«Il fatto che 7 italiani su 10 abbiano consumato bio nell’away from home e che ristorazione e bar lo inseriscano sempre più spesso in menu e proposte è un segnale forte che, tuttavia, deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazione».
Con queste parole Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, sintetizza la fotografia del biologico italiano presentata oggi da Nomisma a Rivoluzione Bio 2026, l’evento promosso da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e AssoBio.

Nel 2025 il biologico in Italia raggiunge i 6,9 miliardi di euro (+6,2%)
Secondo i dati dell’Osservatorio SANA, nel 2025 il mercato bio italiano ha raggiunto un valore complessivo di 6,9 miliardi di euro, con una crescita del +6,2%. La quota principale riguarda i consumi domestici (5,5 miliardi), mentre oltre 1,35 miliardi provengono dal canale fuori casa, ormai strategico per intercettare nuovi consumatori e ampliare la conoscenza del biologico.

Distribuzione moderna e negozi specializzati trainano il mercato
La Distribuzione Moderna si conferma il primo canale di acquisto, con 3,5 miliardi di euro di vendite (+6,1%). I negozi specializzati bio rappresentano il 20% dei consumi interni e registrano una crescita del +7,5%.
Il bio nel fuori casa: un canale chiave per sperimentare
Il fuori casa rappresenta oggi un terreno decisivo:
- 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande bio in ristoranti, bar o mense negli ultimi 12 mesi;
- il 35% è un frequent user.
L’indagine Nomisma mostra che:
- 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano o propongono prodotti biologici;
- i prodotti più diffusi sono ortofrutta, olio extravergine, passate, latte, miele e vini bio (presenti nell’85% dei locali).
Le motivazioni principali:
- posizionamento premium e qualità del prodotto (51%);
- scelta etica e sostenibile (46%);
- coerenza con esigenze di benessere e salute (40%);
- collaborazione con produttori locali (38%).
Il nodo della formazione: un gap da colmare
Nonostante la crescita, il 75% degli operatori dichiara di non avere conoscenze sufficienti su certificazione, metodo produttivo e impatti del bio su ambiente, salute e benessere animale. Un limite che, secondo FederBio, richiede investimenti mirati.
«Per cogliere questo potenziale – aggiunge Mammuccini – è necessario costruire nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione, valorizzando filiere capaci di generare qualità, identità territoriale e reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali».
Trend e prospettive
Guardando ai prossimi anni:
- il 26% dei ristoratori prevede un aumento degli acquisti di materie prime bio;
- il 28% si aspetta una riduzione delle occasioni di consumo fuori casa, con uscite più selettive e orientate alla qualità.
«Il biologico risponde perfettamente alle nuove aspettative dei consumatori», osserva Silvia Zucconi (Nomisma). «Piatti semplici, ingredienti riconoscibili, proposte healthy e adatte a diete specifiche sono oggi leve decisive».
Il ruolo di fiere, istituzioni e export
A sottolineare la centralità del bio nel sistema agroalimentare intervengono anche:
- Rossano Bozzi (BolognaFiere), che evidenzia come il fuori casa sia ormai il vero spazio di sperimentazione e racconto del bio;
- Matteo Zoppas (ICE), che ricorda come l’export bio italiano abbia raggiunto 3,9 miliardi di euro nel 2024 (+7%), contribuendo al record storico di 72,4 miliardi dell’agroalimentare italiano nel 2025.

