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Mar. Gen 20th, 2026

Questo Natale lo spreco alimentare calerà, ma il costo economico resta elevato

Durante le festività natalizie 2025, lo spreco alimentare in Italia registrerà una riduzione significativa rispetto all’anno precedente.

Secondo le stime aggiornate da Ener2Crowd, piattaforma specializzata in investimenti ESG, il calo previsto è del 14,6% rispetto al 2024. La previsione si basa sui dati raccolti da Waste Watcher International negli ultimi due anni, che indicano una diminuzione dello spreco domestico medio settimanale da 683,3 a 555,8 grammi pro capite, pari a una flessione del 18,7%.

Considerando la correlazione storica tra spreco settimanale e spreco natalizio (coefficiente 0,78 negli ultimi dieci anni), Ener2Crowd ha applicato un coefficiente ponderato per stimare il totale degli sprechi tra il 24 dicembre 2025 e il 6 gennaio 2026: 491.050 tonnellate di cibo buttato, contro le 575.000 tonnellate dello stesso periodo nel 2024. Il dato è inferiore anche ai livelli pre-pandemici: nel 2019 lo spreco natalizio era stato stimato in 500.000 tonnellate.

Nonostante la flessione, il costo economico resta elevato. A causa dell’aumento dei prezzi alimentari, ogni famiglia italiana spenderà in media 100 euro in prodotti che finiranno sprecati durante le feste. Il valore mensile dello spreco si attesta a 33,50 euro per nucleo familiare, cifra che triplica nei giorni centrali del Natale. A questo si aggiunge l’impatto ambientale: ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera circa 4,5 tonnellate di CO₂, secondo gli analisti di Ener2Crowd. Uno studio pubblicato su Nature Food stima in 9,3 miliardi di tonnellate le emissioni globali da spreco alimentare, pari a un terzo dell’intero sistema alimentare mondiale.

«La riduzione è statisticamente rilevante: il Natale 2025 sarà più virtuoso rispetto al 2024, ma lo spreco resta eccessivo. Stiamo migliorando, ma non abbastanza», ha commentato Niccolò Sovico, CEO e co-fondatore di Ener2Crowd.

Il calo dello spreco può essere interpretato come segnale di maggiore consapevolezza da parte delle famiglie, ma non modifica il quadro generale: la quantità di cibo buttato rimane elevata e l’urgenza di accelerare verso modelli di economia circolare, anche in ambito domestico, è sempre più evidente.

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