Nelle nuove shopping experience ‘asettiche’ degli italiani, a un anno dall’esplodere della pandemia, cresce l’attenzione nei confronti di attributi che assicurano igiene completa e disinfezione totale di superfici e abbigliamento, tanto che spopolano i brand igienizzanti per antonomasia e si diffondono claim che segnalano potenze sterilizzatrici e poteri sanificatori. È del 29% la quota di consumatori che in fase 2 ha aumentato gli acquisti di disinfettanti che “proteggono la famiglia contro germi e batteri”. In un mix di tradizione e innovazione, italianità e localismo, salutismo e sostenibilità, gli italiani hanno ridisegnato non solo il loro modello di consumo alimentare ma anche i comportamenti di acquisto, le modalità di scelta dei prodotti, le tecniche di preparazione, i luoghi di fruizione. E’ quanto emerge dalle ultime ricerche dell’Ufficio studi Coop segnalati all’Adnkronos.

In primo luogo, è la provenienza geografica del cibo ad aver in qualche modo cambiato prospettiva. Seppur i cibi etnici tornano nel carrello una volta terminato il periodo del lockdown, per un italiano su due l’elemento dell’italianità e della provenienza dal territorio del cibo acquista più importanza che in passato (con preferenze sia per il territorio dove si vive, che per le materie prime italiane, che il tradizionale tipico o il km 0).

Oltre alla sostenibilità sociale, del territorio e delle comunità locali, è significativa anche la sostenibilità ambientale del cibo dove la sensibilità verso l’ecosistema si intreccia con l’urgenza di difendere contemporaneamente il proprio benessere personale e, in definitiva, la propria salute costruendo un mix di valori che nel 2021 vuole dare più importanza al naturale, al biologico e ai prodotti variamente sostenibili.

Il tema della salute si estende, naturalmente, alla stringente necessità della sicurezza sanitaria dei prodotti e delle loro confezioni. Igiene e prevenzione del prodotto divengono un elemento di scelta per più di un consumatore su tre, riaffermando in qualche modo la diffidenza se non la paura degli italiani sulle reali possibilità di contagio.

Per quanto riguarda invece lo specifico comportamento a punto vendita la Coop rileva come il comportamento dei clienti è stato speculare all’andamento delle varie chiusure territoriali. Sin dall’inizio del periodo di lockdown, nelle zone in cui le restrizioni sono state più pressanti, i clienti tendevano a recarsi presso i punti vendita con meno frequenza e a fare spese più grandi quindi con uno scontrino medio più importante. Un’attitudine che ormai dura da un anno, con fasi alterne a seconda del periodo. Con l’allentarsi delle restrizioni infatti, come nell’estate del 2020, la coop ha riscontrato il ritorno dell’abitudine di spese più frequenti ma meno voluminose.