Nell’anno del riconoscimento UNESCO della cucina italiana a Patrimonio Immateriale dell’Umanità, dal Belpaese sono stati esportati 31 miliardi di piatti di pasta, oltre un miliardo di gelati, quattro miliardi di tavolette di cioccolato, 43 miliardi di tazzine di caffè e una quantità di prodotti da confetteria sufficiente a riempire 28 piscine olimpioniche.
L’export alimentare cresce ma è sotto pressione
Numeri che confermano il cibo italiano come fenomeno culturale globale e che Unione Italiana Food porta all’attenzione del Paese in occasione della terza Giornata Nazionale del Made in Italy, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I dati 2025 dell’export dei settori rappresentati dall’Associazione – 530 aziende e oltre 900 marchi – certificano un risultato storico: 25 miliardi di euro, +9,2% rispetto all’anno precedente, pari al 42,3% dell’intero export alimentare italiano. Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia restano i mercati più strategici.
I comparti che trainano il Made in Italy
La forza competitiva emerge con chiarezza osservando i comparti‑locomotiva: caffè (+24,6%), confetture (+20,2%), confetteria (+20,1%), gelati (+18,8%), cacao e cioccolato (+18,4%). Bene anche i surgelati (+9,1%) e i prodotti da forno (+6,4%), mentre la pasta si mantiene stabile rispetto al 2024. Un risultato significativo in un contesto segnato da pressioni inflattive e incertezze geopolitiche, dietro cui si celano storie di gusto e di un made in Italy accessibile, sostenibile e ad alto valore aggiunto.
Il Tour del Made in Italy 2026
Per valorizzare questo patrimonio, Unione Italiana Food rilancia il “Tour del Made in Italy 2026”, ciclo di video‑interviste a cinque imprenditrici e imprenditori delle aziende associate, custodi di storie che attraversano anche secoli di attività.
Protagonisti dell’edizione: Enrico Vergnano (Caffè Vergnano SpA), Carlotta Fabbri (Fabbri 1905 SpA), Camilla Colussi (Gruppo Colussi SpA), Vittoria Mezzadri Majani (Majani 1796 SpA) e Dario Roncadin (Roncadin SPA SB).
Al centro dei racconti il modo di fare impresa, la visione che guida le scelte quotidiane, il contributo alla qualità e alla reputazione del settore. Un percorso che mostra come la tradizione sia il più potente motore di innovazione. I contenuti saranno disponibili sui canali social di Unione Italiana Food (IG @unioneitalianafood, LinkedIn Unione Italiana Food).
Le preoccupazioni per lo scenario geopolitico
Unionfood richiama l’attenzione sulle tensioni globali che minacciano costi e forniture dell’alimentare: dai dazi alla chiusura dello Stretto di Hormuz, con impatti su energia, packaging e materie prime. “Mesi fa abbiamo affermato che il riconoscimento UNESCO della cucina italiana era un onore ma anche una responsabilità. Con questa stessa consapevolezza chiediamo che questo patrimonio vada difeso con politiche industriali all’altezza della sua grandezza.”

