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Ven. Mag 8th, 2026

Rigotti (Confcooperative): Nomenclatura distinta per i vini a bassa gradazione naturale

La riduzione naturale della gradazione alcolica è una delle sfide decisive per il futuro del vino italiano. Lo sostiene Luca Rigotti, presidente del settore Vitivinicolo di Confcooperative, che a margine dell’inaugurazione del Vinitaly ha spiegato come «sia oggi possibile riuscire a ridurre il grado alcolico in maniera naturale, partendo dal vigneto». Secondo Rigotti, «le corrette tecniche agronomiche e l’utilizzo dei giusti cloni consentono infatti di posticipare la maturazione dell’uva, contenendo così il contenuto in zucchero senza compromettere la maturazione aromatica dell’uva». In questo modo, ha aggiunto, «si ottengono vini con una gradazione totale sotto i 9° ma equilibrati sul fronte dell’armonia e dell’equilibrio gustativo».

La richiesta di una nomenclatura distinta

Rigotti ha sottolineato la necessità di una definizione specifica per i vini a bassa gradazione naturale all’interno del “Pacchetto vino”. «Abbiamo proposto che venga prevista una pari nomenclatura per i vini a bassa gradazione alcolica naturale», ha dichiarato. L’obiettivo è evitare confusione tra vini naturali a bassa gradazione, vini dealcolati e bevande analcoliche a base di vino dealcolato, «vanificando così gli obiettivi e gli sforzi dei produttori che intendono proporre sul mercato dei vini differenti dai vini dealcolati e che dovrebbero a ragione poter essere indicati con una propria definizione».

Il tema dei vitigni resistenti

Rigotti ha richiamato anche l’attenzione delle nuove generazioni, in particolare Millennial e GenZ, sempre più orientate verso la sostenibilità e quindi verso i vitigni resistenti alle malattie (Piwi), che permettono una forte riduzione dei trattamenti fungicidi. L’Italia è però l’unico Paese europeo a non consentirne l’utilizzo per i vini DOP. «Mentre in Francia denominazioni prestigiose come Champagne e Bordeaux li utilizzano – ha spiegato Rigotti – da noi in Italia il Testo unico del vino (articolo 33, comma 6) ne vieta l’utilizzo». Da qui l’auspicio di «un adeguamento normativo che consenta anche in Italia di poter iniziare ad utilizzare anche vini derivanti da vitigni resistenti».

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