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Com’è cambiata la relazione degli italiani con il benessere e il piacere? Ce lo dice una ricerca Müller Italia-Toluna: per 1 italiano su 3 il cibo è piacere solo se è buono e salutare

cibo e benessere

Siamo più attenti a come ci alimentiamo e a cosa acquistiamo.

Benessere e piacere sono due concetti legati da una relazione sempre più inscindibile. Per ben 1 italiano su 3 il cibo è piacere solo se è buono e al contempo salutare. Il 60% degli intervistati riconosce un ruolo indispensabile all’alimentazione per la cura del proprio benessere. Al supermercato sono fondamentali freschezza, convenienza e trasparenza, ma si ricercano sempre più bontà, naturalità e benessere.

Müller Italia ha commissionato alla piattaforma di consumer insight Toluna una ricerca demoscopica mirata a esplorare le tematiche del benessere e del piacere, e la relazione intercorrente tra i due concetti nell’opinione degli italiani, nonché ad inquadrare il ruolo svolto dall’alimentazione in questo contesto1.
L’indagine evidenzia come sia cambiato il nostro modo di concepire benessere e piacere e il nostro comportamento tanto tra le mura domestiche quanto al supermercato a seguito del Covid-19.

Cos’è il benessere per gli italiani?
Gli italiani sono unanimi nel considerare il benessere un elemento importante nella vita delle persone. A livello personale gli italiani associano il benessere principalmente a una condizione di buon equilibrio psico-fisico (72%), seguita da una buona forma fisica (69%) e da uno stato di serenità mentale (65%).
Parlando di benessere, il cibo entra in gioco con un ruolo fondamentale: il 60% degli italiani riconosce il ruolo importante dell’alimentazione per la cura del proprio benessere.
Per il 93% del campione – il cibo che “fa stare bene” contribuisce al benessere psico-fisico. Inoltre, per il 69% del campione il “cibo che fa stare bene” si associa anche a un’area più edonistica, di gratificazione sensoriale e di ricompensa, che ha a che fare con il gusto, il piacere (46%), la bontà (41%). Se ne deduce, perciò, che sicuramente cerchiamo cibi che ci facciano stare bene, ma in pochi sono disposti a rinunciare al gusto e alla gratificazione palatale.
È indubbio che la ricerca del piacere sia una componente importante nell’approccio al cibo e la relazione non appaia più fondata unicamente sul sapore. Il cibo è piacere “solo se è buono per il palato”, infatti, è la risposta scelta solo dal 22% del campione. Di contro, per il 32% – 1 italiano su 3 – il cibo è piacere solo se è buono e allo stesso tempo salutare e per il 12% addirittura è piacere solo se fa bene.

Il comportamento davanti allo scaffale e tra le mura di casa
In questo contesto, quali elementi guidano maggiormente la scelta degli italiani nell’acquisto dei prodotti alimentari? Sul podio dei driver che guidano le scelte degli italiani in tempi di pandemia troviamo: la freschezza del prodotto (63%), il rapporto qualità/prezzo (61%) e la provenienza (50%). Altri importanti driver di scelta risultano essere la naturalità del prodotto (l’essere fatto di ingredienti naturali è la risposta indicata dal 49% del campione), la bontà (avere un buon sapore è indicato dal 41% del campione), gli ingredienti, la fiducia nella marca (38%) e l’apporto nutrizionale (37%).
Per più della metà degli intervistati, gli italiani oggi sono più attenti a quello che acquistano rispetto a 5 anni fa: rispetto al passato è cresciuta in particolare la sensibilità verso la provenienza (67%), la salubrità (63%), la genuinità (66%), il minor contenuto di grassi e zuccheri (59%), la qualità (57%) e la bontà (20%).
Confrontando i comportamenti attuali rispetto a quelli del periodo pre-pandemico, si nota come siano mutate alcune abitudini tra le mura domestiche: è incrementato il numero di persone che si dedicano a preparazioni complesse, come ad esempio fare il pane in casa (32%), è cresciuta l’abitudine di preparare alimenti che diano soddisfazione palatale (31%), di leggere le etichette (30%) e l’attenzione verso le proprietà degli ingredienti (28%).
In conclusione, è sicuramente cresciuto il ruolo consolatorio e di gratificazione del cibo. Questo momento critico, inoltre, sembra aver spinto ulteriormente i consumatori verso un ruolo più attivo ed informato rispetto all’alimentazione. In particolare, il 36% del campione ha dichiarato di essersi preso cura di sé maggiormente rispetto a prima della pandemia. Gestire la propria alimentazione è stata un’attività centrale per raggiungere tale obiettivo, indicata dal 44% degli intervistati.

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