L’Italia segna un primato nel settore alimentare globale. Nella classifica Brand Finance Food 100 2025, che ordina i principali marchi del mondo per valore generato da immagine e reputazione, i brand italiani passano da 4 a 9, raddoppiando così il loro peso complessivo: dal 4% al 7% del valore totale.

Un risultato che conferma la forza del Made in Italy in un contesto in cui il valore complessivo dei 100 principali marchi mondiali è sceso del 6%. A trainare questa crescita ci sono marchi simbolo come Barilla (+21%), Kinder (+11%), Nutella (+18%) e Ferrero Rocher (+16%), in netta controtendenza rispetto alle multinazionali estere penalizzate dal calo dei consumi e da una crescente attenzione dei consumatori a qualità e salute.

Barilla guida i marchi italiani: 9° posto mondiale
Il brand del gruppo Barilla, che comprende anche Mulino Bianco, raggiunge un valore di quasi 5 miliardi di dollari, posizionandosi al 9° posto della classifica mondiale. L’aumento del 21% ha consentito al marchio di scalare quattro posizioni, entrando così nella Top 10 globale dei brand alimentari più forti.
Seguono Kinder al 22° posto (3,1 mld $), Nutella al 38° (2,2 mld $) e Ferrero Rocher al 46° (1,8 mld $). I tre brand Ferrero rientrano anche nella Top 10 Most Valuable Chocolate Brands 2025, dominata da Lindt. Complessivamente, i marchi Ferrero valgono 11,6 miliardi di dollari, collocando l’azienda di Alba al 9° posto mondiale per portfolio alimentare più prezioso.
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L’ascesa di Veronesi, Amadori e Galbani
Tra le new entry italiane figurano Veronesi – che quest’anno comprende anche Aia e Negroni – al 70° posto (1,1 mld $), seguita da Amadori (80° posto, 1,0 mld $), Galbani (85° posto, 0,92 mld $), Parmalat (90° posto, 0,85 mld $) e Findus (94° posto, 0,83 mld $). Crescono anche Rana e Beretta, con quest’ultima vicina all’ingresso in classifica (105° posto virtuale).

Nestlé resta irraggiungibile ma in calo
Nonostante un calo del 4%, Nestlé rimane saldamente al comando della classifica con un valore di 20 miliardi di dollari. Secondo la ricerca di Brand Finance (novembre 2024), a pesare è stato il peggioramento della disponibilità dei consumatori a pagare un prezzo premium: la tolleranza verso gli aumenti registrata durante l’inflazione si è trasformata in insoddisfazione e calo della fiducia.
Le ragioni del successo italiano
Per Massimo Pizzo, senior consultant di Brand Finance, il boom dei marchi italiani è frutto di tre fattori: la qualità dei prodotti, l’immagine positiva dell’Italia all’estero e l’efficacia delle politiche di export. “I marchi italiani non avevano mai raggiunto risultati simili, nonostante il cibo italiano sia il più amato al mondo, come confermano anche le ricerche di Brand Finance” – ha spiegato Pizzo.
Tuttavia, aggiunge l’esperto, resta un limite: “Solo pochi brand italiani hanno un peso rilevante a livello globale. Per emergere è necessario puntare sia sulla qualità che sul marketing: uno solo dei due fattori non basta”.
Le prospettive future
Il settore si prepara a grandi cambiamenti anche in Italia. Pizzo segnala che sarà “interessante osservare le trasformazioni del mercato a seguito dell’acquisizione di Carrefour e Plasmon da parte di New Princes, oltre che l’acquisizione di WK Kellogg da parte di Ferrero”.
Il quadro delineato dal Brand Finance Food & Drinks 2025 conferma quindi una certezza: i marchi italiani non solo crescono, ma si impongono come protagonisti di un nuovo equilibrio globale, trainato da qualità, reputazione e capacità di innovare.


