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Sab. Giu 6th, 2026

Italianità protagonista nel carrello della spesa: la filiera del cibo vale 707 miliardi

Il paniere dell’italianità – prodotti con marchi, bandiere e richiami all’origine nazionale – si conferma ai vertici delle scelte dei consumatori, arrivando a rappresentare quasi il 30% dei prodotti agroalimentari sugli scaffali. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy diffusa all’inaugurazione di Tuttofood, alla presenza del presidente nazionale Ettore Prandini.

Origine obbligatoria in etichetta e stop all’inganno del codice doganale

La bandiera italiana, la dicitura “prodotto in Italia” e l’etichetta di origine 100% italiana restano i primi elementi di richiamo nella GDO. Secondo l’ultimo rapporto Censis/Coldiretti, il 91% dei cittadini chiede trasparenza su ciò che porta in tavola: solo l’origine obbligatoria in etichetta su tutti gli alimenti consente scelte consapevoli su economia, salute e qualità. Alla grande maggioranza degli italiani il cibo anonimo non basta: vogliono conoscere sempre la provenienza dei prodotti.

La battaglia per l’origine obbligatoria

Quella dell’etichetta d’origine è una battaglia storica di Coldiretti, portata anche in Europa con un milione di firme raccolte per renderla obbligatoria su tutti gli alimenti. La mobilitazione al Brennero, con diecimila agricoltori, è stata l’ultima tappa di un percorso che punta a colmare le lacune normative. In Italia l’indicazione di origine copre oggi circa i quattro quinti della spesa, ma resta assente su diversi prodotti: legumi in scatola, frutta nelle marmellate e nei succhi, grano per pane, biscotti e grissini, carne e pesce serviti nei ristoranti.

L’obbligo europeo permetterebbe di superare anche la regola dell’“ultima trasformazione” prevista dal codice doganale, che secondo Coldiretti sottrae agli agricoltori almeno 20 miliardi di euro.

Le parole del presidente Prandini

“L’agricoltura italiana è il cuore di una filiera agroalimentare allargata che nel 2025 ha superato il valore record di 707 miliardi di euro e dà lavoro a 4 milioni di occupati”, afferma Ettore Prandini. “Un patrimonio che va rafforzato attraverso strumenti come i contratti di filiera, fondamentali per garantire equità lungo tutta la catena del valore. Vogliamo lavorare con chi crede davvero nella filiera italiana, come già facciamo con molte industrie e insegne della GDO che riconoscono il giusto valore al prodotto”.

Prandini richiama anche la necessità di controlli sul rispetto della legge contro le pratiche sleali, per contrastare speculazioni e concorrenza irregolare, in un contesto aggravato dai rincari di energia e fertilizzanti che pesano sui redditi agricoli.

Gli effetti della crisi internazionale

Secondo un’analisi del Centro Studi Divulga, la guerra in Iran sta generando costi aggiuntivi fino a 200 euro a ettaro per le coltivazioni, mentre i primi due mesi di conflitto sono costati fino a 3.600 euro ad allevatore. Una situazione che richiede misure immediate a livello europeo. Ad oggi, sottolinea Coldiretti, l’Unione europea appare ancora distante dalle esigenze reali dei coltivatori, impegnati a produrre alimenti sicuri e di qualità per tutta la popolazione.

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