In un contesto globale segnato dal minimo storico dei consumi di vino, l’enoturismo si conferma una delle leve più dinamiche e anticicliche del comparto vitivinicolo italiano. È quanto emerge dal rapporto “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”, curato da Roberta Garibaldi in collaborazione con SRM – Centro Studi e Ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, presentato oggi a Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza. Lo studio analizza modelli organizzativi, performance economiche e prospettive del settore, mettendo a confronto l’esperienza italiana con i principali benchmark internazionali.
Un settore in crescita nonostante il calo dei consumi: presentato a Hospitality il nuovo rapporto Garibaldi–SRM
A livello mondiale, l’enoturismo vale 46,5 miliardi di dollari e cresce a un ritmo medio annuo del 12,9%. L’Europa detiene oltre metà del mercato, con Francia, Italia e Spagna come Paesi leader. Un trend che si muove in controtendenza rispetto al calo dei consumi globali di vino e che permette alle cantine di diversificare le entrate, rafforzare la relazione con il consumatore e valorizzare il territorio.

Alessandra Albarelli, Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi, evidenzia come la frammentazione attuale rischi di frenare il potenziale del settore, soprattutto sul fronte dell’internazionalizzazione. Manifestazioni come Hospitality e FINE Italy hanno il compito di creare un ecosistema integrato tra pubblico e privato, condizione essenziale per trasformare l’eccellenza del vino italiano in una destinazione turistica competitiva a livello globale.
Il potenziale inespresso: più turisti internazionali e stagionalità da superare
Il pubblico delle cantine italiane è ancora composto in prevalenza da visitatori nazionali: il 55% sono turisti italiani, quota che sale al 62% includendo i residenti. Gli stranieri rappresentano solo il 32%, una percentuale inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Lo studio evidenzia inoltre un forte margine di crescita nelle stagioni autunnali e invernali, oggi meno valorizzate rispetto a destinazioni come la Francia, dove l’autunno è il periodo di massima affluenza. Anche la regolarità delle aperture durante festività e weekend risulta ancora limitata, soprattutto nelle realtà di dimensioni più ridotte.
Roberta Garibaldi sottolinea come la competitività del settore dipenda dall’incontro tra investimenti privati e politiche pubbliche stabili e coordinate. Le imprese chiedono governance integrata, marketing territoriale e promozione unitaria, oltre a maggiore accessibilità e continuità nelle politiche di sostegno.
Governance frammentata e investimenti superiori all’hôtellerie
Uno dei nodi centrali emersi dal rapporto riguarda la governance territoriale: la gestione dell’enoturismo è affidata a una pluralità di soggetti – consorzi, assessorati, Strade del Vino, distretti del cibo, Movimento Turismo del Vino – spesso non coordinati tra loro. Nonostante ciò, il 62% delle aziende si dichiara disponibile a contribuire economicamente alla creazione di un consorzio pubblico‑privato dedicato al marketing territoriale, segnale di una forte volontà di “fare sistema”.
Sul fronte degli investimenti, il comparto mostra una vitalità superiore a quella dell’hôtellerie: tra il 2022 e il 2024 ha investito il 77% delle imprese, con una media pari al 14% del fatturato. Le priorità riguardano innovazione, sostenibilità, digitale, accessibilità e qualità dell’esperienza. Oltre la metà delle aziende prevede nuovi investimenti nel triennio 2025–2027.
Performance economiche, modelli di impresa e valore generato sui territori
Le imprese che investono registrano performance migliori: nel 2024 il ROE mediano raggiunge l’1,7%, contro valori prossimi allo zero tra chi non investe. La produttività supera i 70 mila euro per addetto, rispetto ai poco più di 50 mila delle aziende meno strutturate. Lo studio individua diversi profili di impresa: realtà locali e conservative, aziende orientate alla distribuzione e alla comunicazione, imprese che puntano su digitale e sostenibilità, e cantine con forte domanda internazionale ma assetti ancora tradizionali. I cluster più dinamici mostrano crescite superiori al 25% tra 2019 e 2024.
Il valore generato dall’enoturismo sui territori è significativo: ogni presenza turistica legata al vino produce oltre 150 euro di valore aggiunto, attivando una filiera che coinvolge agricoltura, ristorazione, servizi, commercio, cultura e artigianato. L’integrazione tra cantine, operatori turistici e comunità locali amplifica l’impatto economico e favorisce destagionalizzazione e sviluppo delle aree interne.
Per Salvio Capasso (SRM), l’enoturismo sta entrando in una fase di crescita selettiva e qualitativa, in cui tecnologia, digitale e competenze diventano fattori decisivi. Secondo le stime SRM, con un aumento del 5% delle presenze internazionali, il turismo enogastronomico potrebbe generare fino a 1 miliardo di euro.

