Il mercato del vino evolve verso consumi che privilegiano freschezza, identità territoriale e gradazioni moderate. Cavit interpreta questa tendenza con due nuove etichette presentate al Vinitaly 2026: il Pinot Bianco Bottega Vinai e la Schiava Cum Vineis Sclavis. Due vini diversi per carattere, uniti dalla stessa visione: la riscoperta come evoluzione nel segno della qualità accessibile.
Pinot Bianco Bottega Vinai
Il Pinot Bianco Bottega Vinai nasce da un progetto di ricerca durato quattro anni su due terroir distinti, Alto Garda e Vallagarina occidentale, monitorati vendemmia dopo vendemmia grazie al sistema PICA. Solo quando la qualità è stata pienamente garantita si è scelto di imbottigliare. “Il Pinot Bianco non è un vitigno ubiquitario. Richiede climi ventilati e una buona escursione termica” commenta Andrea Faustini, responsabile del team agronomico ed enologico Cavit. Il vino si distingue per una scelta stilistica precisa: affinamento esclusivo in acciaio per valorizzare delicatezza, finezza aromatica e freschezza. “Abbiamo scelto di non usare legno, per preservare la freschezza che è il tratto più autentico di questo vitigno” aggiunge l’enologo Fabrizio Marinconz.
Schiava Cum Vineis Sclavis
La Schiava, un tempo vitigno dominante in Trentino, oggi è limitata a piccole aree collinari di grande vocazione. Cavit la riporta alla sua forma più autentica con la vinificazione in rosso della tradizione. “La Schiava cresce bene solo nelle zone di grande vocazione viticola” spiega Faustini. Il progetto Cum Vineis Sclavis valorizza vigne vecchie selezionate e richiama nel nome l’antica forma di allevamento medievale. “Il risultato è un vino leggero e versatile, capace di anticipare i trend del bere contemporaneo” conclude Marinconz.

