La Gen Z sta riscrivendo le regole della nightlife: si balla ancora, ma di giorno, senza fare le ore piccole e senza il peso dell’hangover. È il soft clubbing, la nuova tendenza che trasforma rave e serate techno in appuntamenti mattutini o pomeridiani, all’insegna della socialità “sobria” e del benessere. Ne avevamo parlato anche qui su Food Affairs in un paio di occasioni.
Cos’è il soft clubbing
Il fenomeno nasce dall’evoluzione del clubbing tradizionale: niente notti insonni, ma brunch rave, day party e morning rave. L’atmosfera è quella dei club, la musica resta house e techno, ma cambia lo spirito: niente eccessi, niente alcol, niente droghe. Si balla la domenica mattina invece del sabato notte.
Discoteca senza postumi
Al posto degli shot, arrivano kombucha, mocktail, estratti e caffè speciali. In Italia si balla persino con cappuccino e cornetto. La Gen Z, molto più attenta alla sobrietà rispetto ai millennial, sceglie un divertimento che non compromette la giornata successiva.
Wellness + techno
Il soft clubbing si intreccia con la cultura del benessere: yoga, meditazione, sauna e musica elettronica convivono negli stessi spazi. È un format che piace anche agli adulti, che possono vivere la passione per il clubbing senza rinunciare al sonno o alla routine familiare.
Un trend globale che arriva in Italia
Nato tra Londra e Berlino, il fenomeno si è diffuso dopo la pandemia. In Italia l’evento più noto è l’m2o Morning Club di Albertino a Milano, che riempie la Fabbrica del Vapore dalle 10 alle 15 o il Macaco Vibes di Rimini o al bar Vittoria di Chieti. Eventi simili stanno nascendo in tante altre città.
Le preoccupazioni dei sindacati
Il soft clubbing si svolge spesso in caffetterie, spazi culturali o locali non autorizzati come discoteche. Il Silb-Fipe – come riporta il Fatto quotidiano – avverte: il ballo è un’attività regolamentata e servono permessi, controlli e limiti di capienza. Senza queste tutele, il rischio è creare zone grigie e mettere in pericolo il pubblico.

