Mar. Lug 21st, 2026

Il paradosso del biologico italiano e l’incognita delle etichette

L’importazione di prodotti biologici provenienti da Paesi terzi ha registrato un incremento del 26% nel corso dell’ultimo anno di rilevamento, secondo i dati diffusi dalla Commissione Europea e analizzati da Coldiretti Bio. I flussi commerciali esteri verso il mercato italiano hanno superato i trecento milioni di chilogrammi complessivi, interessando principalmente comparti merceologici quali l’ortofrutta, i cereali, le spezie e l’olio d’oliva. La dinamica solleva interrogativi circa il livello di trasparenza delle informazioni destinate ai consumatori e la competitività delle aziende agricole nazionali.

L’incognita delle etichette

Nonostante il sistema produttivo italiano detenga il primato europeo per incidenza del settore – con circa 90.000 aziende attive, 2,5 milioni di ettari coltivati a regime biologico e una quota superiore al 20% della superficie agricola utile nazionale –, il Paese si colloca attualmente al terzo posto in Europa per volume di importazioni biologiche, preceduto soltanto da Paesi Bassi e Germania. Tra le categorie merceologiche a maggiore impatto figura l’olio extravergine d’oliva biologico, dove il 99% del prodotto importato nell’Unione Europea risulta di provenienza tunisina.

L’attuale quadro normativo prevede l’apposizione della dicitura “Agricoltura non UE” sulle etichette dei prodotti importati. Coldiretti Bio evidenzia la necessità di introdurre l’obbligo di indicazione specifica del Paese di origine anche per il segmento biologico, applicando il principio di reciprocità sugli standard ambientali, sanitari e produttivi tra le merci comunitarie e quelle importate, in attesa del completamento dell’iter per l’adozione del marchio del biologico italiano promosso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

Caro carburante e rotte bloccate

Il quadro economico del settore primario risente inoltre delle recenti tensioni geopolitiche lungo le principali rotte commerciali marittime, con ripercussioni dirette sui costi energetici e sull’approvvigionamento dei fattori di produzione. Nel corso dell’assemblea interregionale di Basilicata e Calabria tenutasi a Policoro, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida, i vertici di Coldiretti hanno evidenziato la vulnerabilità delle imprese agricole di fronte alle oscillazioni del prezzo del carburante agricolo e alle difficoltà di reperimento di concimi e fitofarmaci causate dai blocchi logistici.

La dirigenza dell’organizzazione ha sottolineato la correlazione strategica tra stabilità dei trasporti, investimenti strutturali e sicurezza alimentare. In tale ottica, è stata espressa una critica verso l’allocazione delle risorse finanziarie a livello europeo, sollecitando un riorientamento dei fondi di coesione a supporto delle filiere agroalimentari interne e della logistica distributiva nazionale, elementi ritenuti fondamentali per garantire la continuità degli approvvigionamenti e la tutela del reddito dei lavoratori agricoli.

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