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Sab. Giu 6th, 2026

Il Petfood è un mercato da 1,2 miliardi trainato dai trend “sugar free”, “grain free” e Omega 3 e 6

Il Petfood debutta su Food Affairs

Food Affairs inaugura una nuova categoria editoriale dedicata al mondo del petfood, settore che oggi vale 1,2 miliardi di euro nella sola distribuzione moderna e che sta vivendo una trasformazione rapidissima, guidata da trend nutrizionali sempre più vicini a quelli dell’alimentazione umana.
Dalle formule sugar free ai prodotti grain free, dai claim low calories ai rich‑in Omega 3 e 6, il petfood si conferma uno dei comparti più dinamici del largo consumo, specchio di una crescente attenzione al benessere degli animali da compagnia e di un mercato in continua evoluzione.
Questa nuova sezione nasce per raccontare numeri, tendenze, innovazione e strategie di un settore.

Mercato e trend del Petfood

Sugar free, senza cereali, a ridotto contenuto calorico e arricchiti con Omega 3 e Omega 6: sono queste le caratteristiche che stanno guidando l’evoluzione del petfood in Italia. A rivelarlo è l’analisi dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha monitorato 3.913 prodotti venduti in supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio, per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro di sell‑out.

Il quadro che emerge è chiaro: la nutrizione di cani e gatti segue sempre più da vicino le macro‑tendenze dell’alimentazione umana, orientate al benessere, al controllo degli zuccheri e delle calorie, alla salute intestinale e cardiovascolare.

Il dominio del “free from”

Il paniere dei prodotti free from è il più ampio del petfood, con 1.997 referenze e oltre 723 milioni di euro di vendite, in lieve crescita sia a valore sia a volume. Tra i claim più dinamici:

  • 541 prodotti sugar free, +4% a volume
  • 467 grain free o low grain, +6%
  • 76 low calories, +7,4%

Cresce anche il “rich in”, trainato da prebiotici e Omega

Il segmento rich in conta 1.968 prodotti per oltre 650 milioni di euro di sell‑out. Gli alimenti ricchi di vitamine restano i più diffusi (1.226 referenze), ma perdono appeal rispetto a claim più moderni:

  • prebiotici, +6,1% a volume
  • Omega 3 e 6, +1,2%

L’italianità perde terreno

Meno attrattivi i richiami all’origine italiana:

  • 521 prodotti con claim di italianità scendono sotto i 121 milioni di euro
  • calo anche per bandiera italiana, “100% italiano” e “Italian quality”

L’unico claim in controtendenza è “prodotto in Italia/made in Italy”, che cresce dello 0,6% sia a valore sia a volume, sostenuto dall’aumento dell’offerta (382 prodotti) e da una maggiore pressione promozionale (+2,9 punti), superando gli 86 milioni di euro di sell‑out.

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