Butternut Box, azienda leader in Europa nel settore del cibo fresco per cani, sbarca ufficialmente in Italia il 25 marzo 2026 e porta al centro del dibattito nazionale il rapporto tra processi industriali e salute animale. Il lancio è accompagnato dalla presentazione di uno studio pubblicato sul Journal of Animal Physiology and Animal Nutrition, firmato dal ricercatore Tolgahan Kocadağlı, dal professor Vural Gökmen e dalla Dottoressa Veterinaria Ciara Clarke di Butternut Box, che analizza come le alte temperature di cottura trasformino la composizione chimica degli alimenti per cani.
La qualità nutrizionale nel pet food e il ruolo degli AGEs
Lo studio ha analizzato 41 prodotti commerciali diversi – crocchette, cibi freschi, liofilizzati, in scatola e “pantry fresh” – con l’obiettivo di mappare la presenza dei prodotti finali di glicazione avanzata, gli AGEs, composti che si formano attraverso la reazione di Maillard durante i trattamenti termici e che tendono ad accumularsi nell’organismo del cane a causa di diete poco variate e prolungate nel tempo. La temperatura di cottura è risultata la variabile clinica più significativa: il cibo fresco cotto delicatamente a 90°C mantiene livelli minimi di AGEs, mentre i prodotti umidi in scatola o “pantry fresh” hanno registrato concentrazioni superiori fino al 120%, a causa dei processi di sterilizzazione ad alta pressione.
“Un aspetto particolarmente rilevante per i professionisti del settore riguarda la biodisponibilità delle proteine. I dati indicano che le alte temperature tipiche della produzione di crocchette causano un ‘blocco della lisina’, un processo chimico che rende questo aminoacido essenziale inutilizzabile per l’animale. Di conseguenza, la percentuale proteica dichiarata sulla confezione di molti prodotti estrusi può risultare fuorviante, poiché una parte della proteina è presente, ma non digeribile. Al contrario, la cottura delicata ha dimostrato di preservare più del doppio della lisina rispetto ai formati industriali tradizionali.” afferma la Dottoressa Ciara Clarke.
Il metodo di lavorazione come fattore determinante
La qualità del profilo chimico del cibo per cani non risulta legata al posizionamento del prodotto o alla fascia di prezzo: anche i segmenti premium o “pantry-fresh” hanno mostrato livelli elevati di composti derivanti dal calore. “Questi risultati suggeriscono che è il metodo di lavorazione a determinare la qualità nutrizionale di una dieta. Per questo motivo, oggi più che mai, è necessario integrare le conversazioni sulla nutrizione clinica con considerazioni che vadano oltre la semplice lista degli ingredienti, guardando con attenzione ai processi termici e alla loro influenza sulla salute a lungo termine nei cani.” aggiunge la Dottoressa Clarke.

