Dom. Lug 19th, 2026

Sostenibilità nel food italiano: il 70% delle aziende ha strategie ESG misurabili

Nonostante un contesto segnato da pressioni inflazionistiche, volatilità delle materie prime e crescente pressione normativa, il settore alimentare italiano continua a investire nella sostenibilità: oltre il 70% delle imprese dichiara strategie ESG misurabili, l’81% ha implementato strategie su utilizzo delle risorse ed economia circolare e l’80% ha adottato programmi per la tutela del suolo.

Studio Deloitte e Università di Parma

È quanto emerge dal report “La sostenibilità nel food – Sfide e opportunità strategiche”, condotto da Deloitte in collaborazione con l’Università di Parma su un campione di player strategici del comparto agroalimentare italiano. La ricerca è stata presentata il 22 maggio al Teatro Regio di Parma, in un evento che ha riunito rappresentanti di istituzioni e imprese. Tra gli interventi, quelli di Valeria Brambilla, amministratore delegato di Deloitte & Touche, Elisa Dellarosa, head of sustainability & corporate governance di Crédit Agricole, e dell’Onorevole Fabio Pietrella, membro della X Commissione Attività Produttive.

La tavola rotonda ha visto la partecipazione di Guglielmo Auricchio, head of sustainability di Gennaro Auricchio, Ambrogio Invernizzi, presidente di APPLI, Giangiacomo Pierini, vicepresidente Federalimentare, ed Edoardo Vernetti, direttore generale di Agugiaro & Figna Molini.

ESG come leva competitiva

Il 70% delle aziende analizzate dichiara strategie ESG specifiche e misurabili, con trasparenza, tracciabilità della filiera, responsabilità sociale, riduzione dell’impatto ambientale e agricoltura sostenibile tra le leve più ricorrenti. Quattro temi – utilizzo delle risorse ed economia circolare, cambiamento climatico, forza lavoro e consumatori – risultano materiali per il 100% degli operatori.

Sul fronte della governance, il 92% delle società ha istituito almeno un organismo dedicato alla sostenibilità. Il 56% incorpora incentivi ESG nella retribuzione variabile del management e degli organi amministrativi, segnale di una crescente integrazione degli obiettivi di sostenibilità nelle decisioni aziendali.

Dimensione ambientale

L’81% degli operatori ha implementato strategie su utilizzo delle risorse ed economia circolare, mentre l’80% ha adottato programmi per la tutela del suolo, includendo pratiche di agricoltura rigenerativa. Il 52% ha conseguito riduzioni delle emissioni di Scope 2, in alcuni casi superiori al 30%, grazie al ricorso a fonti rinnovabili.

Sul packaging, il 68% delle aziende ha definito target quantitativi con l’impegno a rendere gli imballaggi interamente riciclabili, riutilizzabili o compostabili entro il 2030. Resta invece una sfida la gestione delle emissioni di Scope 3: solo il 30% delle società le rendiconta in modo strutturato.

Filiera, capitale umano e responsabilità sociale

Il 100% degli operatori dichiara presìdi e pratiche di monitoraggio delle materie prime, mentre il 64% recupera sottoprodotti per l’alimentazione animale. La quasi totalità delle aziende ha avviato iniziative contro lo spreco alimentare attraverso recupero degli scarti, donazioni e ottimizzazione dei processi.

Nella dimensione sociale, soddisfazione del consumatore e responsabilità sociale sono priorità strategiche per oltre il 60% degli operatori. Qualità, valore nutrizionale, sicurezza, trasparenza e tracciabilità sono considerati fattori imprescindibili. La ricerca evidenzia inoltre una solida maturità nella gestione del capitale umano, riconosciuto come patrimonio identitario del settore.

“La sostenibilità non è più un tema di compliance o di reputazione: è una leva di competitività. Le aziende del settore food che hanno saputo integrare gli obiettivi ESG nella propria strategia industriale stanno dimostrando di essere più resilienti, più attrattive per i consumatori e più capaci di trattenere i migliori talenti”, dichiara Valeria Brambilla, amministratore delegato di Deloitte & Touche. “I giovani, in particolare, scelgono organizzazioni che abbiano un purpose chiaro e orientato alla creazione di valore sostenibile. Questo studio restituisce il quadro di un settore che ha sviluppato una consapevolezza diffusa: la sostenibilità, se gestita con rigore e integrata nella pianificazione economico-finanziaria, diventa un vantaggio competitivo concreto e misurabile”.

“Nonostante un contesto di mercato sempre più complesso, il settore food conferma una crescente attenzione alla creazione di valore sostenibile. Dallo studio emerge come la sostenibilità sia ormai percepita dalle imprese non come un adempimento normativo, ma come una leva competitiva strategica. Resta centrale l’integrazione degli obiettivi di sostenibilità nella pianificazione industriale ed economico-finanziaria, per rafforzare il monitoraggio delle performance, migliorare l’allocazione delle risorse e aumentare la trasparenza verso gli stakeholder”, aggiunge Alessandra Cerruti, Partner Sustainability di Deloitte & Touche.

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