Gio. Ott 22nd, 2026

Il 78% degli italiani chiede all’Europa di fermare i cibi ultraformulati

Il nuovo rapporto “La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano” fotografa le preoccupazioni dei cittadini su alimentazione e salute. Cinque milioni di italiani si affidano all’intelligenza artificiale per le diete, tre su quattro dichiarano di aver subito inganni a tavola e l’85% vuole l’educazione alimentare nelle scuole.

Il cibo è sempre più al centro delle preoccupazioni degli italiani, tra salute, trasparenza, qualità dei prodotti e nuove abitudini di consumo. È quanto emerge dal rapporto Coldiretti-Censis “La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano”, diffuso alla vigilia del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti con la collaborazione di The European House – Ambrosetti.

L’appuntamento si svolgerà il 20 e 21 ottobre a Roma, a Casino dell’Aurora Pallavicini, Palazzo Rospigliosi, e riunirà rappresentanti delle istituzioni, esperti, accademici e protagonisti del mondo medico, economico, finanziario e politico. Al centro del confronto, il ruolo del cibo nella vita delle persone e delle comunità, con particolare attenzione alla salute.

Il percorso del Forum sarà accompagnato da alcune installazioni tematiche. “La fabbrica dei malati” richiamerà l’attenzione sui rischi legati al consumo di cibi ultraformulati, mentre uno scaffale dedicato al vero Made in Italy metterà a confronto prodotti italiani e d’importazione. Sarà inoltre presentato “Farmcraft”, progetto di Coldiretti realizzato in collaborazione con Minecraft per avvicinare i più giovani al lavoro degli agricoltori, alla provenienza degli alimenti e al valore del cibo sano.

Cibi ultraformulati, il 78% chiede un intervento dell’Unione europea

Quasi otto italiani su dieci, pari al 78%, chiedono all’Unione europea di intervenire per ridurre il consumo di alimenti ultraformulati. Cresce anche la richiesta di regole più incisive per tutelare la salute, soprattutto nei luoghi frequentati dai giovani e nelle strutture dedicate alla formazione e alla cura.

Secondo il rapporto, l’86% degli italiani ritiene che limitare merendine, snack ed energy drink aiuterebbe a contrastare l’obesità. L’81% vorrebbe vietare questi prodotti nella ristorazione collettiva, dalle mense scolastiche a quelle degli ospedali e delle aziende. Il 64% sarebbe favorevole a escluderli completamente dalle scuole, il 55% dagli ospedali e il 50% da palestre e centri sportivi, dove sono spesso presenti nei distributori automatici.

Un problema è rappresentato dalla difficoltà di trovare alternative più salutari, soprattutto fuori casa. Il 73% degli intervistati segnala che in molti luoghi è difficile reperire prodotti sani, mentre il 76% dichiara che consumerebbe meno cibo spazzatura se avesse più facilmente accesso ad alternative salutari.

Snack, barrette ed energy drink vengono spesso consumati durante i viaggi, nelle stazioni, negli aeroporti, negli autogrill, sul posto di lavoro, a scuola, all’università o nei centri sportivi. In queste situazioni, secondo il rapporto, le possibilità di scelta dei consumatori possono essere limitate.

Resta inoltre poco diffusa l’abitudine di controllare gli ingredienti. Lo fa il 49% degli italiani per gli snack salati industriali, il 46% per le merendine, il 45% per dolciumi e caramelle, il 41% per le barrette proteiche e appena il 26% per gli energy drink.

Per Coldiretti, i dati indicano la necessità di rendere più accessibili gli alimenti freschi e di qualità e di rafforzare la cultura alimentare.

Cinque milioni di italiani si affidano all’intelligenza artificiale per le diete

L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle scelte alimentari: secondo il rapporto, cinque milioni di italiani la utilizzano per costruire un piano alimentare o seguire una dieta.

Gli strumenti digitali vengono impiegati per cercare ricette, conoscere gli ingredienti e ottenere indicazioni su cosa mangiare. Non sempre, però, chi li utilizza possiede le competenze necessarie per verificare l’attendibilità delle risposte. Il 47% degli intervistati dichiara di essersi imbattuto in informazioni rivelatesi false.

Il rischio è che, nel tentativo di controllare una notizia, si finisca per cercare conferme su altri siti, blog e social, senza arrivare a fonti affidabili. Il rapporto sottolinea quindi l’importanza di poter contare su informazioni certificate, anche attraverso medici, operatori sanitari, insegnanti e genitori.

L’intelligenza artificiale può rappresentare una risorsa, ma non dovrebbe sostituire le conoscenze scientifiche né il confronto con medici e nutrizionisti.

Tre italiani su quattro hanno subito inganni a tavola

Il 75% degli italiani dichiara di essere stato vittima almeno una volta di un inganno legato al cibo. Si va dai prodotti stranieri presentati come italiani, come l’olio d’oliva tunisino venduto nei supermercati o servito nei ristoranti, alle etichette ingannevoli e alle vere e proprie frodi alimentari.

