Cambio storico nella tutela della principale denominazione rossa del Veneto. Dopo oltre vent’anni, la Camera di Commercio di Verona ha trasferito al Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella la titolarità dei marchi collettivi e di certificazione legati ai grandi vini della denominazione: “Amarone”, “Amarone della Valpolicella”, “Recioto della Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso” e “Valpolicella”. L’accordo di cessione, siglato con atto notarile e ufficializzato nel corso di una conferenza stampa presso la Prefettura di Verona, unisce finalmente la gestione delle denominazioni di origine – già in capo ai Consorzi su autorizzazione ministeriale – a quella dei marchi collettivi e di certificazione, strumenti essenziali per la tutela in Italia e sui mercati internazionali, soprattutto extra UE.
Il trasferimento riguarda anche i marchi d’impresa “Vino di Ripasso” e “Ripasso”, oltre al marchio collettivo e di certificazione “Recioto”, quest’ultimo condiviso con la Camera di Commercio di Vicenza, che ne detiene il 50%.
Una collaborazione ventennale al servizio della denominazione
“Dal 2004, su richiesta dell’allora governance del Consorzio, abbiamo sostenuto l’attività di tutela della denominazione registrando i marchi collettivi nelle principali destinazioni dei grandi Rossi della Valpolicella” ha dichiarato Carlo De Paoli, componente di giunta della Camera di Commercio di Verona. “Questa funzione, parte delle prerogative camerali, ha dato vita a un’alleanza che in oltre vent’anni ha contribuito a salvaguardare identità e autenticità dei vini tutelati. Oggi, di fronte a una crescente esigenza di sorveglianza e difesa, abbiamo deciso di trasferire i marchi collettivi al Consorzio, garantendogli un’azione più diretta, strategica e incisiva”.
Marchesini: “Tutela più efficace e azioni legali in aumento”
Per il presidente del Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella, Christian Marchesini, si tratta di un passaggio fondamentale: “La titolarità dei marchi collettivi ci consentirà di essere ancora più efficaci nella difesa della denominazione. Dal 2018 a oggi abbiamo destinato oltre 1,2 milioni di euro per contrastare contraffazioni, usi impropri dei nomi e fenomeni di Italian sounding, sia in Italia che all’estero. Sono state avviate complessivamente 176 vertenze tra cause concluse e in corso. Tra i casi risolti con successo, ricordiamo quelli contro i marchi svedesi ‘Casa Marrone’ e ‘Casa Marrone Appassimento’, oltre a ‘Passorone’ e ‘Ronepasso’, che hanno portato al Consorzio circa 1 milione di euro in transazioni, somma che sarà reinvestita in promozione”.
Amarone il vino più imitato: 20 casi solo nel 2024
Secondo i dati del Consorzio, l’Amarone è il vino più colpito da tentativi di imitazione, con 20 casi registrati solo nel 2024. L’attività di sorveglianza, condotta con cadenza mensile, ha permesso di bloccare registrazioni e ritirare dal mercato numerosi prodotti contraffatti in tutto il mondo. In Cina, ad esempio, sono stati fermati marchi come “A Ma Luo Ni” e “Annamarone”, mentre in Brasile è stato impedito l’uso di “Emporio Amarone”. In Italia, tra i nomi vietati figurano “Amaronauta”, “San Vincenzo dell’Amarone”, “Sumarone”, “La Marone” e “Primarone”. In Francia sono stati fermati “Gran Marone” e “Granmarone”, negli Stati Uniti “Amarina” e “Calpolicella”. Anche “Valpolicella Riposto” in Norvegia e “Shiraz Metode Ripasso” in Australia sono stati bloccati.
Verso una tutela globale in 41 Paesi
Tra i prossimi passi previsti entro la fine del 2025, il Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella provvederà alla trascrizione della cessione dei marchi e all’intestazione ufficiale della titolarità nei registri internazionali. L’operazione interesserà 41 Paesi, di cui 27 all’interno dell’Unione Europea e 14 extra UE, tra cui Canada, Australia, Cina, Stati Uniti, Sudafrica, Argentina, Giappone e Nuova Zelanda.

