Il vino al calice si sta affermando sempre più nella ristorazione italiana, anche mentre i consumi complessivi di vino registrano un lento calo. Secondo una ricerca TradeLab per Federvini, citata da Il Sole 24 Ore, il vino al calice rappresenta oggi il 24% dei consumi complessivi di vino nei ristoranti, quota che sale al 31% nei locali premium.
Una formula sempre più diffusa
Fino a pochi anni fa la vendita di vino al calice era soprattutto episodica. Oggi rappresenta invece una modalità di consumo consolidata, legata a una maggiore attenzione alla qualità e alla possibilità di bere in modo più moderato.
Il fenomeno può accompagnare un riposizionamento della domanda verso prodotti di maggiore valore, privilegiando la qualità e l’abbinamento con il cibo rispetto alla quantità. Anche in Francia il formato sta entrando nella grande distribuzione, con confezioni monodose vendute a prezzi competitivi.
Cresce anche tra i consumatori internazionali
A confermare la diffusione del fenomeno è un’indagine condotta da Coravin su 2.600 consumatori di vino di Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Francia e Germania. Il 51% degli intervistati ha dichiarato di consumare oggi più vino al calice rispetto a due anni fa.
Le motivazioni cambiano a seconda dei mercati. Negli Stati Uniti, Regno Unito e Australia, il 44% indica tra le principali ragioni la possibilità di assaggiare vini premium. In Francia e Germania prevale invece l’esigenza di bere meno: in Francia il 40% sceglie il calice anche per moderare il consumo prima di mettersi alla guida, mentre in Germania il 36% indica semplicemente la volontà di ridurre la quantità di vino consumata.
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