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Ven. Gen 23rd, 2026

In Italia 4 milioni di famiglie mostrano segnali di deprivazione alimentare

Negli ultimi anni l’insicurezza alimentare in Italia ha registrato un aumento significativo. Nel 2024 quasi 3 milioni di famiglie, pari all’11% del totale, corrispondenti a circa 6 milioni di persone (9,9% della popolazione), non sono riuscite a garantire un’alimentazione sana e bilanciata. Il dato è in crescita rispetto all’8,4% del 2023. Complessivamente, oltre 4 milioni di famiglie mostrano segnali di deprivazione alimentare e quasi 3 milioni non riescono ad accedere con continuità a un pasto nutrizionalmente adeguato. Secondo quanto riportato da Ansa, si tratta di un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti.

Le famiglie più colpite

L’analisi condotta da Azione Contro la Fame, contenuta nell’Atlante e presentata ieri alla Camera dei Deputati, evidenzia che le famiglie maggiormente colpite sono quelle residenti nel Sud Italia, numerose, con almeno un componente straniero e con un basso livello di istruzione. Nel 2023, a fronte di un’incidenza media nazionale dell’8,8% di famiglie che non potevano permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni, nel Sud la quota saliva al 14,3%, superando il 10% anche nelle Isole e nel Centro.

Carrello della spesa e aumento dei prezzi

La vulnerabilità cresce ulteriormente tra le famiglie con tre o più figli minori (16,6%), tra quelle con almeno un componente straniero (14,7%) e tra i nuclei in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza media (11,4%). Particolarmente esposti risultano anche i giovani fino a 34 anni (10,8%). Il filo conduttore è di natura economica: bassi redditi, difficoltà a far fronte alle spese, arretrati e situazioni di bassa intensità lavorativa, spesso legate a contratti instabili e poco remunerativi. Sempre più diffuso il fenomeno della povertà lavorativa, che dimostra come anche chi è occupato possa trovarsi nell’impossibilità di accedere a un’alimentazione sana.

Focus sulle città metropolitane

Il report dedica un approfondimento alle città metropolitane, dove la povertà alimentare si concentra con maggiore intensità ma dove si sviluppano anche risposte più strutturate. In sette città – Milano, Roma, Torino, Bologna, Bari, Messina e Cagliari – è stata avviata una food policy, mentre altrove persistono modelli frammentati e prevalentemente assistenziali. Azione Contro la Fame propone di superare l’approccio emergenziale e di adottare una strategia strutturale basata sui diritti e sull’autonomia delle persone.

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