Nella cornice di Villa Necchi Campiglio, luogo simbolo del razionalismo italiano e bene FAI nel cuore di Milano, il Consorzio Pinot Grigio DOC delle Venezie ha presentato la nuova strategia di posizionamento della denominazione e l’evoluzione del contrassegno di Stato, che da strumento di controllo diventa oggi passaporto digitale della bottiglia e leva strategica per raccontare origine, filiera e territorio.
A Villa Necchi Campiglio presentata la nuova fase di sviluppo
L’incontro ha riunito istituzioni, organismi di certificazione, realtà culturali e rappresentanti del sistema consortile, con l’obiettivo di evidenziare il valore di un modello di denominazione capace di integrare identità territoriale, governance interregionale, tutela pubblica e innovazione tecnologica.
Identità, territorio e cultura: il valore della collaborazione con il FAI
Ad aprire i lavori è stato Davide Usai, Direttore Generale del FAI, che ha sottolineato il legame profondo tra tutela del paesaggio, patrimonio culturale e produzioni vitivinicole. «Valorizzare un vino significa valorizzare i luoghi, la storia e le persone che lo rendono possibile», ha affermato Usai, ricordando come il pubblico del FAI rappresenti un interlocutore ideale per un progetto che mira a elevare il percepito della DOC attraverso un racconto che unisce viticoltura, paesaggio e cultura.
La forza della governance interregionale
Il Presidente del Consorzio, Luca Rigotti, ha ripercorso l’evoluzione della denominazione, nata nel 2016 e oggi riconosciuta dal MASAF con incarico erga omnes. La DOC Delle Venezie rappresenta:
- 27.000 ettari di vigneto
- 6.141 viticoltori
- 575 imprese di vinificazione
- 371 imbottigliatori
- 230 milioni di bottiglie annue
- 43% del Pinot Grigio mondiale e 85% di quello italiano
«La nostra forza è la capacità dei territori del Nord-Est di fare sistema», ha dichiarato Rigotti. «La governance condivisa e gli strumenti di gestione comuni ci permettono di affrontare con efficacia le sfide dei mercati globali».
Il contrassegno diventa passaporto digitale
Moderata da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, la conferenza è proseguita con l’intervento di Matteo Taglienti (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), che ha illustrato l’evoluzione del contrassegno di Stato.
«Il contrassegno non è più solo un sigillo cartaceo: diventa una piattaforma digitale», ha spiegato Taglienti. Grazie al QR code, il consumatore può accedere a informazioni su:
- origine
- territorio
- filiera produttiva
- sistemi di sicurezza e anticontraffazione
Un modello che rafforza la trasparenza e valorizza il Made in Italy attraverso tecnologie avanzate.
Certificazione e controlli
Francesco Liantonio, Presidente di Triveneta Certificazioni, ha evidenziato l’importanza dei controlli lungo tutta la filiera. «Solo dopo verifiche sistematiche possiamo rilasciare i contrassegni di Stato», ha spiegato, ricordando come il nuovo Polo Vitivinicolo del Triveneto rappresenti un esempio virtuoso di collaborazione tra organismi di certificazione e sistema consortile.
Il QR code permette inoltre di raccontare il vino attraverso informazioni validate, rafforzando la fiducia del consumatore.
Tutela pubblica e lotta alla contraffazione
Sul tema è intervenuto Biagio Morana, Direttore ICQRF Nord-Est del MASAF, ricordando che i prodotti italiani di qualità sono spesso oggetto di imitazioni. Ogni anno l’ICQRF effettua:
- 15.000 controlli nel settore vitivinicolo
- 8.000 operatori verificati
- 4.000 controlli nel solo Triveneto, oltre il 50% dedicati al vino
«Strumenti come il contrassegno di Stato rafforzano la tutela di un patrimonio che vale oltre 11 miliardi di euro», ha sottolineato Morana.
Vino, cultura e responsabilità sociale
Paolo Pigliacelli (Fondazione Symbola) ha ricordato come il vino italiano sia un racconto di provenienza, comunità e paesaggi. «La qualità nasce dall’incontro tra cultura, sostenibilità e territorio», ha affermato, evidenziando il valore delle alleanze tra imprese, consorzi, istituzioni e realtà culturali.
I dati 2025 e le prospettive future
In chiusura, Rigotti ha presentato il Report 2025 della DOC Delle Venezie:
- 1,69 milioni di ettolitri di imbottigliamenti
- 1,79 milioni di ettolitri di certificazioni (+2,3%)
- 195.000 ettolitri di riclassificazioni in ingresso
Risultati che confermano la solidità della denominazione in un contesto internazionale complesso.
«Continueremo a rafforzare gli strumenti di governo dell’offerta e le attività di promozione sui mercati internazionali», ha concluso Rigotti. «Il nuovo contrassegno è il simbolo di un sistema che unisce controlli, innovazione e responsabilità condivisa lungo tutta la filiera».

