Ven. Nov 6th, 2026

Spreco alimentare, gli italiani continuano a buttare cibo e la scadenza sulle confezioni non aiuta

Spreco alimentare
Spreco alimentare

Gli italiani sono sempre più consapevoli dei danni economici, ambientali ed etici dello spreco alimentare, ma questa attenzione non si traduce ancora in comportamenti quotidiani coerenti. L’83% considera scorretto e poco etico gettare alimenti ancora commestibili e l’80% riconosce l’impatto negativo dello spreco sull’ambiente. Eppure, più della metà ammette di buttare abitualmente almeno un po’ di cibo in casa.

È quanto emerge da un’indagine condotta da Altroconsumo insieme alle altre organizzazioni che fanno parte di Euroconsumers, dal 31 agosto al 4 settembre su oltre 4.000 cittadini di quattro Paesi europei: Belgio, Italia, Portogallo e Spagna. Per l’Italia sono stati coinvolti più di 1.000 consumatori.

I risultati sono stati presentati da Altroconsumo durante il convegno “Donazione delle eccedenze”, promosso da Fondazione Valore e Fondazione Terzjus in collaborazione con Intesa Sanpaolo. L’incontro ha affrontato il ruolo delle imprese nella lotta allo spreco alimentare e nella diffusione della cultura del dono, coinvolgendo rappresentanti della grande distribuzione, della logistica, dell’industria alimentare e del Terzo settore.

Secondo la ricerca, il 79% degli intervistati considera importante combattere lo spreco anche per ragioni economiche e di risparmio. Una consapevolezza che, però, non basta ancora a evitare che una parte degli alimenti finisca nella spazzatura, sia in casa sia quando si mangia fuori.

Più di un italiano su due butta ancora cibo in casa

A dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda (legge 166/2016), che disciplina il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari per finalità di solidarietà sociale, i risultati sono importanti: sono state recuperate 3,7 milioni di tonnellate di cibo, per un controvalore di 10,3 miliardi di euro. Un traguardo significativo, che non significa però aver risolto il problema.

In Italia, più della metà degli intervistati dichiara di buttare abitualmente almeno un po’ di cibo nella propria abitazione. Una persona su dieci ammette di sprecarne abbastanza o molto. La situazione è particolarmente evidente tra i giovani: nella fascia tra i 18 e i 34 anni, una persona su cinque dichiara di gettare via abbastanza o molto cibo ogni settimana. La percentuale diminuisce sensibilmente tra chi ha un’età compresa tra 55 e 74 anni.

Una delle spiegazioni riguarda le diverse abitudini di acquisto: i più giovani tendono a pianificare meno la spesa, mentre organizzare meglio gli acquisti riduce sensibilmente il rischio di ritrovarsi con alimenti inutilizzati.

Tra le principali cause dello spreco domestico ci sono le quantità eccessive preparate in cucina, gli avanzi che non vengono consumati e gli acquisti superiori a quelli che si riescono effettivamente a utilizzare prima che gli alimenti si deteriorino.

Pianificare i pasti e la spesa, conservare correttamente i prodotti e trovare modi per riutilizzare gli avanzi sono quindi comportamenti che possono fare la differenza. La ricerca evidenzia che chi organizza gli acquisti ha una probabilità inferiore del 40% di sprecare alimenti, mentre gli acquisti impulsivi aumentano il rischio di buttare prodotti rimasti inutilizzati.

Al ristorante una persona su due lascia nel piatto una quantità importante di cibo

Lo spreco non riguarda soltanto le mura domestiche. Una persona su due dichiara di lasciare talvolta al ristorante una quantità significativa di cibo a fine pasto.

Tra queste persone, il 66% chiede almeno qualche volta di portare a casa gli avanzi. Chi non lo fa indica tra le ragioni principali l’imbarazzo nel chiedere la cosiddetta doggy bag.

Un’abitudine che segnala come, anche nella ristorazione, ci siano ancora barriere culturali da superare per rendere più naturale il recupero degli alimenti non consumati.

