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CIBO SINTETICO

Cibo coltivato in laboratorio, mercato in espansione internazionale. “Report” affronta un tema divisivo in Italia

Prometto che se viene qui preparo solo per il vostro ministro dell’Agricoltura una carbonara di pollo“. Il piatto non è dei più invitanti, ma l’invito a Francesco Lollobrigida arriva direttamente da Jeff Yew di Good meat, la prima startup al mondo a essere autorizzata al commercio a Singapore del pollo a base cellulare, impropriamente detto “sintetico”. Noi di Report  – scrive Giulia Innocenzi su Wired – abbiamo potuto provarla, e siamo rimasti molto colpiti dalla somiglianza con il pollo tradizionale. A occhi chiusi sarebbe praticamente impossibile distinguere quale dei due è prodotto in laboratorio, come hanno anche confermato altri clienti che la provavano da Huber’s, l’unica macelleria che vende il pollo a base cellulare a Singapore. Good meat, che insieme all’israeliana Upside foods ha ottenuto da poche settimane luce verde per vendere il pollo coltivato anche negli Stati Uniti, spera di poter aumentare la produzione a Singapore a breve, ora che è pronto il loro impianto di produzione, con il bioreattore più grande di tutta l’Asia.

Ci sono ragioni ambientali, economiche e sociali per non fare quello che il governo Meloni ha fatto. Uno stop che non è solo fumo negli occhi, ma un boomerang pericoloso

Il divieto italiano

L’Italia è il primo paese al mondo a voler vietare la produzione, la commercializzazione e l’importazione della carne a base cellulare. Per i nostri imprenditori significherà rimanere fuori dal circuito di investimenti che si aggira intorno al settore, che ammonta finora a 2,78 miliardi di dollari. Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ce l’ha particolarmente con i bioreattori, che servono per far moltiplicare e sviluppare le cellule una volta che sono state prelevate dall’animale attraverso una biopsia. “Conviene installarli dove non vengono tutelati né i lavoratori né l’ambiente. Noi dobbiamo lasciare la produzione del cibo in mano ai nostri imprenditori“, ha detto ad aprile scorso. Forse non sa che i nostri imprenditori già producono i bioreattori, e nel segno dell’eccellenza.

Matteo Brognoli è il fondatore di Solaris, un’azienda alle porte di Mantova che produce bioreattori usati nel settore farmaceutico e alimentare e che, per la carne coltivata, esporta a Stati Uniti e Singapore. “Peccato per questa legge. Al di là della nostra azienda, la carne coltivata rappresenta il futuro per la sostenibilità principalmente ambientale. Speriamo che cambino idea“, dice. Se Solaris, acquistata da un’azienda statunitense due anni fa, potrà continuare a esportare i suoi bioreattori, con la nuova legge Bruno cell, la prima e unica startup italiana impegnata nella ricerca sulla carne a base cellulare, rischia di più. “Temiamo una riduzione degli investimenti che quindi andrebbe anche a impattare nella ricerca“, ci ha detto Stefano Biressi, professore di biologia molecolare dell’Università di Trento, che con Luciano Conti e altre due ricercatrici fa parte del team scientifico della startup italiana. “La nostra unica prospettiva potrebbe essere quella di dare le nostre scoperte scientifiche ad aziende straniere“.

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Autorità in campo

Francesco Lollobrigida sostiene di aver promosso il disegno di legge per vietare la carne a base cellulare, ora in discussione in commissione Agricoltura del Senato, rifacendosi al principio di precauzione. “È un principio che l’Europa prevede come garanzia quando non esistono dei comprovati studi scientifici che permettono di garantire la salute dei cittadini“, ha spiegato ai microfoni di Report. Singapore, per farsi aiutare nel primo processo al mondo di autorizzazione della carne a base cellulare, ha istituito un comitato di ricerca indipendente, Fresh, un gruppo di lavoro presso l’università di Nanyang. “L’Autorità per la sicurezza alimentare ha instaurato subito un contatto diretto con le aziende che hanno dovuto condividere tutti i dati in loro possesso“, ci ha spiegato Benjamin Smith, direttore di Fresh. “I dati sono stati condivisi con gli scienziati e questo ha consentito all’Autorità alimentare di andare avanti spedita con l’autorizzazione“.

La Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite sul cibo e l’agricoltura, insieme all’Oms ha redatto un report sulla carne a base cellulare e ha formulato un giudizio sulla sua sicurezza. Sulla base di quali dati? “Esistono già pubblicazioni scientifiche ma soprattutto abbiamo avuto accesso ai dati di Singapore“, ci ha spiegato Markus Lipp, esperto di sicurezza alimentare della Fao. “L’ente regolatore e le aziende, dopo un accordo di riservatezza, li hanno condivisi con noi e la nostra conclusione è che questi prodotti possono essere sicuri”. Il ministro dell’Agricoltura, sulla scia di Coldiretti, ha usato il report per dichiarare esattamente l’opposto. Ospite a Quarta Repubblica, Francesco Lollobrigida ha detto: “I rischi per la salute non li denuncio io ma li denuncia l’Oms come potenziali molto pesanti“.

Per l’Europa sarà comunque l’Efsa, l’Autorità per la sicurezza alimentare, a decidere se aprire le porte al pollo a base cellulare. Al momento nessuna azienda ha presentato domanda, ma ai nostri microfoni Robert E. Jones, responsabile degli affari istituzionali dell’olandese Mosa meat, la prima ad aver presentato al mondo il suo hamburger coltivato ben dieci anni fa, ha detto che potrebbero farlo entro l’anno. E se il pollo a base cellulare venisse autorizzato al commercio dalla Commissione europea, l’Italia non potrebbe opporsi alla sua importazione, perché non verrebbe garantita la libera circolazione delle merci. E così sarebbe stato fatto tanto rumore per nulla. E a pagare le conseguenze sarebbero i nostri imprenditori, che nel frattempo avrebbero perso anni preziosi per investire in un’alternativa alla carne tradizionale che potrebbe rivelarsi promettente in termini di sostenibilità.

Food ESG Affairs

TM

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