Alla prossima edizione di Vinitaly, per la prima volta dedicata anche alla categoria NoLo (no e low alcohol), J. Hofstätter – Dr. Fischer arriva con uno slogan che è già una dichiarazione d’intenti: “We define zero”. L’azienda, tra le prime in Italia a investire seriamente nei vini dealcolati, utilizza la visibilità della fiera per lanciare un messaggio chiaro: servono regole precise e una cornice normativa che valorizzi l’origine dei prodotti.
Secondo Martin Foradori Hofstätter, la dealcolazione non cancella il legame con il territorio, anzi lo rende ancora più necessario. «I vini dealcolati nascono dal vino e dal lavoro dei viticoltori. È fondamentale che possano riportare un riferimento geografico, così da renderli riconoscibili e distinguibili», afferma.
Perché la menzione geografica è cruciale
La richiesta del produttore altoatesino punta a evitare confusione tra categorie molto diverse. Una menzione geografica aggiuntiva, sostiene, aiuterebbe il consumatore a distinguere i vini dealcolati da bevande a base di mosto arricchite con aromi o altri ingredienti. «Bisogna guidare chi acquista nel capire cosa sta scegliendo. Dietro a un vino dealcolato c’è il sapere del comparto vitivinicolo, ed è per questo che va distinto nettamente da altri prodotti senza alcol», ribadisce Foradori Hofstätter.
Il messaggio è diretto alla politica, chiamata a colmare un vuoto normativo che rischia di frenare un segmento in forte crescita.
Le resistenze del settore e il rischio di miopia
Foradori Hofstätter non nasconde la sua delusione per l’atteggiamento di parte della filiera. «Sembra che per ogni soluzione il settore vinicolo senta il bisogno di inventarsi un problema», osserva. Il calo dei consumi, il cambio di approccio delle nuove generazioni e la necessità di ampliare le occasioni di consumo sono, secondo lui, segnali evidenti che richiedono una risposta concreta.
I vini dealcolati, in questa prospettiva, rappresentano un’opportunità: possono evitare l’estirpo di vigneti, aprire nuove strade per l’Horeca e affiancare – senza sostituirlo – il vino tradizionale. «Le critiche più dure arrivano proprio dall’interno della filiera, quando invece dovrebbero essere i consumatori e il mercato a decidere. E i numeri parlano chiaro», sottolinea.
Un mercato in crescita e un caso aziendale emblematico
La crescita del segmento è evidente anche in Italia. L’azienda Hofstätter, grazie soprattutto a un dealcolato premium ottenuto da Riesling, è passata in pochi anni da 15.000 a 200.000 bottiglie, con l’80% delle vendite nel mercato italiano. Un dato che conferma l’interesse crescente verso prodotti capaci di intercettare nuove abitudini e nuove occasioni di consumo.
«Non si tratta di sostituire il vino, ma di ampliare l’offerta», conclude Foradori Hofstätter. Una visione che, a Vinitaly, promette di accendere il dibattito su una categoria destinata a diventare sempre più centrale.

