Il pane resta un alimento fondamentale sulle tavole degli italiani, ma cambiano le abitudini di acquisto e cresce la voglia di varietà. Nel retail italiano il settore vale 3,8 miliardi di euro e raggiunge l’87% delle famiglie. A trainare il mercato sono soprattutto i pani speciali e regionali, che registrano una crescita dell’11% a volume. È quanto emerge da una ricerca NIQ commissionata da Vandemoortele in occasione della Giornata Mondiale del Pane, che si celebra il 16 ottobre.
Secondo lo studio, il pane rappresenta l’82% dei volumi complessivi del bakery fresco a peso variabile venduto nella distribuzione moderna italiana, con circa 1,2 milioni di tonnellate, e il 57% del valore totale della categoria, pari a 3,8 miliardi di euro.
Dietro questi numeri c’è un mercato che continua a evolversi. Accanto al pane tradizionale, acquistato ogni giorno da milioni di famiglie, trovano sempre più spazio ricette particolari, specialità locali e prodotti con caratteristiche distintive.
Il pane tradizionale resta il più acquistato, ma avanzano le specialità
Il pane standard raggiunge una penetrazione dell’81% tra le famiglie italiane, mentre quello speciale o a valore aggiunto arriva al 53%. Il prodotto tradizionale continua quindi a rappresentare la base della categoria, ma una parte importante dei consumatori affianca alla spesa quotidiana anche pani diversi, legati a ricette regionali, ingredienti particolari e tradizioni locali.
Nel complesso, il pane cresce del 6% sia a volume sia a valore rispetto all’anno precedente. Il segmento tradizionale registra un aumento del 5% a volume e del 6% a valore, mentre quello speciale cresce più rapidamente, con un +11% a volume e un +7% a valore.
Non si tratta di una sostituzione del pane tradizionale, che mantiene dimensioni e diffusione maggiori, ma di un ampliamento delle possibilità di scelta. Il banco del pane diventa così uno spazio in cui convivono l’acquisto di tutti i giorni e la ricerca di prodotti capaci di raccontare una storia, un territorio o una ricetta particolare.
Dal pane quotidiano alle ricette regionali: perché non è una semplice commodity
In occasione della Giornata Mondiale del Pane, Vandemoortele invita a riscoprire il valore di un alimento che spesso viene dato per scontato e considerato una semplice merce da acquistare al prezzo più basso.
In Italia esistono oltre 200 ricette di pane riconosciute, a cui si aggiungono numerose altre specialità legate alle tradizioni locali. Il pane è infatti strettamente legato ai territori: cambiano le farine, le tecniche di lavorazione, i tempi di fermentazione e le ricette, anche a pochi chilometri di distanza. Un patrimonio che rende ogni prodotto diverso e che va oltre la sua funzione quotidiana.
“Parlare di pane significa parlare di un patrimonio che attraversa territori, generazioni e abitudini quotidiane”, afferma Giulia Manzoni, Sr Category & Brand Manager Bread presso Vandemoortele Italia. “Dietro ogni ricetta ci sono materie prime, tecniche, fermentazioni e competenze che rendono il pane profondamente legato alla cultura del luogo in cui nasce. Considerarlo una semplice commodity significa perderne il valore: anche il pane più quotidiano è il risultato di una storia e di un sapere che meritano di essere riconosciuti e raccontati”.
Il pane vale 3,8 miliardi: i numeri del mercato nella grande distribuzione
Nel settore del bakery fresco a peso variabile venduto nella distribuzione moderna, il pane standard sviluppa circa 878.000 tonnellate e un valore di 2,7 miliardi di euro. Il segmento speciale, che comprende prodotti con ingredienti dal valore percepito più alto, ricette tradizionali o caratteristiche distintive, raggiunge invece 369.000 tonnellate e un valore complessivo di circa 1,1 miliardi di euro.
La differenza conferma il ruolo centrale del pane tradizionale, ma mostra anche il potenziale delle specialità, che permettono di ampliare l’offerta e rispondere a gusti ed esigenze differenti.
Anche le forme più acquistate raccontano le preferenze dei consumatori. Tra i pani standard, le baguette raggiungono una penetrazione del 56%, seguite dai piccoli panini croccanti al 55%, dalle ciabatte al 50% e dalle pagnotte al 49%.
Nel segmento dei pani a valore aggiunto, pagnotte e piccoli panini croccanti raggiungono entrambi il 26%, mentre le baguette si attestano al 22%.
Tradizione e innovazione convivono sul banco del pane
La crescita dei pani speciali non significa che gli italiani stiano abbandonando il pane più semplice. Piuttosto, dimostra che anche un alimento profondamente radicato nelle abitudini quotidiane può evolversi e offrire nuove possibilità, senza perdere la propria funzione.
Per la distribuzione moderna, la sfida consiste nel proporre un assortimento capace di tenere insieme prodotti di uso quotidiano, ricette territoriali e specialità a valore aggiunto, rendendo le diverse opzioni facilmente riconoscibili per chi fa la spesa.
“La crescita dei pani speciali non ridimensiona il ruolo del pane tradizionale, ma amplia le possibilità della categoria”, afferma Antonio Evangelista, Retail Marketing Manager di Vandemoortele Italia. “Per il retail, la sfida è trasformare questa varietà in una proposta chiara, nella quale ogni referenza risponda a una funzione precisa e sia immediatamente leggibile per lo shopper. I dati e la conoscenza della categoria ci permettono di supportare le insegne nella costruzione di assortimenti coerenti con il loro posizionamento, capaci di tenere insieme acquisto quotidiano, ricette territoriali e proposte a valore aggiunto”.
Il pane continua dunque a essere un acquisto irrinunciabile, ma sempre più spesso è anche una scelta legata al gusto, alla curiosità e alla riscoperta delle tradizioni. Con un mercato da 3,8 miliardi di euro, una presenza nell’87% delle famiglie italiane e i pani speciali in crescita a doppia cifra, la categoria dimostra di avere ancora spazio per rinnovarsi.
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