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Sab. Gen 17th, 2026

Città d’arte sì, ma con budget ridotto: ristoranti e vini i primi sacrificati dai turisti

La nuova indagine curata da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente di Aite – Associazione italiana turismo enogastronomico, fotografa un autunno-inverno di viaggi con il freno tirato. Il 62% degli italiani considera l’aumento dei costi di viaggio una limitazione e il 56% dichiara di avere meno potere d’acquisto a causa dell’inflazione.

Di fronte a budget ridotti, i turisti italiani scelgono di rinunciare alle spese extra: il 21% è pronto a sacrificare la ristorazione e il 15% a ridurre la spesa per i vini.

Ristoranti e vini i primi sacrificati

La voglia di viaggiare alla scoperta di cibo, vino e specialità locali resta forte, ma i rincari stanno già pesando sui ponti di stagione e sulle esperienze programmate per dicembre.

Il punto critico riguarda proprio la ristorazione: sommando i locali di fascia standard e premium (13%) agli stellati e fine dining (8%), emerge che oltre un quinto dei turisti rinuncerà a queste esperienze. Parallelamente, il 15% inizierà a risparmiare alleggerendo il conto dei vini, segnale di una selettività crescente nelle scelte enogastronomiche.

Viaggi più brevi e selettivi

La ricerca evidenzia che la spesa destinata ai viaggi viene ridotta anche nella durata:

  • 45% degli intervistati farà uscite di 2-3 giorni,
  • 33% di 4-7 giorni,
  • solo il 6% si limiterà a un giorno senza pernottamento,
  • un altro 6% non viaggerà affatto.

In totale, l’88% trascorrerà almeno una notte fuori casa, in hotel o b&b privati.

Fattori che frenano la voglia di partire

Oltre ai rincari, pesano altri elementi:

  • eventi meteorologici estremi (47%),
  • overtourism e sovraffollamento (42%),
  • scioperi e tensioni geopolitiche (41%).

Solo il 26% dichiara di avere un budget maggiore rispetto al passato.

Le destinazioni più scelte

Le città d’arte restano la meta preferita (63%), seguite da:

  • mare (35%),
  • montagna (33%),
  • aree rurali e borghi (25%, con picchi al 31% nel Centro Italia).

La domanda culturale resta trainante, ma cresce l’interesse per destinazioni a bassa densità turistica, soprattutto tra i viaggiatori con profili culturali più evoluti.

Enogastronomia protagonista, ma sotto pressione

Nonostante i tagli, l’enogastronomia rimane centrale:

  • 52% farà esperienze di degustazione al ristorante,
  • 40% visiterà cantine,
  • 38% parteciperà a eventi enogastronomici,
  • 27% si dedicherà a frantoi o aziende olivicole,
  • la stessa quota sceglierà formule rigeneranti tra SPA e sapori.

Le esperienze attive come trekking tra vigneti e mountain bike sono più diffuse tra i 25-44 anni, mentre le fasce mature prediligono degustazioni e percorsi culturali.

Il quadro mostra una domanda ancora vivace, ma molto più selettiva nelle scelte di spesa. Per gli operatori dell’enogastronomia sarà fondamentale mantenere accessibilità e trasparenza sui prezzi, valorizzando al contempo la qualità e l’identità territoriale”, commenta Garibaldi.

La ricerca evidenzia tre direttrici principali:

  • Polarizzazione economica: giovani e redditi alti aumentano il budget, famiglie e fasce medie lo riducono.
  • Ricerca di autenticità a bassa densità: borghi e campagne diventano più attrattivi.
  • Evoluzione dell’esperienza enogastronomica: il cibo non è più solo consumo, ma pratica immersiva che intreccia paesaggi, cultura e narrazioni.

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