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Food Affairs

Nel carrello degli italiani l’ecosostenibilità vale 6,2 miliardi di euro. Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma: il 43% dei responsabili acquisti ritiene importante avere informazioni sull’impatto ambientale del packaging

 L’Italia è leader della green economy per molti degli indicatori che mappano le dimensioni della transizione verso la sostenibilità: terza nella UE-28 per emissioni atmosferiche di Co2 equivalente per unità di prodotto, seconda sia per input energetici e di materia per unità di prodotto, seconda per superfici destinate all’agricoltura biologica.

Transizione eco che deve ulteriormente progredire per raggiungere gli obiettivi di medio periodo e per ridurre le emissioni di gas serra imputabili alle attività produttive (oltre il 76%), anche perché gli investimenti green rappresentano un fattore decisivo per il successo delle imprese italiane: l’incremento del valore aggiunto per addetto nelle imprese altamente sostenibili è superiore del 10%.

Ma la promozione di comportamenti sostenibili e acquisti green rappresenta un volano fondamentale (alle famiglie sono ricondotte il 24% delle emissioni di gas serra).

Il contesto è positivo: tra gli italiani è forte la sensibilità verso i temi ambientali e la crescente attenzione alla sostenibilità genera consapevolezza del proprio ruolo e porta alla definizione di nuovi modelli di acquisto.

E’ questa la fotografica scattata dall’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma in collaborazione con Sin Life presentato a Marca 2020 durante il quale sono intervenuti: Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma, Alessandro Manzardo, Co-founder Spin Life Università di Padova, Stanislao Fabbrino, Presidente di Fruttagel, Luciano Villani, Responsabile Imballi COOP, Francesco Faella, Presidente Teatra Pak, Armando Garosci, giornalista di Largo Consumo.

Nel 2019 1 azienda su 5 ha previsto di effettuare investimenti in tecnologie green (21,5% a fronte di un più timido 14,3% registrato solo 8 anni primi – fonte: GreenItaly). Non solo, il 56% delle imprese ha già adottato comportamenti per ridurre l’impatto ambientale e il 13% ha investito in processi di economia circolare. Sono questi i primi ma decisi segnali del ruolo attivo che l’attenzione all’ambiente ricopre oggi nel sistema produttivo italiano – in cui solo il 18% delle imprese risulta già altamente sostenibile, contro un 52% ancora non sostenibile.

Salvaguardare l’ambiente è una priorità anche per i consumatori italiani. Considerato un tema da inserire nelle priorità dell’agenda politica dal 37% degli italiani – secondo solo a disoccupazione (56%) e fiscalità (39%) – preservare l’ecosistema è visto anche come un obiettivo raggiungibile tramite le piccole azioni quotidiane di molti (80%).

Il motivo che spinge gli italiani verso comportamenti sostenibili? Semplicemente la convinzione che sia la cosa giusta da fare (94%), unita alla consapevolezza che le azioni quotidiane fanno la differenza per preservare la “durabilità” del nostro pianeta.

Fonte: Osservatorio Nomisma Packaging Largo Consumo, 2020

Il rispetto per l’ambiente diviene così un importante criterio di acquisto: il 36% degli italiani, davanti allo scaffale, è portato a scegliere prodotti che limitano l’impatto generato sull’ecosistema e il 61% si dice disposto a modificare le proprie abitudini di spesa pur di ridurre gli effetti e le ricadute ambientali.

Fonte: Osservatorio Nomisma Packaging Largo Consumo, 2020

Quando un acquisto può dirsi veramente sostenibile? Per gli italiani la risposta risiede nelle caratteristiche del prodotto – per il 42% è sostenibile un prodotto che proviene da agricoltura biologica – ma anche in quelle della confezione. Il 37% individua una confezione fatta con materiali riciclati o a basso impatto ambientale l’attributo distintivo di un prodotto sostenibile. Importante anche l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili in fase di produzione (31%) e la garanzia di un giusto reddito ai lavoratori (24%).

Sostenibilità che è sempre più ricercata dal consumatore e che nel largo consumo confezionato vale oggi 6,5 miliardi di euro (categorie food + non food – fonte: Nielsen).

Quando la sostenibilità è collegata ad una certificazione il riconoscimento del consumatore è indiscutibile (+27% i prodotti con certificazione UTZ, +11% il Fairtrade, +8% i prodotti a marchio Friends of the Sea, +7% il biologico).

Nella partita delle decisioni di acquisto in funzione della tutela ambientale, fondamentale il ruolo giocato dal packaging. 1 italiano su 3 sceglie cosa acquistare sulla base delle informazioni presenti in etichetta mentre il 27% e il 23% prende in considerazione il tipo di materiale utilizzato per l’imballaggio e le sue caratteristiche.

La marca del distributore rappresenta un valido strumento e veicolo per stimolare l’individuazione di packaging sostenibili (a pensarla così è il 53% della filiera dei copacker che sono partner della MDD) e per sensibilizzare i consumatori sui temi della sostenibilità (48%).

La survey realizzata da Nomisma per il XVI Rapporto MARCA 2020-Bologna Fiere emerge come 7 MDD partner su 10 abbiano già iniziato il processo di riduzione degli eccessi di imballaggio, un ulteriore 60% ha avviato il processo di introduzione di packaging 100% riciclabili. Il 56% delle aziende ha provveduto alla sostituzione di packaging in plastica su alcune linee di prodotto, ma ancora il 30% dei prodotti LCC disponibili sugli scaffali è confezionato in plastica rigida e solo il 4% dei plastic pack comunica sulla confezione la “riciclabilità” degli involucri.

Fonte: XVI RAPPORTO MARCA 2020 – Survey Nomisma sui Copacker per MARCA Bologna Fiere

Dall’Osservatorio Nomisma Packaging Largo Consumo emerge come il 35% dei consumatori valuti insufficiente l’impegno delle aziende nella riduzione dell’impatto ambientale della confezione dei prodotti, un altro 62% giudica quanto messo in campo finora appena sufficiente. I consumatori cercano pack più sostenibili, ma il 41% non è disposto a pagare di più e a questi si aggiunge un ulteriore 26% che dichiara una disponibilità molto bassa a sostenere un differenziale (che nella pratica rischia verosimilmente di azzerarsi). Questo perché per il 99% degli intervistati è un dovere dell’industria dei retailer un impegno a proporre packaging a minor impatto ambientale.

Fonte: Osservatorio Nomisma Packaging Largo Consumo, 2020

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