Quasi un’impresa vinicola su 3 (31%) ha investito nell’applicazione in vigna o in cantina di soluzioni di robotica, intelligenza artificiale, blockchain, 5G e realtà virtuale. Ma c’è un altro 55% di aziende che oggi è interessato a investire in soluzioni di agricoltura 5.0. È quanto emerge dal primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo Agricoltura Digitale di Coldiretti Next, diffuso al Vinitaly alla vigilia della Giornata del Made in Italy. I numeri evidenziano come il vigneto Italia sia la punta avanzata di un settore trainante dell’export tricolore che punta sulla digitalizzazione per migliorare le fasi di produzione e contenerne i costi, con un occhio alla sostenibilità. Temi al centro anche del confronto organizzato da Coldiretti Giovani con la presenza del delegato nazionale Enrico Parisi, assieme ad Alberto Stefani, Riccardo Cotarella, Gabriele Valota, Roberto Costa e al presidente Prandini.
Il ruolo dei giovani nella nuova viticoltura
Oggi sono più di 5.000 i giovani agricoltori italiani che hanno deciso di costruire il proprio futuro nel mondo della viticoltura, distinguendosi per una crescente attenzione alla qualità, alla sostenibilità e ai mercati esteri. Secondo l’analisi del Centro Studi Divulga, il settore vitivinicolo si colloca tra i principali ambiti imprenditoriali scelti dagli under 35. I nuovi viticoltori si fanno promotori della biodiversità, valorizzando antiche varietà di vite e rafforzando il legame con il territorio attraverso i mercati contadini e la vendita diretta. È il caso di Nicolò Koliotassis, che incarna l’agricoltura 4.0 applicata alla viticoltura biologica della Staffilo Organic Winery: grazie al percorso di maturità digitale promosso con Coldiretti e alla piattaforma Demetra, analizza in tempo reale dati meteo e stato delle piante per programmare interventi mirati, riducendo sprechi e aumentando l’efficacia delle operazioni. L’integrazione dei droni consente un monitoraggio quotidiano da remoto del vigneto.
Le nuove frontiere tra montagna, enoturismo e identità
La vera innovazione di Stephanie Anselmet di Maison Anselmet sta nell’aver trasformato una viticoltura di montagna, nata come “eroica”, in un progetto capace di parlare ai mercati internazionali senza perdere il radicamento familiare e territoriale. Daniele Fiorotto ha invece trasformato una storica eredità rurale in un modello di enoturismo d’avanguardia: la tenuta è stata convertita in uno spazio esperienziale dove il racconto diretto del produttore e l’accoglienza ricercata elevano il valore percepito di vini e formaggi. “I giovani si sono riappropriati di nuovi modi per apprezzare il vino e l’agricoltura italiana. Nella qualità e nella distintività esiste la forza della viticoltura dei nostri giovani” ha sottolineato Enrico Parisi.
Le Tea e la prima vite di Sangiovese
L’innovazione passa anche dalle Tea, ossia le nuove tecniche di evoluzione assistita che per le vigne possono rappresentare uno strumento importante per tutelare la biodiversità e rendere più efficiente e sostenibile il modello produttivo. Al Vinitaly è stata presentata la prima vite di Sangiovese coltivata attraverso le nuove tecniche genomiche. Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana, insieme al Crea-Ve e all’Università di Udine, hanno avviato un progetto di ricerca innovativo finalizzato a rendere le coltivazioni più resilienti. Al centro il Sangiovese, vitigno simbolo della regione, che rappresenta oltre il 60% della superficie vitata e da cui derivano 7 bottiglie su 10 del vino toscano.
Le Tea come leva strategica per la viticoltura
Le Tea consentono di intervenire in modo mirato sul Dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno, accelerando processi naturali di adattamento. Non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali fitopatie, come l’oidio, con benefici anche sulla riduzione degli agrofarmaci. Una consapevolezza che nel 2020 aveva spinto Coldiretti a sottoscrivere una storica intesa con la Società Italiana di Genetica Agraria per far tornare gli agricoltori protagonisti di una ricerca pubblica nazionale capace di sviluppare soluzioni su misura e renderle disponibili a tutti i produttori. La prima pianta è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera del 2027. L’obiettivo è mettere rapidamente a disposizione delle imprese strumenti concreti per continuare a produrre qualità, salvaguardando territorio, reddito agricolo e competitività.
Innovazione ed economia circolare
L’innovazione passa anche dall’economia circolare, come dimostra l’esperienza di Federico Mencaroni, viticoltore che nella sua azienda nelle Marche trasforma gli scarti della vinificazione in biocellulosa, un materiale utilizzabile per produrre carta, bioplastiche e gel biomedicali impiegati in diversi settori, dalla medicina alla cosmetica. Un’idea che gli è valsa il premio Oscar Green dei giovani di Coldiretti.

