C’è un’intelligenza “naturale”, istintiva ma anche sedimentata dall’esperienza e dal know-how, che in Italia si fa strada in relazione ai comportamenti rispettosi dello sviluppo sostenibile. È l’intelligenza generazionale, quella che incrocia l’attitudine e la perizia virtuosa dei boomers, nati fra il 1946 e il 1964, che oggi trainano il Paese verso un deciso miglioramento nella prevenzione dello spreco alimentare, e l’intelligenza dell’ultima generazione, la generazione Z, nata fra il 1997 e il 2012, cui spesso manca il tempo da dedicare al cibo ma che ha il compito di alfabetizzare il Paese sulle nuove tecnologie #sprecozero, che padroneggia con grande naturalezza.
È questo il filo rosso del “Caso Italia 2026”, il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso in vista della 13ª Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio 2026, indetta dalla campagna pubblica Spreco Zero. Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026 attraverso un’indagine CAWI promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market, su monitoraggio Ipsos-Doxa, con un campione di 2.000 casi rappresentativi della popolazione generale.
I risultati mostrano un miglioramento: 554 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana, pari a 79,14 grammi al giorno. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari raggiunge cifre vertiginose: oltre 13 miliardi e mezzo di euro nella filiera 2026 del cibo sprecato in Italia, pari a più di 5 milioni di tonnellate di alimenti. Nelle case lo spreco vale 7 miliardi e 363 milioni, cifra equivalente allo stanziamento del Piano Case Italia 2026. Nella distribuzione il costo è di quasi 4 miliardi, nell’industria supera gli 862 milioni, mentre lo spreco in campo costa oltre 1 miliardo.
L’intelligenza intergenerazionale come chiave per dimezzare lo spreco
Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International e fondatore della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, sottolinea: «I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. La generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni».
Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto “Il caso Italia 2026”, aggiunge: «I dati Waste Watcher evidenziano un paradosso che non possiamo ignorare. Lo spreco alimentare convive con una crescente insicurezza alimentare, soprattutto tra i più giovani. Sprecare meno non è una rinuncia: è una forma di efficienza domestica che libera risorse, protegge il reddito familiare e valorizza il cibo acquistato. Le cause principali dello spreco sono organizzative: cattiva conservazione, dimenticanza, sovra-acquisto. La sfida vera è trasformare la sensibilità in abitudini automatiche e strumenti semplici».
Le perdite in filiera e le criticità del sistema agroalimentare
Il segretario scientifico Waste Watcher, Filippo Pini, evidenzia che le perdite alla base della filiera agroalimentare italiana ammontano a oltre 1 miliardo e 300 milioni, con un aumento del 30,9% rispetto all’anno precedente. Un incremento legato alla crescente pressione climatica sulle produzioni, che rende più difficili le condizioni per gli agricoltori. Pini sottolinea che l’accordo con il Mercosur rischia di aggravare le difficoltà economiche del settore senza una piena reciprocità sugli standard produttivi.
Il ruolo della ristorazione e il valore culturale del cibo
Lino Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio e presidente di Fipe, afferma: «Il riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco può essere un potente acceleratore di consapevolezza perché evidenzia che il cibo non è una merce qualunque ma un condensato di valori culturali e sociali. È fondamentale investire nell’educazione alimentare delle giovani generazioni affinché i valori si traducano in comportamenti responsabili».
Il Rapporto “Il caso Italia 2026”: dati, divari e abitudini
Il Rapporto conferma un miglioramento rispetto al 2025: 554 grammi di cibo sprecato a settimana, 63,9 grammi in meno rispetto all’anno precedente. I boomers registrano la performance migliore con 352 grammi settimanali, già sotto la soglia richiesta dall’Agenda 2030. La generazione Z è invece a 799 grammi, seguita dai millennials a 750 e dalla generazione X a 478.
L’88% degli italiani cucina ogni giorno, solo il 4% dichiara di non farlo. Il 94% afferma di essere attento al tema dello spreco. Tuttavia, il divario generazionale è evidente: il 29% della generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro il 6% dei boomers.
Si spreca meno al Nord e nei comuni sotto i 30mila abitanti, mentre i cibi più gettati sono frutta fresca, verdura, pane, insalata e tuberi.
Le cause principali dello spreco sono organizzative: cattiva conservazione, dimenticanza e sovra-acquisto. Tra i giovani emergono fragilità cumulative: dimenticanza, fatica, tempo, costi percepiti e minore senso di efficacia individuale.
Insicurezza alimentare: l’allarme cresce tra i giovani
L’indice di insicurezza alimentare sale a 14,36, con un incremento del 28% al Sud e del 50% tra i giovani della generazione Z. Il rischio è più elevato nelle periferie e nel ceto popolare, mentre è più basso nel Nord e nelle aree rurali. Le disuguaglianze sociali restano il fattore più critico.
Cambia il costume nella ristorazione: arriva il Donometro
Nel 2026 si registra un’evoluzione nei comportamenti al ristorante: otto italiani su dieci non sprecano cibo perché lo consumano tutto o lo portano a casa. Il 93% riceve il contenitore per l’asporto degli avanzi e sei volte su dieci è il ristoratore a proporlo.
Dal 2026 sarà attivo il Donometro, la piattaforma digitale della campagna Spreco Zero e dell’app Sprecometro, realizzata con il sostegno di Fipe. Il Donometro facilita la donazione delle eccedenze alimentari da parte di bar, pasticcerie ed esercenti a enti del terzo settore, rendendo il processo rapido, tracciabile e sicuro.
Operazione #FrigoTrasparente: il Wastebusters Pride Weekend
La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare si estende al weekend del 7 e 8 febbraio con il primo Wastebusters Pride Weekend. La challenge #FrigoTrasparente invita gli italiani a dedicare 15 minuti alla ricognizione del frigorifero, portando in evidenza i cibi a rischio e trasformando la dimenticanza in una nuova abitudine organizzativa. L’iniziativa si conclude con la condivisione sui social del proprio frigo riordinato, con gli hashtag #sprecozero, #2030Calling, #FrigoTrasparente e #WastebustersPride.