Scadenze sulle confezioni: il 70% vuole spiegazioni più chiare

Per ridurre lo spreco alimentare è importante anche capire bene le informazioni riportate sulle confezioni, soprattutto quelle relative alle date di scadenza.

Molti italiani ritengono di conoscere la differenza tra le diciture presenti sulle etichette, ma soltanto il 15% degli intervistati ha risposto correttamente a tutte le domande di verifica proposte dall’indagine.

La distinzione è importante. La dicitura “da consumarsi entro” riguarda la sicurezza alimentare e indica una data che non deve essere superata. “Da consumarsi preferibilmente entro”, invece, indica il termine entro il quale il prodotto mantiene le sue caratteristiche qualitative ottimali, se conservato correttamente.

Conoscere la differenza può evitare che alimenti ancora consumabili vengano gettati inutilmente, con conseguenze anche sulla spesa delle famiglie.

Per questo i consumatori chiedono indicazioni più semplici: il 70% vorrebbe spiegazioni più comprensibili da parte dei produttori sul significato della dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, mentre il 65% desidera informazioni che aiutino a capire meglio se un alimento possa essere ancora consumato.

L’obiettivo è avere etichette non soltanto corrette, ma anche davvero utili nelle decisioni di tutti i giorni, senza compromettere la sicurezza alimentare.

Sostenibilità, prezzo e gusto: cosa guida la spesa degli italiani

L’attenzione all’ambiente è diffusa: l’80% degli intervistati riconosce l’impatto negativo dello spreco alimentare e un terzo dichiara di prestare molta attenzione agli aspetti ambientali quando acquista cibo.

Ma quando arriva il momento di fare la spesa, la sostenibilità non è necessariamente il primo criterio di scelta. Prezzo, gusto e promozioni continuano a pesare molto sulle decisioni dei consumatori.

Per favorire acquisti più sostenibili non basta quindi fare appello alla responsabilità individuale: è importante anche rendere le alternative accessibili dal punto di vista economico e offrire informazioni affidabili sui prodotti.

La distribuzione può contribuire in modo concreto. Il 67% degli intervistati dichiara infatti che acquisterebbe prodotti vicini alla scadenza se fossero scontati del 33%.

Anche sul fronte delle etichette emerge una richiesta di maggiore trasparenza: il 65% dei consumatori è favorevole all’introduzione di informazioni obbligatorie sulla sostenibilità delle produzioni e a incentivi per gli agricoltori che adottano metodi sostenibili.

Altroconsumo: “Non basta recuperare il cibo, bisogna fare in modo che ne avanzi meno”

“A dieci anni dalla Legge Gadda i risultati nel recupero delle eccedenze sono concreti e significativi. Ora serve un passo in più: non basta solo recuperare il cibo che avanza, bisogna fare in modo che ne avanzi meno. In una fase in cui la spesa pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie, ridurre lo spreco significa anche tutelare il loro potere d’acquisto”, spiega Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo.

“La nostra indagine mostra che la consapevolezza delle persone c’è, ma mancano gli strumenti per tradurla in comportamenti quotidiani: etichette e scadenze comprensibili, formati e promozioni che non spingano ad acquisti eccessivi, sconti reali sui prodotti vicini alla scadenza. La prevenzione deve diventare allora una priorità delle politiche pubbliche, con obiettivi misurabili. E non può essere affidata soltanto ai consumatori: produttori, distribuzione e ristorazione hanno leve per rendere più facile non sprecare, dall’etichetta al prezzo. Su questo Altroconsumo è pronta a fare la sua parte, portando la voce e le esigenze dei cittadini nel confronto con le istituzioni e con tutta la filiera”, conclude.

Come è stata condotta l’indagine

La ricerca è stata realizzata da Euroconsumers in Belgio, Italia, Portogallo e Spagna dal 31 agosto al 4 settembre 2026, raccogliendo oltre 4.000 risposte. Per l’Italia il campione comprende più di 1.000 persone.

I risultati sono stati ponderati per genere, età, livello di istruzione e distribuzione geografica e possono essere considerati rappresentativi delle tendenze delle rispettive popolazioni nazionali.

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