L’export italiano del Food & Beverage rallenta al +0,5% nel primo semestre 2026, dopo la crescita del 5,1% registrata nel 2025. Gli Stati Uniti arretrano del 10,8%, mentre India, Turchia e altri mercati internazionali mostrano dinamiche positive. In questo scenario, la costruzione dell’immagine di marca attraverso storia, territorio e identità diventa uno degli elementi al centro del confronto tra le imprese del settore.
È quanto emerge dai dati inediti dell’Osservatorio sui mercati internazionali del Food & Beverage realizzato da Nomisma per Italia del Gusto, presentati in occasione degli IDG Days 2026, l’appuntamento annuale del Consorzio che il 17 e 18 settembre ha riunito a Gavi e Novi Ligure imprese, esperti e mondo accademico.
Export agroalimentare, Italia ancora in crescita ma a velocità diverse
Nel 2025 l’Italia ha esportato prodotti Food & Beverage per 59,3 miliardi di euro, confermandosi il sesto esportatore mondiale dopo Paesi Bassi, Germania, Stati Uniti, Brasile e Francia. Nel primo semestre 2026, però, la crescita rallenta al +0,5%.
Le esportazioni verso l’Unione Europea aumentano dell’1,9%, con risultati positivi in Germania (+2,5%), Francia (+1,9%), Spagna (+2,7%) e Polonia (+2,5%). Più difficile la situazione negli Stati Uniti, dove l’export italiano arretra del 10,8%.
Tra i mercati più dinamici figurano invece Turchia (+19,3%), India (+15%), Mercosur (+8%) e Corea del Sud (+6,4%).
Anche le diverse categorie di prodotto mostrano andamenti differenti. Il caffè cresce dell’11,1% in valore, ancora sostenuto da prezzi elevati, seguito dai prodotti da forno (+2,2%) e dai formaggi (+2%). In calo, invece, l’olio d’oliva (-21,9%), il cioccolato (-8,3%), il vino (-6%) e la pasta (-1,1%).
Il quadro restituisce quindi un mercato a più velocità, nel quale al rallentamento complessivo dell’export si affianca una crescente differenziazione tra mercati, categorie e opportunità di sviluppo.
La storia diventa parte dell’immagine di marca
È in questo contesto che si inserisce il tema scelto per gli IDG Days 2026: “Il valore della storia e del territorio nella costruzione dell’immagine di marca”. La due giorni, ospitata dal Gruppo Elah Dufour Novi, storica azienda dell’industria dolciaria italiana, ha messo al centro il ruolo dell’identità dei brand alimentari nella competitività internazionale.
Storia e territorio continuano a rappresentare un patrimonio importante per il Made in Italy alimentare, ma non sono più sufficienti da soli a garantire competitività. In mercati sempre più differenziati, i marchi italiani sono chiamati a trasformare heritage e origine in un valore concreto e contemporaneo, capace di rispondere a consumatori più attenti a qualità, praticità, trasparenza e nuove occasioni di consumo.
Dal prodotto all’esperienza del consumatore
Il consumatore non cerca soltanto prodotti, ma soluzioni capaci di rispondere a bisogni e momenti specifici della giornata. Il prezzo resta centrale, ma il concetto di convenienza comprende anche il tempo necessario per acquistare e preparare un prodotto, la semplicità di utilizzo, la possibilità di evitare sprechi e la qualità complessiva dell’esperienza.
Cresce inoltre l’attenzione verso ingredienti riconoscibili, qualità nutrizionale, trasparenza e origine. Per l’industria alimentare, la sfida diventa quindi coniugare praticità e qualità mantenendo una forte identità di marca.
In questo scenario cambia anche il significato del Made in Italy. L’origine diventa un vantaggio competitivo quando si traduce in elementi che il consumatore può riconoscere e ai quali può attribuire valore: qualità della materia prima, competenza produttiva, gusto, affidabilità e differenza rispetto alle alternative.
Heritage e innovazione per i brand italiani
Lo stesso vale per la storia aziendale, che genera valore quando diventa prova di competenza, continuità e capacità di evolvere. Essere fedeli alle proprie origini non significa replicare nel tempo gli stessi modelli, ma comprendere quali elementi dell’identità debbano essere preservati e quali possano evolvere per rispondere a nuovi mercati, stili di vita e occasioni di consumo.
Nel corso degli IDG Days si sono confrontati su questi temi Guido Repetto, Giacomo Colussi, Michele Bauli e Giacomo Ponti, insieme a Daniela Corsaro, Professoressa ordinaria di Marketing alla IULM, e Marco De Carli, Co-founder & CEO di Dinn!.
“La forza delle nostre imprese nasce da storie, territori e competenze costruite nel tempo, ma questo patrimonio deve continuare a parlare ai consumatori di oggi”, ha dichiarato Giacomo Ponti, Presidente di Italia del Gusto. “In una fase caratterizzata da mercati e categorie di prodotto che procedono a velocità diverse, la capacità di innovare senza perdere identità può rafforzare la competitività del Made in Italy alimentare sui mercati internazionali”.
Elah Dufour Novi, l’heritage come base per il futuro
Il rapporto tra heritage, produzione e territorio assume un significato particolare per il Gruppo Elah Dufour Novi, che ha ospitato l’edizione 2026 degli IDG Days.
“Per un’azienda con una lunga storia, l’heritage non può essere soltanto qualcosa da celebrare: deve essere una base sulla quale continuare a costruire il futuro”, ha sottolineato Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi. “Il legame con il territorio e le competenze maturate nel tempo sono parte della nostra identità, ma acquistano valore quando riusciamo a renderli attuali attraverso i prodotti, l’innovazione e il dialogo con consumatori che continuano a cambiare”.
Dal confronto è emersa una visione condivisa: l’origine è una promessa, non un privilegio. Soprattutto sui mercati internazionali, il consumatore non sceglie automaticamente un prodotto perché italiano, ma perché quella storia, quel territorio e quelle competenze gli offrono qualcosa di distintivo e rilevante.
La crescita futura dell’industria alimentare italiana dipenderà anche dalla capacità di rendere contemporanee le proprie radici, collegando autenticità, innovazione e nuovi bisogni di consumo.
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