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Mer. Mar 11th, 2026

Giornata dei Legumi. Piselli, fagioli, ceci e lenticchie sono nel piatto di un italiano su due

Piselli, fagioli, ceci e lenticchie sono presenti sulle tavole di oltre un italiano su due, consumati almeno qualche volta a settimana. La spesa delle famiglie ha raggiunto 1,3 miliardi di euro l’anno. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati Istat in occasione della Giornata mondiale dei legumi del 10 febbraio, istituita dalla Fao per sensibilizzare sui benefici nutrizionali e ambientali di questi alimenti.

Un alimento ricco di proteine, fibre e micronutrienti

I legumi rappresentano una fonte preziosa di proteine vegetali e fibre, fondamentali per l’equilibrio intestinale e per il controllo di glucosio e colesterolo nel sangue. Sono ricchi di sali minerali come ferro, calcio, potassio, fosforo e magnesio, oltre a vitamine del gruppo B e, quando freschi, vitamina C. Dal punto di vista ambientale, le piante leguminose contribuiscono alla fertilità del suolo grazie alla capacità di fissare l’azoto, riducendo l’uso di fertilizzanti chimici e tutelando le risorse idriche.

Un patrimonio di biodiversità unico in Italia

In Italia i legumi più diffusi sono fagioli, piselli, lenticchie, ceci e fave, affiancati da varietà come cicerchie, lupini e soia. Il Paese vanta una biodiversità straordinaria con produzioni tipiche di alta qualità: dai fagioli bianchi di Rotonda Dop ai cannellini di Atina Dop, dai fagioli di Sarconi Igp al fagiolo di Sorana Igp, dal fagiolo di Lamon Igp al fagiolo di Cuneo Igp, fino alle lenticchie di Castelluccio Igp, Altamura Igp e Onano Igp. A queste si aggiungono specialità locali come il fagiolo dell’Occhio di Refrancore, il fagiolo zampognaro d’Ischia e il pisello verdone nano di Colognola ai Colli, sigilli di Campagna Amica.

Produzioni italiane minacciate dalla concorrenza estera

Coldiretti denuncia che le coltivazioni nazionali sono sotto pressione a causa della concorrenza di prodotti esteri a basso costo e qualità inferiore, spesso favoriti da accordi commerciali. Nel 2024 l’Italia ha importato oltre 500 milioni di chili di legumi, a fronte di una produzione interna di circa 170 milioni di chili. Tre piatti su quattro di fagioli, lenticchie e ceci consumati nel Paese provengono dall’estero, soprattutto da Stati Uniti e Canada, dove è consentito l’uso del glifosato in pre‑raccolta, pratica vietata in Italia. In Messico, inoltre, si registrano casi di impiego di lavoro minorile.

Parità di condizioni e controlli più efficaci

Per Coldiretti è essenziale garantire che tutti i prodotti importati rispettino gli stessi standard richiesti alle produzioni italiane in termini di ambiente, lavoro e sicurezza alimentare. Servono accordi commerciali basati su tre principi: parità di condizioni, controlli efficaci e reciprocità normativa.

Trasparenza dell’origine per tutelare i consumatori

Coldiretti richiama l’attenzione sulla necessità di un’etichettatura obbligatoria dell’origine anche per i legumi in scatola, in vetro o in lattina. Oggi, infatti, è possibile trovare prodotto secco importato, reidratato e confezionato in Italia, che diventa impropriamente “made in Italy”. Per evitare inganni, l’organizzazione invita a scegliere legumi che riportino chiaramente l’origine nazionale, come Dop e Igp, o ad acquistare direttamente dagli agricoltori nei mercati di Campagna Amica.

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