L’azienda vinicola “Col Vetoraz”, di Valdobbiadene, ha spiegato con una nota le ragioni che l’hanno indotta, già due anni fa, a togliere da etichette e confezioni la dicitura “Prosecco” conservando solo quella territoriale “Valdobbiadene Docg”, motivando la scelta con la confusione cresciuta negli ultimi anni intorno al vino veneto.

“Oggi – evidenzia l’enologo Loris Dall’Acqua, fra i fondatori della azienda e presidente della Confraternita di Valdobbiadene per la tutela della Docg – la nostra immagine e la percezione della nostra denominazione è alienata dalla presenza di cinquecento milioni di bottiglie di prosecco generico privo di storia e di vocazione territoriale. Il grande sistema Prosecco sta fagocitando la denominazione Conegliano Valdobbiadene per banalizzare le colline di quest’area a semplice cartolina d’immagine”.

Da qui la scelta di Col Vetoraz di rimuovere la dicitura “Prosecco”, operazione che, negli ultimi due anni, non avrebbe prodotto ripercussioni nella platea dei propri clienti storici.

In questi giorni, infine, la Confraternita ha promosso una petizione fra i produttori della Docg attraverso la quale si punta a rendere autonoma la denominazione “Conegliano Valdobbiadene Docg” rispetto al “sistema Prosecco”.

Togliere la parola ‘Prosecco’ dalle etichette “è una partita che riguarda i produttori. Ovviamente dovrà essere modificato il disciplinare. Personalmente penso che togliere repentinamente il nome dalle etichette farà spostare gli acquirenti, soprattutto all’estero, su quelli che hanno il nome”. E’ il commento del presidente del Veneto, Luca Zaia, alla decisione dell’azienda vinicola “Col Vetoraz” di rinunciare alla dicitura in etichetta. Secondo Zaia, tuttavia, “è inaccettabile sentir dire che il decreto del 2009, che io feci da ministro, è stato fatto per fini politici. Non è così, è un decreto condiviso con il territorio, è un decreto che, per dirla tutta fino in fondo, ha permesso a noi trevigiani e al Friuli Venezia Giulia, in virtù di una legge europea, di utilizzare in esclusiva il nome sulle etichette. Da quel momento in poi gli unici titolati a produrre Prosecco siamo noi. Questo ha significato che oggi noi non abbiamo più sul mercato le bottiglie di Prosecco che venivano dalla Puglia, dall’Emilia Romagna o dalla Romania. Siamo passati da 250 a 650 milioni di bottiglie di oggi, ed è giusto che i produttori riconoscano questo. Quindi un mio appello ai Consorzi che si facciano sentire su questa partita, perché rappresentano i produttori. E’ inaccettabile sentir dire – conclude – che con il decreto del 2009 il Prosecco ci ha rimesso”. (ANSA).