Notizie
Lun. Mar 16th, 2026

Assitol: “C’è ancora tanto lavoro da fare per promuovere il nostro extravergine”

olio
olio

Una campagna olearia tra luci e ombre, fortemente condizionata dai fenomeni di meteo estremo che hanno inciso su produzione e mercato. È il quadro tracciato da Assitol, l’associazione italiana dell’industria olearia, che individua nel cambiamento climatico la variabile più determinante per il comparto.

Produzione in recupero, ma il clima ridimensiona le aspettative

A settembre le previsioni indicavano un ritorno alla normalità, con una stima di 300mila tonnellate dopo anni segnati da siccità e costi elevati. “In parte è andata così – spiega Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva di Assitol – l’Italia ha recuperato quantità e posizionamento. Ma l’instabilità climatica ha ridimensionato le prospettive”.

La Spagna, leader mondiale, è colpita da piogge alluvionali ricorrenti; il Sud Italia ha subito un inverno di maltempo intenso, con eccessi idrici che mettono a rischio la salute degli ulivi. Al contrario, l’aumento delle temperature ha reso coltivabili aree come Piemonte e Valle d’Aosta.

Un deficit strutturale che pesa sul futuro del settore

“La preoccupazione – osserva Cane – è che questa fase climatica possa danneggiare irreparabilmente le piante, aggravando il deficit produttivo italiano”. L’olivicoltura nazionale copre infatti solo un terzo del fabbisogno interno, pari a un milione di tonnellate.

Da decenni le aziende devono quindi ricorrere alle importazioni, selezionando materia prima nel Mediterraneo. In questo scenario, Assitol guarda con favore al Piano olivicolo nazionale, pensato per aumentare la produzione e modernizzare il settore con sistemi colturali innovativi e varietà più resistenti.

Tracciabilità, controlli e qualità: i punti di forza della filiera italiana

L’Italia può contare su una rete di controllo unica in Europa: otto autorità competenti vigilano sugli oli immessi sul mercato, mentre il Sian monitora i flussi oleari in entrata e in uscita. Assitol chiede ora alla Commissione europea di estendere questo modello a tutta l’UE.

L’olio d’oliva è inoltre l’unico alimento sottoposto a panel test, l’analisi sensoriale che ne certifica la qualità prima della commercializzazione. Migliaia di controlli interni completano il sistema, mentre il QR code permette al consumatore di seguire l’intero percorso del prodotto.

Promuovere l’extravergine: una sfida ancora aperta

Secondo il Consiglio oleicolo internazionale, l’olio d’oliva rappresenta solo il 4% dei consumi mondiali di grassi. Un dato che conferma la necessità di investire nella cultura dell’extravergine.

C’è ancora tanto lavoro da fare per promuovere il nostro extravergine – conclude Anna Cane – che non è un semplice condimento, ma un incontro di sapori, storia, salute e convivialità”.

Related Post