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Lun. Mar 16th, 2026

Fast food USA si cambia? Calano le porzioni extra‑large per contenere costi e girovita

Negli Stati Uniti le storiche porzioni extra‑large di patatine, chicken nuggets e bibite zuccherate stanno lasciando spazio a quantità più contenute. Secondo il Financial Times, l’aumento dei costi e la diffusione dei farmaci dimagranti GLP‑1, che riducono l’appetito, stanno spingendo molte catene a rivedere le dimensioni dei propri piatti.

KFC e PF Chang’s ridimensionano i menu

KFC – riporta Adnkronos – ha confermato di aver “adeguato le dimensioni delle porzioni” nei suoi 4.000 ristoranti americani, come dichiarato da Chris Turner, CEO di Yum Brands. PF Chang’s, catena asiatica fusion con 200 locali negli USA, ha introdotto lo scorso anno una porzione “media” per alcuni dei suoi piatti principali, segnando un cambio di passo rispetto alle tradizionali quantità abbondanti.

Un settore sotto pressione tra inflazione e calo dei consumi

Secondo Black Box Intelligence, la ristorazione statunitense registra da cinque mesi un calo costante di presenze e vendite, riflesso delle difficoltà dei consumatori a sostenere il costo della vita. Allo stesso tempo, i ristoratori devono fronteggiare rincari legati a materie prime, energia e manodopera. A complicare il quadro si aggiunge la diffusione dei farmaci GLP‑1, che riducono la fame e stanno modificando le abitudini alimentari.

Ridurre le porzioni come risposta strategica

Per JP Frossard, analista food di Rabobank, la soluzione più immediata è ridurre le porzioni. Una scelta che permette di rendere i menu più accessibili, contenere i costi e adattarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori, sempre più influenzati dai farmaci dimagranti.

Le maxi‑porzioni come simbolo culturale in trasformazione

La tradizione delle porzioni abbondanti negli USA affonda le radici nell’industrializzazione del XX secolo, quando il calo dei prezzi di mais, grano, zucchero, carne e olio spinse i ristoranti a riempire i piatti. Ma oggi quel modello appare in revisione. Uno studio del 2024 pubblicato su Foods mostra che le porzioni americane sono in media più grandi del 13% rispetto a quelle francesi, con impatti su sprechi e rischio obesità. La riduzione delle quantità potrebbe quindi rispondere non solo a esigenze economiche, ma anche a una crescente attenzione alla salute.

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