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Mer. Lug 15th, 2026

Il Retail Media è la nuova frontiera della pubblicità tra digitale e punto vendita

Simone Chizzali
Simone Chizzali

Il Retail Media è ormai considerato la terza grande ondata del marketing digitale dopo search e social, e sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie dei brand e nei bilanci dei retailer. Nel 2025 il mercato globale ha raggiunto circa 184 miliardi di dollari, in forte crescita rispetto ai 140 miliardi dell’anno precedente . In Europa, gli investimenti sono aumentati del 22,1%, contro il 6% della pubblicità complessiva, e si prevede che entro il 2028 toccheranno i 31 miliardi di euro. In Italia, secondo la School of Management del Politecnico di Milano, la raccolta è passata da 510 milioni nel 2024 a circa 640 milioni nel 2025, con un incremento del 27% .

Perché il Retail Media cresce così rapidamente

La sua forza sta nella capacità di raggiungere il consumatore in un momento cruciale: quello immediatamente precedente alla decisione d’acquisto. “Il Retail Media intercetta l’attenzione del consumatore in quello spazio liminare tra l’analisi e presa in considerazione di un prodotto e l’eventuale decisione di acquisto finale”, dice Simone Chizzali, CEO di Adasta. In un contesto di overload pubblicitario, il Retail Media offre messaggi più pertinenti, basati su dati di prima parte e su un contesto altamente rilevante.

I vantaggi sono evidenti:

  • targeting più preciso
  • utilizzo di dati proprietari
  • misurabilità diretta delle vendite
  • capacità di agire nel momento più vicino all’acquisto

La trasformazione dei retailer in media owner

La progressiva scomparsa dei cookie di terza parte e le nuove norme sulla privacy stanno ridisegnando l’ecosistema pubblicitario. I retailer, grazie ai loro dati di prima parte, diventano veri e propri media owner, costruendo piattaforme pubblicitarie strutturate, con inventory e strumenti di targeting avanzati. Il documento sottolinea Chizzali come “una quota crescente dei budget si sta spostando verso ambienti retail, spesso sottraendo risorse ai canali più tradizionali del digital” .

Le sfide ancora aperte

Nonostante la crescita, il settore deve affrontare alcuni nodi critici:

1. Frammentazione dell’offerta La moltiplicazione delle piattaforme rende difficile pianificare su larga scala e riduce l’efficacia degli investimenti.

2. Mancanza di standard di misurazione Ogni rete utilizza metriche, finestre di attribuzione e metodologie diverse. Come si legge nel testo, “i brand finiscono per discutere i numeri invece di prendere decisioni” .

3. Competenze interne ai retailer Per diventare media owner servono capacità editoriali, gestione dei dati, governance e partnership strutturate.

4. Normative e gestione dei dati L’uso dei dati di prima parte è un vantaggio competitivo, ma richiede rigore e conformità a un quadro normativo in continua evoluzione.

Il ruolo dell’AI nel Retail Media

L’intelligenza artificiale sta accelerando ulteriormente l’evoluzione del settore:

  • ottimizza le campagne
  • personalizza i contenuti
  • migliora la gestione dei budget
  • integra dati, tecnologia e creatività

Il documento evidenzia come il Retail Media stia diventando “un ecosistema pubblicitario integrato, stratificato e altamente remunerativo” .

Uno sguardo al futuro

Nonostante la mancanza di standard condivisi, il Retail Media continua a crescere perché offre ciò che oggi conta di più: attribuzione accurata, dati di prima parte e connessione diretta con consumatori ad alta intenzione d’acquisto.

La sfida della frammentazione non può essere evitata: va affrontata. E, come conclude il documento, avranno successo “coloro che sapranno meglio orientarsi in ambienti altamente disomogenei, senza aspettare che il settore sia standardizzato”, conclude Simone Chizzali, CEO di Adasta.

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