È allarme per gli allevamenti di carne bovina in Italia. Negli ultimi dieci anni hanno chiuso migliaia di stalle, con una riduzione significativa che ha colpito soprattutto le aziende di piccole dimensioni e quelle da latte miste. A denunciarlo è Serafino Cremonini, presidente di Assocarni, intervistato da Adnkronos, che sottolinea come i capi in stalla siano diminuiti meno rispetto al numero di aziende grazie alla concentrazione in allevamenti più grandi.
Dipendenza dall’estero e nuovi equilibri globali
I produttori italiani di carne bovina guardano con preoccupazione al calo della produzione nazionale, in un contesto in cui l’Italia resta fortemente dipendente dalle importazioni. Paesi emergenti come la Cina hanno aumentato sensibilmente i consumi di carne bovina, alterando gli equilibri mondiali e diventando concorrenti diretti dell’Europa. I principali fornitori esteri, soprattutto dal Sudamerica, trovano oggi alternative all’export verso il nostro continente, rendendo ancora più urgente la tutela della filiera bovina italiana.
Autosufficienza e risorse europee
Secondo Cremonini, la carne prodotta dagli allevatori italiani copre poco più di un terzo del fabbisogno nazionale, mentre il resto arriva da Europa e paesi extra Ue. Da qui l’appello a implementare il tasso di autosufficienza e a difendere le risorse destinate all’agricoltura europea, minacciate dalla prevista riduzione dei contributi Pac nei prossimi anni.
Consumi stabili, produzione in calo
Non preoccupa invece la riduzione dei consumi di carne, che negli ultimi trent’anni si è assestata su una flessione contenuta e oggi appare stabilizzata. “Abbiamo più problemi a produrre che a consumare” osserva Cremonini, ricordando come il numero di bovini allevati in Italia sia passato da oltre otto milioni a meno di sei milioni. Un dato che conferma la necessità di strategie concrete per sostenere il comparto e garantire il futuro della filiera.

