Con l’entrata in vigore, avvenuta lo scorso 12 agosto, delle prime disposizioni applicative del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il settore del packaging si appresta a vivere una trasformazione profonda. I primi paletti normativi riguardano il divieto tassativo di utilizzare PFAS all’interno degli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti e l’imposizione di limiti decisamente più stringenti per quanto riguarda la presenza di metalli pesanti. Si tratta tuttavia solo del primo tassello di un percorso normativo che, nei prossimi anni, introdurrà parametri sempre più severi su riciclabilità, tracciabilità, riduzione dei formati, etichettatura e impiego obbligatorio di materie prime riciclate.
In questo scenario di profondo cambiamento, il comparto del cartone ondulato parte da una posizione di netto vantaggio, dimostrandosi già ampiamente in linea con le direttrici tracciate da Bruxelles. A confermarlo è l’Associazione Italiana Scatolifici, presieduta da Andrea Mecarozzi, che rappresenta circa 300 imprese per un fatturato complessivo di 1,3 miliardi di euro e oltre 5.000 addetti. I numeri del settore testimoniano infatti una filiera circolare già matura: nel 2025 il tasso di recupero degli imballaggi cellulosici in Italia ha sfiorato il 93,1%, e circa l’85% della fibra impiegata per produrre i circa due miliardi di metri quadrati di cartone trasformati ogni anno proviene da materiale riciclato.

A spingere l’acceleratore sulla crescita del cartone ondulato sono soprattutto le crescenti esigenze operative legate all’e-commerce, alla grande distribuzione e alla logistica moderna, ambiti che richiedono soluzioni capaci di coniugare protezione della merce, ottimizzazione dei volumi di trasporto e drastica riduzione degli sprechi. Questa tendenza trova riscontro nei dati di una ricerca Ipsos Doxa condotta all’inizio del 2026, secondo cui oltre la metà delle aziende italiane ha incrementato l’uso del cartone o lo ha scelto in sostituzione di altri materiali, in particolare la plastica. Inoltre, per più di otto imprese su dieci, la possibilità di personalizzare il packaging rappresenta ormai una leva strategica fondamentale.
Le nuove regole europee costituiscono la naturale evoluzione di un percorso di sostenibilità che il comparto ha intrapreso da tempo. Per le imprese del settore, la vera sfida dei prossimi anni consisterà nel continuare a innovare puntando su ecodesign e digitalizzazione, per offrire alle filiere produttive un’infrastruttura di imballaggio sempre più efficiente, performante e orientata all’economia circolare.

In occasione di un recente incontro con la stampa a Milano abbiamo chiesto al presidente dell’Associazione Italiana Scatolifici di aiutarci a capire meglio il ruolo dell’Associazione, le questioni legate alla sostenibilità del cartone ondulato, le criticità del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e le priorità nella comunicazione dell’associazione nei confronti di istituzioni e stakeholder.
Qual è oggi il ruolo dell’Associazione Italiana Scatolifici?
L’Associazione rappresenta gli scatolifici trasformatori italiani, in prevalenza piccole e medie imprese a capitale italiano. Sono aziende con fatturati molto diversi, dai 3 milioni fino ai 50-60 milioni di euro, che producono imballaggi in cartone ondulato personalizzati per le diverse filiere produttive.
Come è cambiata negli anni la percezione del cartone ondulato?
Il settore ha compiuto un’evoluzione importante anche sul piano della comunicazione. Oggi il cartone ondulato è percepito come uno dei materiali da imballaggio più sostenibili. In Italia il tasso di recupero degli imballaggi cellulosici ha raggiunto il 93% e circa l’85% del materiale utilizzato per produrre cartone ondulato proviene da materiale riciclato. La fibra può inoltre essere avviata a nuovi cicli produttivi più volte.
Il cartone ha conquistato nuovi spazi anche grazie all’e-commerce?
