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Gio. Gen 15th, 2026

Stati Generali della pasta e grano duro: 1 piatto di pasta su 4 nel mondo è Made in Italy

È tornato a Roma il World Durum and Pasta Forum, appuntamento centrale per l’intera filiera globale del grano duro, che ha riunito i pastai italiani, esperti internazionali, rappresentanti del mondo agricolo e stakeholder di settore per analizzare le prospettive future, i trend globali, la qualità delle materie prime e le strategie necessarie ad affrontare le sfide dei prossimi anni. L’edizione 2025 ha confermato ancora una volta la leadership mondiale dell’Italia nella produzione e nell’export di pasta. Secondo i dati di Unione Italiana Food, la produzione nazionale ha registrato nel 2024 un incremento del 5% raggiungendo quota 4,2 milioni di tonnellate, con un export in costante crescita: 6 piatti su 10 prodotti nel nostro Paese (58%) vengono consumati all’estero, con un aumento a volume del 9,1% su base annua. Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food, ha sottolineato come lo scenario globale, segnato da nuove dinamiche geopolitiche ed economiche, impatti sull’intera filiera agroalimentare. “A questa incertezza stiamo rispondendo rafforzando ulteriormente l’impegno per garantire un approvvigionamento di grano duro sempre più di qualità e sostenibile, valorizzando la collaborazione con il mondo agricolo italiano e promuovendo modelli di filiera innovativi capaci di rispondere alle sfide globali”.

In un contesto mondiale in cui la produzione di pasta è raddoppiata negli ultimi 20 anni, raggiungendo i 14 milioni di tonnellate, quasi un piatto di pasta su quattro consumati nel mondo nasce oggi in un pastificio italiano. L’eccellenza produttiva, riconosciuta a livello globale, è il risultato di secoli di esperienza e di una costante ricerca delle migliori varietà di grano duro. Il forum internazionale, alla sua seconda edizione, ha riunito oltre 200 attori della filiera tra produttori, mugnai, analisti, rappresentanti istituzionali e agricoli per fare il punto su priorità strategiche, politiche di approvvigionamento e obiettivi futuri. Con oltre 4 milioni di tonnellate prodotte nel 2024 (+5% rispetto all’anno precedente), un export che raggiunge più di 200 Paesi e un fatturato complessivo di 8,7 miliardi di euro, l’industria della pasta italiana rappresenta un asset strategico dell’agroalimentare nazionale. Tutto ciò avviene in uno scenario complesso, caratterizzato da dazi all’export negli Stati Uniti, inflazione, guerre, aumento dei costi delle materie prime e impatti del cambiamento climatico sui raccolti.

Il tema dell’approvvigionamento del grano duro è stato centrale nei lavori del Forum. L’Italia, leader mondiale nella produzione e nel consumo di pasta, necessita ogni anno di circa 6 milioni di tonnellate di grano duro, pari a un sesto della produzione globale. Tuttavia, la produzione nazionale di 4,3 milioni di tonnellate nel 2024 – interamente destinata all’industria italiana – non è sufficiente a coprire il fabbisogno. La restante parte viene importata selezionando le migliori varietà disponibili. Come spiegato da Margherita Mastromauro, la cosiddetta “legge di purezza” del 1967 impone ai pastai italiani di produrre pasta di qualità, una responsabilità accettata con orgoglio per garantire ai consumatori di tutto il mondo un prodotto sempre buono e sicuro. Il grano duro, cereale prezioso e sensibile alle condizioni climatiche, può variare nelle caratteristiche di anno in anno. Per questo i pastai italiani selezionano, combinano e miscelano i grani migliori, proprio come un pittore mescola i colori o un musicista compone una sinfonia. Eventi come il World Durum and Pasta Forum rappresentano dunque momenti fondamentali di confronto e collaborazione per assicurare competitività, qualità e futuro al comparto.

