Gli italiani premiano le aziende che investono in programmi di nutrizione o borse di studio per atleti con disabilità. È quanto emerge dalla ricerca “Nutrizione e Disabilità”, realizzata da SEC Newgate Italia per il Comitato Italiano Paralimpico e presentata oggi a Casa Paralimpica Italia. L’indagine, condotta con metodologia CAWI su un campione rappresentativo della popolazione 18-75 anni, evidenzia una crescente sensibilità verso inclusione, benessere e sostegno allo sport paralimpico.
Nutrizione e performance: un tema sentito, soprattutto dalle donne
Oltre il 60% degli intervistati ritiene che una nutrizione specifica e bilanciata sia fondamentale per performance e benessere. La consapevolezza è leggermente più alta tra le donne (61,2%) rispetto agli uomini (60,2%). Gli uomini, invece, attribuiscono maggiore importanza al ruolo dell’alimentazione come supporto all’attività fisica (34,9% contro il 32,5% delle donne).
Packaging inclusivo: una priorità per sette italiani su dieci
Quasi il 70% considera molto importante – o addirittura prioritario – che le confezioni siano facili da aprire. Le donne lo interpretano come un segno di civiltà e inclusione, mentre gli uomini ne sottolineano soprattutto la praticità. Un terzo degli intervistati lo ritiene un plus, pur mantenendo la qualità del cibo come criterio principale.
Nutrizione inclusiva: il 60% la considera un valore
Più di un italiano su tre valuta positivamente protocolli nutrizionali inclusivi e uno su cinque li considera necessari. Solo l’8% si dichiara scettico, percentuale che scende al 6% tra le donne.
Quando si parla di valori, gli italiani scelgono due binomi chiave:
- Salute e benessere (37,5%)
- Inclusione e autonomia (26,9%)
Gli uomini privilegiano la cura di sé (38%), mentre le donne indicano più spesso il diritto a una vita sana e indipendente (30,3%).
Aziende impegnate nello sport paralimpico: oltre l’80% degli italiani le premia
Il 36% degli intervistati acquisterebbe sicuramente prodotti di aziende che sostengono atleti con disabilità. Sommando chi risponde “probabilmente sì”, la percentuale supera l’80%, con un picco dell’84% tra le donne.

