Il Consorzio è intervenuto alla fiera francese per tutelare la Dop. Fuori dall’Unione Europea, il giro d’affari del falso Parmesan supera i 2 miliardi di euro, per circa 200.000 tonnellate di prodotto: quasi tre volte il volume del Parmigiano Reggiano esportato.
Anche l’edizione 2026 del SIAL di Parigi, una delle più importanti fiere internazionali dedicate al food & beverage, ha visto un nuovo intervento del Consorzio del Parmigiano Reggiano contro l’utilizzo illecito di denominazioni che richiamano la Dop.
Durante le attività di vigilanza all’interno della manifestazione, il Consorzio ha individuato diverse situazioni non conformi e richiesto l’intervento delle autorità francesi competenti, la Direction Départementale de la Protection des Populations de la Seine-Saint-Denis. Nel mirino sono finiti due formaggi con nomi evocativi e sei prodotti trasformati che riportavano la parola “Parmesan” tra gli ingredienti: quattro casi di utilizzo illecito e due da verificare.
I prodotti segnalati dal Consorzio
Tra i prodotti individuati figuravano:
- Un formaggio prodotto negli Stati Uniti, denominato “Shredded Parmesan cheese”.
- Un formaggio ucraino con la denominazione evocativa “Parmental cheese”.
- Un sugo chiamato “Creamy Basil with Parmesan Cheese”, che non conteneva Parmigiano Reggiano.
- Una salsa al formaggio prodotta in Egitto, denominata “Ranch PARMESAN – Sauce”, anch’essa priva di Parmigiano Reggiano.
- Due prodotti denominati rispettivamente “Buffalo Garlic Parmesan Sauce” e “Truffle Parmesan Sauce”, entrambi senza Parmigiano Reggiano.
- Un prodotto da cucina chiamato “Préparation culinaire à base de Sel Parmesan Basilic”.
- Una crema denominata “Crème de Courgette Parmesan & Basilic”.
Le autorità francesi, con cui il Consorzio aveva già collaborato nelle precedenti edizioni della fiera, sono intervenute tempestivamente, disponendo la rimozione dall’esposizione al pubblico dei sei prodotti non conformi. Per gli ultimi due prodotti segnalati, le verifiche hanno invece accertato l’effettivo utilizzo di Parmigiano Reggiano.
Il falso Parmesan vale oltre 2 miliardi di euro fuori dall’UE
Non è la prima volta che il Consorzio individua casi di utilizzo illecito di denominazioni evocative della Dop durante il SIAL. All’interno dell’Unione Europea, infatti, l’impiego del termine “Parmesan” per formaggi non conformi al disciplinare è vietato.
La questione è stata chiarita dalla sentenza ottenuta dalla Commissione europea e dal Consorzio nel febbraio 2008 presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La decisione ha stabilito che “Parmesan” non è un termine generico, ma evoca la denominazione “Parmigiano Reggiano” e non può quindi essere utilizzato per formaggi che non rispettano il disciplinare della Dop.
Il fenomeno resta particolarmente rilevante nei mercati extraeuropei. Secondo le stime del Consorzio, il giro d’affari del falso Parmigiano Reggiano al di fuori dell’Unione Europea supera i 2 miliardi di euro, per un volume di circa 200.000 tonnellate di prodotto: quasi tre volte quello del Parmigiano Reggiano esportato.
“Il tempestivo intervento delle autorità francesi conferma l’efficacia del sistema UE a tutela delle DOP, che oggi obbliga gli Stati membri a una vigilanza diretta sulle denominazioni d’origine”, ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio.
“È un livello di protezione purtroppo ancora lontano in molte aree extra-UE, dove le contraffazioni continuano a danneggiare le nostre esportazioni e a ingannare i consumatori. Tuttavia, questo ennesimo caso di violazione all’interno dell’Unione dimostra che serve un ulteriore salto di qualità: abbiamo bisogno di regole comuni per tutti gli enti fieristici europei affinché garantiscano eventi realmente ‘fake free’, evitando ai consorzi e ai tribunali di dover intervenire a posteriori con costi inutili e gravosi”, ha concluso Bertinelli.
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