A sostegno della filiera, Unione Italiana Food ha ribadito il proprio impegno verso l’agricoltura italiana attraverso la sinergia con Confagricoltura e la creazione di UniEat, un patto di filiera che coinvolge agricoltori, stoccatori, industria sementiera e mugnai. Grazie anche alla collaborazione con l’Università della Tuscia, l’accordo ha permesso di aumentare la disponibilità di grano italiano di qualità e sostenibile, promuovendo contratti di coltivazione, evoluzione tecnologica e mappature quali-quantitative degli areali di produzione su tutto il territorio nazionale. Margherita Mastromauro ha sottolineato che la pasta rappresenta non solo un patrimonio culturale ed economico, ma anche un modello di innovazione e sostenibilità. Dal 1967, nonostante la superficie agricola destinata al grano duro sia rimasta pressoché invariata (1,2-1,4 milioni di ettari), le rese dei campi italiani sono triplicate. La produzione di pasta è aumentata di sei volte negli ultimi 80 anni e l’export è passato dal 5% del 1955 al 58% nel 2024. Il progetto UniEat guarda al lungo termine per rendere la filiera grano-pasta italiana ancora più virtuosa, innovativa e competitiva, creando un modello replicabile anche per altre materie prime strategiche dell’agroalimentare italiano.


World Durum and Pasta Forum: Italian pasta production keeps growing, one in four dishes worldwide is Made in Italy

The World Durum and Pasta Forum returned to Rome, bringing together Italian pasta makers, international experts, agricultural stakeholders, and global supply chain representatives to discuss future strategies, global trends, quality standards, and the challenges ahead. According to Unione Italiana Food, Italian pasta production grew by 5% in 2024, reaching 4.2 million tonnes. Exports remain a driving force, with 58% of Italian pasta consumed abroad, representing a 9.1% year-on-year growth. Margherita Mastromauro, President of the Italian Pasta Makers Association, highlighted the impact of the global geopolitical and economic context on the sector, stressing the importance of strengthening supply chain sustainability and fostering closer collaboration with the Italian agricultural sector.

In a world where pasta production has doubled in the past 20 years, reaching 14 million tonnes, nearly one in four pasta dishes consumed globally is now made in Italy. This leadership is the result of centuries of expertise and a commitment to sourcing the best durum wheat. The second edition of the forum brought together over 200 industry players, including pasta producers, millers, market analysts, and institutional representatives, to define future priorities and address supply chain needs. In 2024, Italian pasta production exceeded 4 million tonnes (+5% vs. 2023), with exports reaching over 200 countries and total revenue of €8.7 billion. Despite challenges such as US trade tariffs, inflation, geopolitical conflicts, rising raw material costs, and climate change, the Italian pasta industry remains a cornerstone of the national agri-food sector.

Durum wheat supply was a key focus of the forum. Italy, as the global leader in pasta production and consumption, requires around 6 million tonnes of durum wheat annually, representing one-sixth of global production. Domestic output of 4.3 million tonnes in 2024 – entirely purchased by Italian producers – is not enough to meet demand, prompting imports of the best wheat varieties from abroad. According to Mastromauro, the 1967 “purity law” obliges Italian pasta makers to guarantee high-quality pasta, a responsibility they proudly embrace. Durum wheat, a rare and valuable cereal, varies in quality based on climatic conditions. Italian producers carefully blend different varieties to ensure consistent quality, much like a painter mixes colors. Events like the World Durum and Pasta Forum are essential platforms for collaboration and innovation, ensuring the industry’s competitiveness and future.

Unione Italiana Food reaffirmed its commitment to supporting Italian agriculture through a partnership with Confagricoltura, creating UniEat, a supply chain agreement involving farmers, seed companies, and millers. Collaboration with the University of Tuscia has increased the availability of sustainable, high-quality Italian durum wheat, promoting cultivation contracts and technological innovation. Mastromauro emphasized that pasta is not just a cultural and economic symbol but also a model of sustainability and innovation. Since 1967, despite the cultivation area remaining stable (1.2–1.4 million hectares), yields have tripled. Pasta production has increased sixfold in 80 years, and exports have grown from 5% in 1955 to 58% in 2024. The UniEat project aims to make the durum wheat supply chain more sustainable and competitive, creating a replicable model for other key agri-food sectors in Italy.

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