Dom. Lug 19th, 2026

Nove italiani su 10 consumano carni avicole: confermato valore nutrizionale e benefici

Le carni avicole si confermano protagoniste della tavola italiana, non solo per diffusione – 9 italiani su 10 le consumano – ma anche per il loro profilo nutrizionale e per le implicazioni positive sulla salute all’interno di una dieta varia ed equilibrata. Pollo e tacchino si distinguono per l’alto contenuto di proteine ad elevato valore nutrizionale, per il basso contenuto lipidico nei tagli magri senza pelle – inferiore all’1-1,2% su 100 g di prodotto crudo – e per l’ottima presenza di vitamine del gruppo B e minerali come ferro, zinco e selenio. Rilevanti anche gli elevati livelli qualitativi di aminoacidi: il Digestible Indispensable Amino Acid Score, metodo raccomandato dalla FAO per misurare la qualità proteica degli alimenti, colloca infatti le carni avicole tra le migliori fonti proteiche disponibili.

Le evidenze scientifiche presentate al congresso SINU

Le evidenze scientifiche delineano un quadro complessivamente positivo per queste proteine nobili, evidenziando effetti potenzialmente protettivi sul declino cognitivo e, in alcuni contesti, un possibile contributo alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche, soprattutto quando inserite in un’alimentazione sana ed equilibrata. Sono alcuni dei risultati della revisione scientifica condotta dal gruppo di lavoro SINU e presentata al congresso annuale di Bergamo. Il lavoro, coordinato dalla professoressa Livia Pisciotta, Ordinaria di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Genova e Direttrice della Scuola di Specializzazione, raccoglie le evidenze più aggiornate degli ultimi anni.

Il ruolo delle carni avicole nelle raccomandazioni nutrizionali

“Secondo le raccomandazioni nutrizionali nazionali e internazionali e le nuove conoscenze scientifiche emerse sul tema della salute pubblica, la carne avicola conferma di avere un ruolo centrale, a tutte le età, nell’alimentazione umana” afferma la professoressa Livia Pisciotta. “Pollo e tacchino si configurano come una risorsa alimentare preziosa, in grado di conciliare esigenze nutrizionali e sicurezza alimentare, purché il loro consumo sia collocato nelle quantità raccomandate, all’interno di una dieta ricca e varia sul modello della dieta mediterranea”.

La V Revisione dei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana riconferma la porzione standard di 100 g per le carni bianche, categoria che include le carni avicole. Le Linee Guida CREA per una sana alimentazione consigliano da 2 a 3 porzioni settimanali di carne, preferendo quelle bianche non trasformate: un apporto pari a circa 30-45 g al giorno, in linea con la media nazionale attuale. Le 2-3 porzioni settimanali di carne avicola contribuiscono a soddisfare il fabbisogno proteico e di micronutrienti senza eccedere nell’apporto lipidico.

Lo studio conferma inoltre come le carni avicole siano adatte a tutte le età: nello svezzamento per il buon apporto di ferro e la minore possibile allergenicità rispetto ad altre fonti animali; negli anziani per il mantenimento della massa muscolare; in gravidanza per il supporto ai fabbisogni nutrizionali; negli sportivi per recupero e performance.

Consumi in crescita e primato produttivo italiano

Per Lara Sanfrancesco, Direttrice di Unaitalia: “Le carni avicole si confermano una scelta di valore assoluto, capace di armonizzare salute, sicurezza alimentare e accessibilità. In un contesto in cui la consapevolezza alimentare è sempre più centrale, il profilo nutrizionale di pollo e tacchino, confermato dalla SINU, si distingue per la capacità di rispondere alle esigenze moderne di prevenzione e benessere ad ogni età. Queste caratteristiche, unite alla grande versatilità, rendono le carni avicole tra le più apprezzate dagli italiani, con un consumo in costante crescita”.

Una preferenza confermata dai numeri: in Italia si è passati dai 21,38 kg pro capite del 2023 ai 22,05 kg del 2024, il valore più alto dell’ultimo decennio. Una tendenza in linea con quella globale, che secondo le proiezioni FAO-OCSE porterà il pollame a coprire entro il 2030 quasi la metà del mercato mondiale delle carni. In questo scenario, l’Italia vanta un primato strategico: il comparto avicolo nazionale è l’unico tra quelli zootecnici completamente integrato e capace di coprire interamente il fabbisogno interno, con un livello di autoapprovvigionamento che nel 2024 ha raggiunto circa il 105%.

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