«Vinitaly rappresenta oggi un’infrastruttura per sostenere e amplificare la proiezione internazionale del vino italiano», ha dichiarato il presidente di Veronafiere Federico Bricolo inaugurando la 58ª edizione del salone, alla presenza delle principali istituzioni nazionali ed europee. Bricolo ha sottolineato come, in uno scenario geopolitico ed economico complesso, il ruolo della fiera debba evolvere «non solo come luogo di incontro del business, ma come leva concreta per consolidare il posizionamento del settore e ampliarne le opportunità di sviluppo all’estero».
La strategia internazionale di Veronafiere
Bricolo ha ricordato che la promozione internazionale è una priorità e che rientra in un programma strutturato di quasi trenta iniziative globali che presidiano aree strategiche: Stati Uniti, Cina, India, Thailandia, Kazakistan, Giappone, Corea del Sud, America Latina, Balcani, Europa e Regno Unito. Una mappa che coincide con le rotte più promettenti per l’export italiano e che sarà ampliata ulteriormente. «Stiamo già lavorando con ITA – Italian Trade Agency per nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada, Australia. Inoltre, raddoppieremo in Brasile, rafforzando il presidio già attivo con Wine South America».
I vini Premium come chiave di crescita
Secondo l’Osservatorio UIV-Vinitaly, i vini Premium – con un prezzo di uscita cantina minimo di 8 euro – continueranno a crescere nei prossimi anni, compensando in parte il calo globale delle importazioni. La crescita prevista è del +1% entro il 2029, che sale a +3,5% per i prodotti italiani. L’analisi individua dodici mercati ad alto potenziale: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India, oltre a Stati Uniti e Regno Unito.
Le aree più promettenti per il vino italiano
Secondo Unione Italiana Vini e Vinitaly, questi mercati rappresentano le aree dove incrementare la presenza per ampliare un export ancora troppo concentrato sui primi cinque Paesi di sbocco, che valgono il 60% del totale. L’obiettivo è consolidare le produzioni di qualità e rafforzare il posizionamento del vino italiano, che nel 2025 ha registrato un saldo commerciale di +7,2 miliardi di euro.
L’impatto della fascia Premium sull’export
«Il valore export 2025 è risultato in calo di quasi il 4% – ha spiegato il responsabile dell’Osservatorio, Carlo Flamini – ma se avessimo avuto un’incidenza della quota Premium al 20% invece dell’attuale 17%, il saldo negativo si sarebbe ammorbidito a -0,7%». Flamini ha aggiunto che, aumentando di un punto l’anno il peso dei Premium, il valore crescerebbe dell’11% in cinque anni, contribuendo a invertire una decrescita che, a fattori costanti, potrebbe proseguire fino al 2029 con un saldo complessivo del -12%.

