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Prandini (Coldiretti) sulle filiere agroalimentari e tutela del Made in Italy: la sfida è diminuire il valore del Italia Sounding sostituendolo con veri prodotti agroalimentari

Coldiretti

Il lavoro che noi abbiamo fatto con tutti i parlamentari italiani che sono presenti nelle Commissioni ma anche con quelli di altri Stati membri ha fatto sì che si sia posto un freno a una non logica. Cosa dovrebbe fare la prossima Commissione? Noi riteniamo che le sfide legate alle filiere agroalimentari ci devono vedere maggiormente competitivi, sia per quanto riguarda il sostegno economico nei confronti delle imprese agricole, sia per quanto riguarda un’attività di internazionalizzazione – quindi con sostegno diretto a quelli che sono gli Stati membri che vogliono diciamo così aumentare la loro capacità legata alle esportazioni legate ai prodotti agroalimentari –  e poi c’è una sfida interna al nostro Paese in un momento in cui si dibatte e di tutto ciò che riguarda le autonomie,(non entro nel merito del discorso sul giusto o sbagliate è una sensibilità dal punto di vista partitico) noi riteniamo che sotto questo punto di vista bisogna tornare ad avere una centralità e intermediazione e l’internazionalizzazione non può essere delegata alle singole regioni esattamente come avviene nella maggior parte dei Paesi a livello mondiale. Questo ci permetterebbe di essere maggiormente competitivi, ci permetterebbe di entrare con più forza sui mercati, ci permetterebbe di fare delle azioni di comunicazione nei Paesi che per noi sono strategici. Quindi noi riteniamo che ancora una volta le filiere agroalimentari possono rappresentare una grande opportunità di sviluppo economico ma soprattutto anche occupazionale. Soprattutto per l’Italia”.

 A dirlo ieri Ettore PrandiniPresidente Coldiretti all’ “Agrifood Summit – L’Ora del Tech” del Sole 24 Ore organizzato da 24ORE Eventi. Sul mercato del Mady in Italy in Usa Prandini ha precisato: “I competitor principali per quanto riguarda gli Stati membri a livello europeo sono sicuramente la Spagna e la Francia, però l’Italia può giocare sicuramente un ruolo di primo attore. Abbiamo avuto un incremento per quanto riguarda le esportazioni nell’ultimo anno del più 11 %, abbiamo raggiunto un livello significativo siamo a 6,6 miliardi in termini di esportazione. Gli Stati Uniti sono diventati per noi il secondo mercato per importanza a livello globale. Riteniamo dalle prospettive e anche da quelle che sono le interlocuzioni di questi giorni che nell’arco di due o tre anni diventerà in assoluto il primo mercato per importanza per quanto riguarda le esportazioni di agro alimentare. Sotto questo punto di vista è bene evidenziare quelli che sono i lati positivi ma c’è sempre una grande elemento che ci contraddistingue rispetto agli altri paesi, che è l’Italia sounding che ha ampiamente superato i 120 miliardi ma negli Stati Uniti, solo negli Stati Uniti, vale 40 miliardi. Ecco la sfida che noi dovremmo cercare di attuare gradualmente nel tempo e quella di diminuire quello che il valore del Italia Sounding sostituendolo con veri prodotti agroalimentari. Come dicevo precedentemente per poterlo fare noi ci dobbiamo muovere come sistema Paese: non può essere che ogni singola regione partecipi in modo indistinto e non coordinato per quanto riguarda la presenza sui mercati mondiali ma soprattutto vanno accompagnate le nostre imprese. Essere presenti, esattamente come fanno gli altri Paesi anche in rapporto diretto con la distribuzione. Se saremo in grado di fare questo noi riteniamo che l’agroalimentare per quanto riguarda le esportazioni crescerà in modo significativo ulteriormente nei prossimi anni e come dicevo inizialmente creerà anche nuova forma di occupazione e sviluppo economico per il nostro Paese.

 Sulla tutela del made in Italy ha concluso: Sì tutela con due tipologie di azione.Ad esempio intanto tutte le azioni di carattere legale a difesa delle nostre DOP dovrebbero essere fatte con un circuito di carattere nazionale e non essere demandato ai singoli consorzi – e questa una prima considerazione  – la seconda, lo sviluppo delle tecnologie. Spesso parliamo di tracciare le filiere dell’utilizzo dei dati. Ecco i dati possono diventare semplicemente con lo sviluppo della blockchain e con un quare code sul prodotto, l’elemento di certificazione rispetto al consumatore tradotto in tutte le lingue del mondo. quindi il consumatore avrà la piena consapevolezza di quella che è la reale provenienza del prodotto proveniente ovviamente dall’Italia piuttosto che da altri paesi.Una prima piccola vittoria l’abbiamo ottenuta:  grazie all’azione di denunce che proprio al fancy food festival del 2022 noi abbiamo  fatto rispetto ad alcuni espositori statunitensi durante  questo incontro, e quest’anno hanno modificato la loro comunicazione. Purtroppo i nomi continuano a richiamare l’italianità ma va evidenziato che il prodotto è statunitense non italiano.  Fino un anno fa ci trovavamo marchi contraffatti con la dicitura che faceva pensare che anche il prodotto provenisse dal paese Italia quando questo non era vero”.

 Il convegno ha fatto il punto sulle tecnologie innovative e la filiera agroalimentare, binomio inscindibile per rendere la produzione alimentare più efficiente e sostenibile. Il summit ha anche analizzato i costi di questo cambio di rotta in una fase storica nella quale la produzione di cibo è messa in serio pericolo dal cambiamento climatico, che, secondo uno studio svizzero, ha reso la siccità del suolo almeno 20 volte più probabileL’Agrifood Summit 2023 è stata un’occasione di confronto tra istituzioni nazionali e internazionali, aziende leader del settore e i maggiori esperti per delineare nuovi scenari e offrire soluzioni concrete. Una sfida che si ripropone anche nel processo alimentare (superfood, proteine vegetali e la nuova frontiera degli insetti commestibili) e nel settore del packaging, con le criticità che il Nuovo Regolamento Imballaggi europeo presenta.

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TM

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