Sì. La crescita dell’e-commerce ha accelerato l’utilizzo degli imballaggi in cartone, che sono arrivati sempre più direttamente nelle case dei consumatori. Ma il ruolo della scatola è cambiato anche perché oggi non serve soltanto a proteggere il prodotto: può comunicare, essere personalizzata, valorizzare il brand e, se progettata correttamente, essere riutilizzata o avviata al riciclo.
Quanto conta la personalizzazione?
È fondamentale. Gli scatolifici lavorano a stretto contatto con le diverse filiere e ne conoscono esigenze e caratteristiche. Un’azienda che opera vicino a un distretto produttivo acquisisce competenze specifiche sul settore di riferimento, dal vino all’arredamento, dalla GDO all’export. Questa specializzazione consente di progettare imballaggi adeguati ai diversi prodotti e canali distributivi.
Qual è oggi la principale sfida legata al PPWR, il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi?
Per il cartone ondulato molte delle indicazioni del regolamento sono già coerenti con il percorso intrapreso dal settore. Le prime disposizioni riguardano, tra l’altro, l’assenza di metalli pesanti e PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti. La vera complessità riguarda soprattutto la burocrazia, la tracciabilità e la corretta attribuzione delle responsabilità lungo la filiera.
Perché la tracciabilità rappresenta una criticità?
Perché la catena è molto articolata. Bisogna poter collegare il lotto della scatola al lotto di produzione del cartone, alla carta utilizzata e, a monte, al materiale riciclato o alla fibra proveniente da filiere certificate. Il problema non è tanto la possibilità tecnica di farlo, quanto la complessità e i costi che possono derivare dalla gestione di queste informazioni, soprattutto per le PMI.
Il PPWR trasferisce una parte importante della responsabilità a chi immette l’imballaggio sul mercato?
Sì. La responsabilità della conformità dell’imballaggio viene ricondotta a chi lo commissiona e lo immette sul mercato con il proprio marchio. Questo significa che lungo la filiera devono essere raccolte e trasmesse le dichiarazioni necessarie dai diversi fornitori.
Qual è quindi la richiesta dell’Associazione?
Semplificare gli adempimenti e rendere più chiara l’applicazione del regolamento. Il settore non chiede di ridurre gli obiettivi ambientali, ma di evitare che la burocrazia diventi sproporzionata rispetto agli obiettivi. Per una PMI che produce migliaia di imballaggi personalizzati, gestire procedure estremamente dettagliate per ogni singola variante può diventare molto complesso.
L’Italia parte da una posizione particolare rispetto agli altri Paesi europei?
L’Italia ha una filiera della carta e del cartone molto sviluppata e livelli di recupero elevati. Questo significa che molte delle pratiche richieste dal regolamento sono già parte del funzionamento del settore. Il confronto europeo è però importante perché il PPWR punta a uniformare gli standard tra Paesi che oggi presentano livelli di riciclo differenti.
Quanto è importante il ruolo degli scatolifici nelle filiere produttive?
Molto più di quanto possa apparire. La scatola è un elemento fondamentale per numerose filiere e un eventuale problema nell’approvvigionamento degli imballaggi può avere conseguenze sull’intera catena distributiva. Lo abbiamo visto anche durante il Covid e nelle successive difficoltà di approvvigionamento delle materie prime.
Qual è il messaggio che l’Associazione vuole portare alle istituzioni?
Far comprendere il funzionamento reale della filiera e contribuire a costruire regole applicabili. Gli scatolifici sono spesso nel mezzo della catena: acquistano materiali, li trasformano in imballaggi e li forniscono alle aziende che li utilizzano. Conoscere questo ruolo è indispensabile per valutare l’impatto concreto delle norme.
E ai consumatori cosa vorreste raccontare?
Che dietro una semplice scatola esiste una filiera complessa, fatta di materia prima, riciclo, progettazione, produzione, logistica e recupero. Il cartone ondulato è già oggi una delle soluzioni più coerenti con gli obiettivi di economia circolare e può continuare a evolvere, purché innovazione e sostenibilità procedano insieme.
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