La difficoltà di riconoscere l’origine degli alimenti emerge anche da altri dati: al 74% degli intervistati è capitato di cercare prodotti 100% italiani senza riuscire a trovarli, mentre il 64% non ha trovato in etichetta l’indicazione della provenienza.

Per l’89% degli italiani servono leggi severe contro le frodi sulla qualità e sull’origine degli alimenti. L’88% considera le etichette ingannevoli sulla provenienza una minaccia per la salute pubblica.

Tra i passi indicati dal rapporto c’è la legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta Legge Caselli e sostenuta da Coldiretti, che punta a rafforzare la lotta alle agromafie e a garantire maggiore chiarezza lungo la filiera.

Il rapporto richiama inoltre la necessità di estendere l’obbligo di indicazione dell’origine a tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione europea e di introdurre controlli innovativi basati su risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, attraverso la creazione di una banca dati nell’ambito di Coltivaitalia.

La trasparenza resta una richiesta centrale: l’84% degli italiani vuole conoscere la provenienza effettiva degli alimenti e dei loro ingredienti, mentre l’80% chiede che l’indicazione dell’origine sia obbligatoria anche nei ristoranti.

L’85% vuole l’educazione alimentare nelle scuole

Per l’85% degli italiani, introdurre progetti di educazione alimentare nelle scuole fin dall’infanzia è utile per proteggere la salute dei bambini e aiutarli a riconoscere il valore del cibo sano e il suo ruolo nella prevenzione.

Il rapporto evidenzia però una scarsa consapevolezza del legame tra alimentazione e salute durante le prime fasi della vita. Solo il 19% degli intervistati indica l’adolescenza come il periodo in cui ha compreso più chiaramente questa relazione e appena il 5% indica l’infanzia. Per il 52%, la consapevolezza è arrivata nella prima età adulta, mentre il 20% l’ha acquisita in età matura o avanzata.

Il 95% degli italiani riconosce agli istituti scolastici un ruolo importante nella promozione della cultura alimentare, mentre il 94% attribuisce una funzione significativa anche ai medici e al personale sanitario.

I dati evidenziano quindi l’importanza di una collaborazione tra famiglie, scuole, medici e agricoltori per aiutare le nuove generazioni a sviluppare abitudini alimentari consapevoli.

Quasi nove italiani su dieci vogliono cibo agricolo nelle scuole e negli ospedali

L’86% degli italiani auspica un coinvolgimento diretto dei produttori agricoli nella fornitura di cibo fresco e di qualità a scuole e ospedali, anche attraverso convenzioni dirette.

Per l’89% degli intervistati, gli agricoltori hanno un ruolo centrale nella promozione di una cultura alimentare sana. La qualità del cibo, sottolinea il rapporto, è legata anche alla sostenibilità economica delle aziende agricole: l’86% ritiene che gli agricoltori debbano ricevere una remunerazione adeguata.

Anche i mercati contadini sono considerati importanti dall’82% degli italiani, perché favoriscono le relazioni tra le persone, valorizzano i territori e aiutano a conoscere i luoghi d’origine dei prodotti.

Il 90% degli intervistati considera inoltre la Dieta mediterranea non soltanto un patrimonio culturale e identitario, ma anche uno strumento efficace di prevenzione.

L’obiettivo indicato dal rapporto è rendere l’alimentazione sana accessibile al maggior numero possibile di persone, coniugando le scelte consapevoli dei consumatori con la sostenibilità economica delle imprese agricole.

Made in Italy, l’88% chiede le stesse regole per i prodotti importati

L’87% degli italiani ritiene che il cibo non possa essere considerato un bene di consumo come gli altri e che abbia bisogno di regole e tutele specifiche. L’88% chiede che agli alimenti importati siano applicate le stesse norme sanitarie e di sicurezza previste per quelli prodotti in Italia e nell’Unione europea.

Il principio della reciprocità viene considerato importante per garantire la qualità e la sicurezza degli alimenti e proteggere le aziende italiane dalla concorrenza di prodotti realizzati secondo regole meno rigorose.

L’83% degli intervistati ritiene necessario contrastare le pratiche che compromettono la qualità e la trasparenza degli alimenti. La stessa percentuale chiede di bloccare le importazioni di grano destinato alla produzione di pane e pasta proveniente da Paesi in cui sono consentite sostanze non ammesse in Italia, citando il caso del frumento canadese essiccato con glifosate, una molecola considerata potenzialmente cancerogena da diversi studi.

Il 72% degli italiani vorrebbe inoltre vietare l’importazione di prodotti alimentari da Paesi che non rispettano i diritti umani, sindacali e di libertà personale. Tra gli esempi indicati nel rapporto c’è il riso proveniente da Paesi asiatici nei quali viene sfruttato il lavoro minorile.

Nel complesso, i dati delineano una richiesta di maggiore trasparenza, sicurezza e rispetto delle regole lungo tutta la filiera alimentare, con l’obiettivo di tutelare la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori e il valore del Made in Italy.

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