Il periodo natalizio è tradizionalmente associato a tavole imbandite, convivialità e momenti condivisi. Per molte persone rappresenta un tempo di leggerezza e ritrovo, ma per chi convive con un disturbo del comportamento alimentare può trasformarsi in una fase complessa, fatta di maggiore esposizione, stanchezza emotiva e timori legati al cibo. Le occasioni festive, in cui il cibo è protagonista, possono far riemergere paure profonde, tra cui quelle legate ai cosiddetti fear‑food: alimenti o categorie di alimenti che generano forte ansia e vengono evitati rigidamente.
“I fear‑food non sono nemici reali, ma simboli – spiega Giuseppe Magistrale, psicoterapeuta e co‑founder di Lilac‑Centro Dca ad Adnkronos – rappresentano ciò che il disturbo teme di più: la perdita di controllo, il giudizio, il cambiamento del corpo”. Da questa riflessione nasce la guida dedicata ai fear‑food realizzata da Lilac‑Centro Dca in collaborazione con la biologa nutrizionista Luna Pagnin: un percorso in sette step, più un esercizio finale, pensato non per prescrivere comportamenti, ma per offrire spunti utili a chi vive queste difficoltà.
Secondo Pagnin, “i fear‑food non si superano ignorandoli o forzandosi, ma imparando a restare accanto alle emozioni che suscitano. Non esistono soluzioni immediate: ciò che proponiamo sono piccoli passi per ritrovare sicurezza nel piatto e nel proprio corpo, senza giudizio”. La guida viene descritta come uno spazio di accompagnamento, non come un trattamento, e invita a riconoscere la natura personale e non lineare di ogni percorso. “Procedere con gentilezza verso sé stessi è fondamentale – aggiunge Magistrale – così come chiedere supporto professionale quando necessario”.
I sette step della guida per affrontare i “fear‑food”
La guida propone un percorso di consapevolezza articolato in sette passaggi, accompagnati da un esercizio finale. Gli step includono, tra gli altri:
Step 1) La tua lista dei ‘fear-food’
Potresti scrivere una lista dei cibi che ti fanno più paura, dal meno al più difficile. Come per esempio, pane bianco, pasta al pesto, pizza, croissant, gelato. Trattala come una to do list di libertà: ogni volta che affronti un cibo, metti una spunta e scrivi perché ti spaventa e come ti fa sentire.
Step 2) Abbinalo a un ‘safe-food’
Mangiare un ‘fear-food’ accanto a un cibo che fa sentire più sicuri può aiutare il corpo e la mente a rilassarsi. Per esempio pizza con le verdure preferite, biscotti con yogurt, pasta al pesto con una porzione di un alimento proteico come formaggio, pesce o carne. “L’obiettivo – aggiunge Magistrale di Lilac-Centro Dca – è cercare di normalizzare il cibo, non controllarlo. Bisogna ricordarsi che nessun alimento è proibito, è l’etichetta che gli diamo noi a renderlo tale”.
Step 3) Prepara il contesto giusto
Mangiare un ‘fear-food’ in un contesto accogliente potrebbe aiutarti a ridurre l’ansia. “Potresti scegliere un luogo dove ti senti al sicuro (casa, un bar tranquillo, con una persona di fiducia) – spiega Giuseppe Magistrale – e poi mangiare il ‘fear-food’ lentamente, ascoltando il gusto, il profumo, la consistenza, ma soprattutto restare presente.”
Step 4) La tua ‘fear-food’ routine. Prima di mangiare può essere utile ripetere una frase di forza come ‘sono pronta/o a fare spazio alla libertà’ o ‘ogni boccone difficile diventerà semplice se me ne do l’occasione’. Durante il pasto prova a notare il respiro e non il pensiero e dopo prova a dare spazio a una “decompressione gentile” come una passeggiata lenta, chiama una persona amica o ascolta una canzone preferita.
Step 5) Razionalizza con le affermazioni. Prova a scrivere una lista di frasi (o post-it) che ti aiutino a ricordare che il cibo non è pericolo, ma un compagno di vita, un bisogno primario, una soddisfazione insieme ad altre della vita.
Step 6) Affronta le paure con gentilezza. Quando la paura sale prova a respirare profondamente per 1 minuto e cerca i punti di appoggio (prova a sentire l’appoggio dei tuoi glutei, i piedi a terra, la schiena appoggiata). Ricorda che l’ansia raggiunge un picco e poi scende, non dura per sempre. “Se poi affrontare questa sfida da soli è troppo non significa aver fallito – specifica Magistrale – ma significa che si sta riconoscendo un proprio bisogno. Rispettare i propri limiti è un atto di cura. Chiedere supporto a un professionista può essere un modo potente per capirsi meglio e non sentirsi più soli”.
Step 7) Celebra ogni conquista. Ogni volta che affronti un ‘fear-food’ potrebbe essere utile tenere traccia di come ti ha fatto sentire prima, durante e dopo e far caso se la paura si è ridotta nel tempo. Esercizio finale. Utilizzando i precedenti step puoi provare a creare il tuo ‘diario della libertà’ con un semplice schema che riporti data, ‘fear-food’ ed emozione provata/frase di forza.

