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Gio. Gen 15th, 2026

Sostenibilità e qualità al centro del futuro della filiera agroalimentare

agricoltura bio natura agricoltore campo campagna - foto credit Foodaffairs.it
foto credit Foodaffairs.it

Impatto ambientale, qualità dei prodotti e condizioni socio-economiche sono i tre pilastri al centro del dibattito sulla sostenibilità nell’agroalimentare italiano. Questi i temi emersi durante Food Social Impact, l’evento annuale organizzato dal Gruppo Food, che ha riunito esperti di industria e retail per confrontarsi sulle sfide e le opportunità del comparto.

Un settore fiducioso nella riduzione dell’impronta ambientale

Secondo un sondaggio condotto dal Gruppo Food sulla sua business community, composta da oltre 18.500 imprese del settore alimentare e della grande distribuzione, più dell’84% dei rispondenti ritiene praticabile ridurre significativamente l’impronta ambientale nei prossimi cinque anni. La ricerca, presentata durante l’evento “True food cost accounting: misurare l’impatto per governare il cambiamento nella filiera agroalimentare”, ha messo in evidenza un cauto ottimismo tra gli operatori, pur riconoscendo la complessità del percorso.

L’indice di impatto socio-ambientale

Durante l’evento è stato presentato l’Indice di Impatto Socio-ambientale della Filiera Agroalimentare (ISFA), realizzato da Up2You, società benefit e B Corp specializzata in soluzioni di sostenibilità, e commissionato dal Gruppo Food. L’ISFA è il primo indicatore pensato per misurare e valorizzare i costi nascosti dei prodotti alimentari, non rilevati dalla contabilità tradizionale. L’obiettivo è fornire strumenti chiari e completi per orientare la filiera verso modelli più resilienti, equi e rispettosi della biodiversità.

“Ogni alimento ha un prezzo reale più alto di quello pagato alla cassa. La differenza oggi la sostiene la collettività e, in parte, la pagheranno le generazioni future. Rendere visibili questi costi nascosti significa offrire al settore agroalimentare e alla politica strumenti per trasformare un problema in opportunità”, ha dichiarato Alessandro Broglia, Chief Sustainability Officer di Up2You.

I fattori ambientali più critici

Dallo studio emerge che i maggiori impatti ambientali non inclusi nei prezzi reali sono il consumo di energia (53%) e di acqua (42%), seguiti dalle emissioni di gas serra (35%) e dalla gestione dei rifiuti (27%). L’uso del suolo è considerato meno rilevante (7%). La produzione animale risulta la più impattante: “carne e salumi” viene indicata dal 93% del campione, seguita da surgelati (40%) e latticini (24%).

Qualità nutrizionale e costi sanitari

La qualità nutrizionale è riconosciuta come responsabilità primaria dell’agroalimentare italiano. Secondo gli esperti, la “vera qualità” si costruisce soprattutto a monte della filiera: produzione agricola e allevamento (78%) e trasformazione industriale (56%) sono considerati determinanti, più della distribuzione e del consumo finale. Alcuni settori, come carne e salumi (64%) e ortofrutta (40%), hanno ampi margini di miglioramento anche nella riduzione dei rischi sanitari.

Il sondaggio ha inoltre analizzato i costi sanitari derivanti da diete squilibrate, come obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Il 64% degli intervistati ritiene che questi oneri dovrebbero essere inclusi nei prezzi dei prodotti, a conferma di una sensibilità crescente verso l’impatto sociale e sanitario del cibo.

Condizioni socio-economiche e criticità della filiera

Il fattore umano resta centrale: condizioni di lavoro precarie e sfruttamento (62%), scarsa redditività per i produttori agricoli (53%) e disuguaglianze nell’accesso a cibo sano e nutriente (42%) emergono come i costi nascosti più significativi. Ancora una volta, carne e salumi (71,1%) e ortofrutta (68,9%) sono percepiti come le filiere con maggiori criticità sociali in Italia ed Europa.

Finanza e imprese per la transizione sostenibile

Nel corso dell’evento si è discusso anche del ruolo delle banche nel supportare la transizione. BNL BNP Paribas ha presentato il proprio impegno per accompagnare le imprese verso modelli di crescita sostenibile, attraverso strumenti di credito, framework di valutazione e supporto tecnico.

Mariaelena Gasparroni, responsabile Corporate Banking di BNL BNP Paribas, ha spiegato: “Il successo della transizione dipenderà dalla capacità delle imprese di integrare la sostenibilità nel modello di business. La responsabilità ambientale non è più un’opzione, ma un imperativo per la crescita e l’accesso ai mercati”.

Alessio Ancillao, a capo del Green Desk BNL BNP Paribas, ha aggiunto: “Il 91% delle imprese italiane è già impegnato nella riduzione delle emissioni di gas serra e il 92% ha sperimentato gli effetti del cambiamento climatico negli ultimi tre anni. Nel settore agroalimentare cresce la consapevolezza della dipendenza dalla biodiversità e della necessità di una corretta gestione delle risorse idriche. Le banche devono diventare fattori abilitanti di questa trasformazione”.

Packaging e transizione energetica

La sessione dedicata all’ambiente ha acceso i riflettori sulle innovazioni di packaging e transizione energetica. Davide Forlini, Marketing Manager Italy & South-East Europe di SIG, ha dichiarato: “Il packaging è un elemento strategico per ridurre l’impatto ambientale. Le confezioni in cartone minimizzano l’impronta di CO₂ e garantiscono lunga shelf-life senza necessità di refrigerazione. Con SIG Terra Alu-free + Full barrier abbiamo eliminato lo strato di alluminio, mantenendo protezione e durata, ma riducendo ulteriormente le emissioni”.

Anche la transizione energetica è al centro delle strategie. Fabio Tentori, CEO di Geoside, ha affermato: “Trasformare l’efficienza energetica in un motore di crescita e innovazione è la nostra missione. Un impianto fotovoltaico ben dimensionato può coprire dal 30% al 70% del fabbisogno energetico, con risparmi fino a 200 euro per MWh autoconsumato. La sostenibilità non è un costo, ma un vantaggio competitivo per guardare al futuro con fiducia”.

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