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Ven. Mag 15th, 2026

Sidro Maley, il low alcol per natura che nasce tra i ghiacciai

Sidro Maley
Sidro Maley

In un contesto in cui cresce il desiderio di autenticità, naturalità e leggerezza, Maley si afferma come il perfetto equilibrio tra tradizione alpina e gusto contemporaneo. Più che una semplice bevanda, il sidro Maley rappresenta l’espressione di un progetto di agricoltura eroica dedicato alla mela, capace di reinterpretare il sidro come alternativa elegante, naturale e naturalmente low alcol al vino e alle bollicine tradizionali.

Il sidro, in realtà, non è una scoperta recente ma un ritorno alle origini. Un tempo bevanda simbolo delle corti europee e parte integrante della cultura contadina di montagna, oggi viene reinterpretato da Maley attraverso tecniche moderne e una visione contemporanea.

L’azienda è infatti tra le realtà pionieristiche del sidro d’alta quota in Europa: unisce competenza agronomica e sensibilità artigianale per dare vita a prodotti che raccontano in modo autentico il terroir alpino, portando nel mondo il carattere unico delle mele del Monte Bianco.

Il nome Maley affonda le proprie radici nella storia: richiama l’antico termine “Malus”, dedicato alla mela, ma anche “lo greu maley”, il grande frutteto medievale situato a Torgnon, al cospetto del Cervino. Il progetto prende forma grazie alla visione di Gianluca Telloli, responsabile Ricerca e Selezione di Proposta Vini, con l’obiettivo di restituire dignità e valore al sidro italiano, trattandolo con la stessa attenzione tecnica e culturale riservata ai grandi spumanti.Maley nasce così come un ponte ideale tra Valle d’Aosta e Savoia, unendo territori e tradizioni accomunate dalla cultura della mela e dell’altitudine.

Al centro della filosofia aziendale c’è la salvaguardia del patrimonio agricolo alpino. Maley recupera e valorizza antiche varietà di mele – tra cui Raventze, Barbelune, Rodzetta, Calville, Pomma Verte, Croison de Boussy e Groin de Veau – insieme a rare varietà di pere, coltivate in frutteti storici che superano anche i 1.500 metri di altitudine.

Molti di questi alberi sono secolari e custodiscono un patrimonio genetico unico, che rischiava di scomparire. Grazie al lavoro di recupero e propagazione portato avanti dall’azienda, ogni bottiglia contribuisce concretamente alla tutela della biodiversità e alla conservazione di varietà rare. Un impegno che si traduce anche nella cura del paesaggio montano, mantenuto vivo attraverso pratiche tradizionali come pascolo, sfalcio e irrigazione storica, nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale e sociale.

In un mercato sempre più orientato verso bevande a moderata gradazione alcolica, il sidro Maley si distingue per una caratteristica naturale: il basso contenuto alcolico non nasce da processi artificiali, ma direttamente dalla natura della mela.

Con gradazioni comprese tra il 3% e il 7% vol., i sidri Maley rappresentano una forma autentica di low alcol. Diversamente dall’uva, infatti, la mela possiede un contenuto zuccherino naturalmente più contenuto e genera fermentazioni che mantengono equilibrio, freschezza e bevibilità senza necessità di dealcolazione o aggiunte esterne.Anche l’altitudine gioca un ruolo determinante: le basse temperature dei frutteti valdostani e savoiardi favoriscono fermentazioni lente e controllate, preservando la purezza aromatica del frutto e mantenendo una vibrante acidità naturale.

«Oggi il sidro sta attirando l’attenzione di mondi diversi, dalla birra al vino – spiega Gianluca Telloli – ma il vero sidro nasce dalle mele da sidro, non dalle comuni mele da tavola. Esattamente come accade nel vino, la qualità della materia prima determina il risultato finale. Noi lavoriamo senza compromessi, per ottenere un prodotto capace di coniugare immediatezza, profondità ed eleganza.

Tra le espressioni più rappresentative della produzione Maley spicca il Cidre du Saint Bernard, oggi distribuito in Italia da Proposta Vini. Più che un semplice sidro, è il simbolo di un progetto che unisce archeologia botanica, ricerca e cultura alpina.

Prodotto da antiche varietà di mele valdostane e savoiarde raccolte da alberi spesso centenari, il Cidre du Saint Bernard prende il nome da San Bernardo, patrono degli alpinisti e custode delle vallate alpine tra Italia e Francia.

La lavorazione richiama il savoir-faire della migliore spumantistica: entro 36 ore dalla raccolta le mele vengono trasferite in Savoia, dove vengono pressate e fermentate in acciaio senza aggiunta di zuccheri. Una volta raggiunto il grado alcolico desiderato, la fermentazione viene arrestata tramite abbassamento della temperatura e il sidro viene delicatamente pastorizzato senza utilizzo di solforosa. Un metodo produttivo che crea un ponte ideale tra Metodo Martinotti e Metodo Ancestrale.Nel calice si presenta con un brillante giallo paglierino dai riflessi verdolini. Il profumo richiama fiori bianchi, scorza di cedro, mela fresca e leggere note minerali. Al palato sorprende per freschezza, precisione e verticalità: un sorso che evoca aria di montagna, prati appena falciati e la purezza dell’alta quota.

Pensato per chi ama il vino ma desidera uscire dagli schemi tradizionali, per chi cerca un approccio più leggero senza rinunciare all’esperienza del calice e per chi ama prodotti che raccontano storie autentiche di territorio.L’abbinamento ideale? Perfetto con Fontina d’alpeggio e tome stagionate, ma sorprendentemente versatile anche accanto a un sushi di alta qualità.Prezzo indicativo in enoteca: a partire da 16 euro.

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