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FOOD E SOSTENIBILITÀ

Un piatto di pasta aiuta il pianeta

di lavoro riunito dal Gruppo Barilla nel quadro del ciclo di incontri ‘Let’s Talk About Food&Science’.

Vuoi essere più sostenibile e far bene al Pianeta? Comincia dalla dispensa, perché ogni tonnellata di cibo sprecato è responsabile di 4,5 tonnellate di CO2 e più della metà dello spreco di cibo (il 53%) deriva dai consumi domestici.

Secondo quanto riporta Adnkronos, un team multidisciplinare di esperti di cibo, scienza, cucina e spreco alimentare lo ha spiegato attraverso un piatto di pasta, l’alimento che non manca mai nelle nostre case (ne consumiamo in media 23 kg all’anno pro capite di pasta, mediamente 5 volte a settimana). E infatti la regina della nostra tavola è il prototipo dell’alimento green. Dati Unione Italiana Food, l’impronta ecologica per singola porzione di pasta è minima: meno di 1m2 globale e appena 150 grammi di CO2 equivalente.

Perché la pasta può guidarci nel far bene al pianeta in 5 punti

A spiegare in 5 punti perché la pasta può guidarci nel far bene al pianeta, un gruppo di lavoro riunito dal Gruppo Barilla nel quadro del ciclo di incontri ‘Let’s Talk About Food&Science’.

  1. Con gli accordi di filiera promuove l’agricoltura sostenibile. I pastai italiani promuovono la sostenibilità del grano duro. Gli accordi di filiera con gli agricoltori integrano tecniche tradizionali (come le rotazioni colturali dei campi, a basso impatto ambientale e ottima resa qualitativa) con l’agricoltura di precisione, che aiutano ad ottimizzare consumo del suolo, costi, rese e qualità del grano, attraverso l’analisi di parametri come l’andamento meteorologico, la fertilità del suolo o lo stato fenologico della pianta. 2. Per fare un Kg di pasta un pastificio usa solo 3 lt d’acqua. Grazie a un percorso di efficientamento energetico e contenimento dei consumi, negli ultimi anni il settore pastaio ha ridotto del 20% di consumi di acqua e del 21% di emissioni di CO2 equivalente.
  2. Il packaging. La pasta è comoda da trasportare e conservare perché occupa poco spazio, è leggera, non soffre il caldo né il freddo e, se conservata correttamente, ha una shelf-life di diversi anni. E se quando buttiamo la pasta in pentola, ne buttiamo anche la confezione nel cestino ‘giusto’, garantiamo a quest’ultima una seconda vita, perché il packaging della pasta è progettato per essere riciclabile al 100%.
  3. Protagonista della dieta mediterranea, lo stile di vita più green. Nessun alimento è salvifico, per la salute o per l’ambiente, se non inserito in uno stile di vita alimentare corretto. La pasta è elemento centrale della Dieta Mediterranea, da 11 anni patrimonio immateriale dell’Unesco anche per come rispetta territorio e biodiversità. Privilegiando le colture vegetali, la Dieta Mediterranea abbatte drasticamente le emissioni di gas serra e fa risparmiare circa 2000 litri di acqua al giorno per persona rispetto a una dieta ‘occidentale’.
  4. Cotture alternative per rendere la pasta ancora più sostenibili. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, è la fase di cottura a casa il passaggio che più può impattare sull’ambiente di tutto il ciclo della pasta, il 38% del totale della sua pur minima impronta carbonica lungo tutta la filiera. Tra i consigli pratici che tutti dovremmo conoscere, per far bollire l’acqua in meno tempo (e risparmiare energia), andrebbe sempre messo sempre il coperchio sulla pentola, e il sale aggiunto solo dopo il bollore. I formati più piccoli hanno bisogno di meno acqua rispetto a quelli lunghi, ne bastano 0,7 litri.

Cotture alternative

A proposito di cotture alternative: la pasta può cuocere anche in modo indiretto, cioè fuori dal fuoco, per infusione. Basta tenerla sul fuoco acceso solo per 2-4 minuti da quando l’acqua riprende il bollore. Poi si spegne il fornello coprendo la pentola con il coperchio per ridurre la dispersione del calore, lasciando la pasta in cottura passiva per il restante tempo indicato sulla confezione.

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