In Danimarca sta crescendo rapidamente un movimento di boicottaggio contro i prodotti statunitensi. Oltre 95mila persone hanno aderito al gruppo Facebook “Boicotta i prodotti americani” (“Boykot varer fra USA”), nato in risposta alle recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Il gruppo invita a evitare marchi simbolo degli Stati Uniti, dalle bevande come Coca-Cola ai prodotti alimentari come Heinz, fino ai servizi digitali come Netflix, Amazon, YouTube e altre piattaforme americane.
Secondo quanto riportato dall’emittente TV 2 Kosmopol, il gruppo registra fino a 500 nuove adesioni al giorno. Nei post, gli utenti danesi si scambiano consigli su alternative europee e nazionali, suggerendo di sostituire i servizi di streaming statunitensi con piattaforme locali come TV 2 Play, Drtv e Viaplay.
Le posizioni di Trump sulla Groenlandia sembrano aver generato un forte malcontento nel Paese. Un sondaggio citato dai media danesi indica che il 40% della popolazione considera possibile persino un’ipotetica invasione dell’isola, alimentando un clima di preoccupazione che si riflette anche nei consumi quotidiani. Le scelte d’acquisto stanno cambiando: meno Coca-Cola, Heinz e vini americani, più prodotti europei e locali.
Il fenomeno non riguarda solo la Danimarca. Anche in Canada si registra un crescente boicottaggio dei prodotti “Made in USA”, con un approccio ancora più strutturato. Oltre alla scelta individuale di evitare marchi statunitensi, sono state sviluppate applicazioni dedicate come “Maple Scan”, “Buy Canadian”, “Is This Canadian?” e “Shop Canadian App”, che permettono di verificare tramite codice a barre la provenienza dei prodotti acquistati.
Tra i promotori del boicottaggio danese, ricorda Rainews24, Bo Albertus racconta di aver rinunciato a vini americani, noci, salsa barbecue, patatine e servizi di streaming. L’uso di Facebook per coordinare il movimento viene definito “una scelta consapevole, un male necessario per raggiungere più persone”.
Secondo gli esperti, l’impatto economico del boicottaggio potrebbe essere significativo. Un professore di economia e management dell’Università della Danimarca meridionale osserva che mettere in discussione marchi fortemente legati all’identità americana può ridurne il valore percepito. Il settore più vulnerabile, secondo l’analisi, è quello digitale: un abbandono massiccio delle piattaforme statunitensi potrebbe generare conseguenze tangibili.
Il movimento danese, nato come reazione politica, si sta trasformando in un fenomeno sociale che coinvolge consumi, identità e scelte quotidiane, con un impatto che potrebbe estendersi oltre i confini nazionali.

