare il profilo con troppi contenuti, post o storie. La qualità deve guidare la quantità: meglio un po’ meno, ma buono.

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TM

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