Mar. Ott 27th, 2026

Il vino italiano negli USA punta sulla promozione e su un patto con la ristorazione

Il vino italiano torna negli Stati Uniti per rilanciare le vendite e rafforzare la propria presenza in un mercato strategico. Nell’ultimo anno e mezzo il settore ha perso 300 milioni di euro di vendite in valore oltreoceano, tra dazi, dollaro debole e tensioni geopolitiche. La risposta di Coldiretti e Filiera Italia passa dalla promozione delle etichette tricolori e dalla proposta di un patto con la ristorazione internazionale, per rendere il vino italiano più accessibile ai consumatori.

L’occasione è l’inaugurazione del Vinitaly di New York, due giorni di iniziative dedicate a sostenere le bottiglie italiane sul mercato americano. In collaborazione con Veronafiere, Enoteca Coldiretti torna negli Stati Uniti con l’obiettivo di consolidare le relazioni commerciali, rafforzare la presenza dei produttori e valorizzare le caratteristiche delle produzioni italiane.

Vino italiano negli Usa, pesano dazi e dollaro debole

Negli ultimi 18 mesi le vendite di vino italiano negli Stati Uniti hanno registrato una perdita in valore di 300 milioni di euro. Tra i fattori che hanno inciso sull’andamento del mercato figurano i dazi introdotti dall’amministrazione Trump e l’indebolimento del dollaro, che ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori americani.

Nonostante le difficoltà, il vino italiano continua a godere di una buona popolarità negli Usa. A sostenerne la presenza contribuisce anche il Prosecco, che si è dimostrato particolarmente resiliente in questa fase complessa. Proprio da questa forza il settore intende ripartire, facendo leva sulla qualità riconosciuta delle produzioni italiane.

Vendemmia 2026, qualità elevata ma produzione in calo

Le previsioni di Coldiretti indicano per la vendemmia 2026 una riduzione della produzione compresa tra il 10% e il 15%. Sul fronte della qualità, invece, l’annata si preannuncia particolarmente positiva, grazie a uve in condizioni pressoché perfette.

Il caldo record ha ridotto le rese e aumentato il grado zuccherino delle uve, contribuendo anche a limitare gli attacchi dei parassiti. Un risultato qualitativo importante per il settore, che deve però fare i conti con un contesto economico difficile.

I prezzi riconosciuti ai produttori sono infatti in calo, con riduzioni che superano il 20% rispetto allo scorso anno. A complicare la situazione contribuiscono l’aumento dei costi di produzione, dall’energia ai materiali utilizzati per il confezionamento, compresi vetro e plastica.

Il caro bottiglia frena i consumi e la ristorazione

Sulle difficoltà del comparto pesano anche le campagne che, secondo Coldiretti e Filiera Italia, hanno contribuito a demonizzare ingiustificatamente il vino, prodotto legato alla tradizione alimentare italiana e alla Dieta mediterranea.

Un altro ostacolo è il prezzo delle bottiglie nei ristoranti. Il costo del vino può aumentare sensibilmente nel passaggio dalla cantina al tavolo, con effetti negativi sulle vendite e sulla possibilità per i consumatori di scegliere le etichette italiane quando mangiano fuori casa.

Da qui nasce la proposta di Coldiretti di promuovere negli Stati Uniti un patto con il mondo della ristorazione, a partire dagli operatori internazionali. L’obiettivo è migliorare il posizionamento del vino italiano, sostenere i produttori e rispondere alla voglia di italianità dei consumatori di tutto il mondo.

“Il futuro del vino italiano si riassume in tre parole: redditizio, accessibile e piacevole. Redditizio, perché senza margini non ci sono investimenti e futuro; accessibile, perché il vino non può diventare un lusso per pochi; piacevole, perché è cultura, convivialità e stare insieme”, ha sottolineato Luigi Scordamaglia, capo area Mercati, internazionalizzazione e politiche europee di Coldiretti e amministratore delegato di Filiera Italia, intervenendo alla cerimonia inaugurale del Vinitaly negli Usa.

“Essere forti nel mondo significa prima di tutto dare valore ai produttori. Promuovere il vino italiano non vuol dire solo vendere più bottiglie, ma difendere la filiera e il suo valore”, ha aggiunto Scordamaglia.

Vino, un pilastro del Made in Italy da oltre 16 miliardi

Nonostante le difficoltà sui mercati internazionali, il vino resta uno degli ambasciatori più conosciuti del Made in Italy e un pilastro dell’economia agroalimentare nazionale.

Il comparto ha superato i 16 miliardi di euro di fatturato e coinvolge 241.000 imprese viticole, su una superficie complessiva di 681.000 ettari. Circa il 78% del vigneto italiano è dedicato alle produzioni a Indicazione Geografica: il 65% a denominazioni Dop e il 14% a Igp.

L’Italia può inoltre contare su un patrimonio di biodiversità vitivinicola da record, con 635 varietà di uve iscritte al registro nazionale. Una ricchezza che Coldiretti e Filiera Italia intendono valorizzare anche negli Stati Uniti, puntando sulla promozione, sulla qualità e su una maggiore collaborazione con la ristorazione per sostenere le vendite e il valore della filiera.

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